Per indirizzare risorse verso società e progetti meno liquidi “sono necessarie soluzioni a struttura chiusa, che possono costituire fino al 10% del portafoglio di una clientela evoluta”. Parla il responsabile marketing e sviluppo commerciale della Sgr di Intesa Sanpaolo
Massimo Mazzini,responsabile marketing e sviluppo commerciale di Eurizon
Per ricercare rendimenti interessanti è importante guardare al di là delle asset class tradizionali, discorso che vale in particolare per la clientela private: se si dispone di un patrimonio ingente è più facile assumere un certo livello di rischio di liquidità per puntare al rendimento. Eurizon sta puntando sugli Eltif, i fondi chiusi europei, con il lancio dell’Eurizon Italian Fund Eltif a inizio febbraio.
Da anni si parla di gettare un ponte tra economia reale e risparmio privato, così da ridurre la dipendenza del settore produttivo italiano dalle banche. Nei prossimi anni gli investimenti in economia reale (private equity, private debt, real estate ecc.) troveranno maggior spazio nei portafogli degli investitori grazie a questi strumenti?
Sono convinto che gli Eltif siano gli strumenti giusti per andare in questa direzione. Le aziende ammissibili sono sia quelle non quotate sia le società quotate con capitalizzazione inferiore ai 500 milioni, questo permette di investire anche in titoli dell’AIM e dell’MTA. Oggi in Italia abbiamo circa 20 miliardi di capitalizzazione con oltre 200 aziende che hanno una capitalizzazione intorno ai 100 milioni di euro, aziende che si sono affacciate al mercato ma hanno bisogno di capitali per poter crescere, per fare innovazione di processo, di prodotto e aprirsi ai mercati internazionali.
Davvero gli Eltif consentono di combinare le caratteristiche dei mercati privati con le esigenze personali delle famiglie italiane? Possono permettere agli investitori retail di accedere ad asset class tradizionalmente riservate alla sola clientela professionale, oppure tra orizzonti temporali di lungo termine, soglie di ingresso e profili di rischio più elevati il prodotto rimane soprattutto appannaggio dei clienti private e wealth?
Gli Eltif sono fondi alternativi e in quanto tali si rivolgono a una clientela evoluta, con una buona preparazione finanziaria e un’elevata capacità patrimoniale che possano utilizzali come strumento per diversificare i propri investimenti. Essendo l’Eltif un fondo chiuso e complesso come regola generale dev’essere considerato uno strumento di diversificazione e quindi tendenzialmente non è opportuno investire in esso più del 10% del portafoglio.
Qual è la strategia di investimento dell’Eurizon Italian Fund Eltif? Avete già individuato le asset class e le aziende target in cui state investendo/investirete? Quali sono e in che settori operano?
La strategia di investimento si concentra in particolare su titoli con capitalizzazione sotto i 500 milioni, privilegiando le aziende quotate sull’AIM e/o negli altri mercati regolamentati delle PMI. Un’attenzione particolare è data alle Ipo di società che entrano nell’Aim che hanno le caratteristiche tipiche per essere inserite in un prodotto chiuso, quindi si tratta di società caratterizzate da una limitata liquidità e minori informazioni disponibili perché spesso non coperte dalla ricerca tradizionale. Grazie alle competenze sviluppate storicamente in Eurizon su questi segmenti di mercato l’obiettivo del team di gestione è selezionare attivi interessanti a prezzi validi, per investire con un’ottica di lungo periodo nelle società e accompagnarle nel loro percorso di crescita.
Da indiscrezioni di stampa risulta che il governo starebbe studiando detrazioni fiscali fino al 30% di quanto investito per questi strumenti. Agire sulla leva fiscale può essere una misura efficace per favorirne la diffusione, così come lo è stata a suo tempo con i Pir?
Assolutamente sì, l’introduzione del beneficio fiscale è auspicabile in quanto risulterebbe un importante supporto alla diffusione di uno strumento che a sua volta va nella direzione voluta dal Governo di sostenere e favorire lo sviluppo dell’economia reale.
Cosa cambia per chi investe in Eltif nel confronto con altri strumenti votati all’economia reale, come Pir e mini-bond? Sono strumenti simili o i punti in comune sono ridotti? Gli Eltif hanno maggiori possibilità di canalizzare risorse verso le Pmi?
Gli Eltif possono essere considerati degli strumenti complementari ai Pir perché si indirizzano su segmenti di mercato su cui i fondi aperti come i Pir hanno più difficoltà a investire. Grazie ai Pir, infatti, è stato creato un canale alternativo al finanziamento bancario che ha stimolato in particolare il segmento delle aziende di media dimensione. D’altro canto le imprese di piccola dimensione, che caratterizzano buona parte del sistema industriale italiano, incontrano maggiori difficoltà nell’ottenere finanziamenti stabili che possano supportare l’implementazione dei loro piani di sviluppo su orizzonti di lungo periodo. Per indirizzare le risorse verso società e progetti caratterizzati da una minore liquidità è necessario avvalersi di soluzioni a struttura chiusa come gli Eltif.
Un mercato appena nato in Italia, che ad aprile ha visto nascere due prodotti: il fondo di direct private equity Unigestion Direct II e Systema.Credit Fund, lanciato da Confidi Systema! insieme a Prader Bank e BorsadelCredito.it
Pir ed Eltif rappresentano “un grande passo in avanti nel veicolare il risparmio, privato e istituzionale, verso le piccole e medie imprese” afferma Sergio Zocchi, Ceo di October Italia
In un contesto economico caratterizzato dalla fine del ciclo e da una maggiore volatilità del mercato, gli investitori istituzionali stanno riorganizzando i loro asset rischiosi aprendosi ai mercati privati
Iscriviti per ricevere gratis il magazine FocusRisparmio