GameStop: nerd contro hedge fund, tra ‘short squeeze’ e Elon Musk
FR | SPIEGA: Da inizio anno il valore di GameStop è più che decuplicato. Come mai, e cosa significa per gli investitori?
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Uno degli aspetti più controversi della vicenda GameStop è legato al fenomeno dello short selling, in italiano vendita allo scoperto. Vale a dire la pratica in uso presso gli operatori sia professionali che retail di vendere sul mercato titoli presi a prestito da un soggetto terzo, tipicamente un intermediario, per poi riacquistarli in futuro (possibilmente ad un prezzo più basso rispetto a quello di vendita) con l’ottica di restituirli al prestatore e lucrarne così la differenza.
È una pratica in uso da tantissimi anni e regolamentata dalle principali authority di vigilanza, come in Italia la Consob, eppure finita nel mirino dei ribelli del forum WallStreetBets che nella narrazione mediatica che ha seguito gli eventi si sono scagliati contro i “pesci grossi” della finanza americana, colpevoli, a loro avviso, di scommettere al ribasso attraverso lo short selling su aziende ‘decotte’ con business obsoleti o fuori moda.
È davvero così? All’apparenza, una strategia di investimento disegnata per generare valore quando le aziende hanno un calo potrebbe non sembrare molto responsabile ma, come spesso accade, la realtà è più complessa.
“La vendita allo scoperto non mina direttamente la salute di una società più di quanto l’acquisto delle sue azioni migliori i suoi fondamentali. Le aziende non vengono private di fondi quando gli investitori vendono azioni, né diventano finanziariamente più forti quando gli investitori comprano azioni sui mercati quotati. Le questioni etiche sorgono quando gli investitori fanno ulteriori passi per influenzare la salute finanziaria e il valore delle aziende dopo aver comprato o venduto azioni”, spiega Duncan Lamont, CFA, capo della ricerca di Schroders. “Per valutare l’etica dello short selling – dice l’esperto della casa d’investimenti –, dobbiamo considerare le azioni dei diversi venditori allo scoperto piuttosto che le vendite allo scoperto come principio. In generale, queste azioni riflettono diverse motivazioni”.
Per Lamont ci sono almeno quattro ragioni per cui lo short selling non va condannato come una pratica deplorevole “tout-court”.
Stock picking. Gli investitori tradizionali – tipicamente i fondi comuni long-only – cercano di individuare le azioni sottovalutate, nella speranza che il loro valore in futuro si allineerà alle stime. Se non trovano interessante una data azienda, possono detenere una posizione minore rispetto al benchmark (un ‘sottopeso’) o possono decidere di non detenerla.
L’attività di un hedge fund speculativo non è diversa, ma cerca le aziende sopravvalutate o quelle con problemi strutturali che non sono totalmente riflessi nei prezzi. Adottare uno short su queste aziende è un modo diretto di posizionarsi in vista delll’atteso calo del valore verso un livello più ragionevole, rispetto a quanto sarebbe possibile in un portafoglio long-only. “Questa attività può aiutare a bilanciare i prezzi sul mercato, contribuendo alla sua efficienza più in generale”, sostiene Lamont.
Gli shorter attivisti. Per il fund manager di Schroders questa è una categoria di investitori con un approccio ancora più aggressivo. Piuttosto che assumere che il mercato valuterà le aziende in modo equo, cercano di forzare la questione, spesso rendendo il più possibile note le ragioni per cui credono che una società sia sopravvalutata. Generando una copertura negativa possono forzare il prezzo delle azioni verso il basso, il che può influenzare i termini che un’azienda può ottenere dai suoi creditori.
In Italia il caso Bio-On finito nel mirino del fondo attivista Quintessential Capital Management nel 2019 è un esempio eclatante di questo approccio. “Da un certo punto di vista, tale approccio può essere lodevole. Le analisi condotte possono portare alla luce questioni sottovalutate e il renderle pubbliche può forzare il management ad affrontarle”, dice Lamont.
Rimane il pericolo che qualcuno possa diffondere voci infondate e negative sulla stampa, realizzando guadagni, spingendo aziende altrimenti sane in difficoltà finanziarie. Quando e se queste aziende riescono a dimostrare che le accuse sono false, lo short seller potrebbe essere già andato via da tempo, avendo ormai registrato un profitto sul suo trade.
“Queste preoccupazioni sono parallele a quelle che riguardano gli investitori che adottano posizioni lunghe per poi tentare di aumentarne il valore diffondendo idee infondate su notizie positive in arrivo”, prosegue l’esperto, che aggiunge: “Questo punto è spesso sottovalutato – non c’è nulla di filosoficamente diverso tra spingere artificialmente un titolo su cui si ha una posizione lunga e uno su cui si ha una posizione corta. Sono due facce della stessa medaglia e nessuna è migliore o peggiore dell’altra da un punto di vista etico”.
La gestione del rischio. Ci sono investitori che usano lo short selling per controllare il rischio nei loro portafogli ed esprimere il loro punto di vista su determinati titoli nel modo più puro possibile. “Ammettiamo che un investitore voglia esprimere una view positiva su un particolare titolo rispetto al mercato. Un modo per farlo sarebbe quello di comprare il titolo. Tuttavia, poi, se il mercato scende, anche il valore di quel titolo potrebbe diminuire. Un modo alternativo per evitare questo effetto è quello di acquistare l’azione e allo stesso tempo adottare una posizione di short sull’intero mercato. Lo shorting permette un’espressione più pulita di un punto di vista su un particolare titolo o settore, riducendo anche la volatilità e il rischio di perdita. L’approccio non influisce sulla salute delle singole società, è tipicamente di basso profilo e non solleva, a nostro avviso, preoccupazioni etiche”.
Il trend follower emotivamente distaccato. Il trend follower cerca di trarre profitto dalle tendenze dei mercati, comprando quando i mercati salgono e vendendo allo scoperto quando scendono. Il gestore spiega: “Queste strategie sono normalmente di natura altamente quantitativa e sistematica, alimentate da potenti algoritmi informatici. La loro natura emotivamente distaccata significa che non possono essere accusate di tentare di far scendere i prezzi. Si tratta solo di matematica”.
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