Usa, la Fed vede nero e pensa a nuove misure
Il Fomc è pessimista sulle prospettive dell’economia Usa. E striglia il Congresso. Borse giù, dollaro in altalena
3 min
Una ripartenza stentata e troppi rischi ancora all’orizzonte. L’allarme per la ripresa arrivato nella serata di ieri dagli Usa, si ripete dopo neppure 24 ore al di qual dell’Atlantico. Dopo la Fed, è infatti la Bce a pubblicare i verbali della riunione di politica monetaria dello scorso luglio e le parole sembrano, almeno nella sostanza, ricalcare quelle del Fomc: il peggio è alle spalle, ma in Europa la strada del ritorno alla normalità è ancora tutta in salita.
Dopo un “drastico crollo” della crescita nelle prime settimane del secondo trimestre a causa dell’emergenza coronavirus, “la ripresa nell’Eurozona, resta disomogenea e parziale”, si legge nei verbali dell’ultima riunione di politica monetaria, in cui viene spiegato che “parallelamente al contenimento in atto del virus e all’allentamento delle misure di lockdown, si sono registrati segnali di una prima ripresa dei consumi, mentre in alcuni Paesi si è avuto un significativo rimbalzo della produzione industriale”. Ma per l’Eurotower, come per la Fed, sono tanti i fattori che pesano su una ripresa completa, e fra tutti spicca in particolare “un ritorno dei contagi da Covid”.
Non solo: i funzionari di Francoforte, pur mostrando sollievo per il fatto che l’Unione abbia evitato una flessione ancora più profonda, mettono anche in guardia rispetto alle possibili turbolenze che potrebbero verificarsi quando i governi inizieranno a ridurre le politiche volte a sostenere le imprese e i lavoratori.
Quanto alle Borse, nei verbali si evidenzia che “sebbene le condizioni dei mercati finanziari abbiano continuato a normalizzarsi dalla riunione di politica monetaria di giugno, restano più rigide e fragili rispetto al periodo prima della pandemia, ed una certa frammentazione nei mercati è ancora evidente”. “È stato inoltre avvertito – prosegue l’analisi – che i recenti sviluppi positivi del mercato non sono stati pienamente supportati da dati economici e potrebbero essere basati su aspettative eccessivamente ottimistiche sul pacchetto di recupero del Consiglio europeo e sui progressi nello sviluppo di un vaccino”.
Insomma, un ottimismo eccessivo “andato di pari passo con l’aumento dei casi di coronavirus negli Stati Uniti e in molte economie di mercato emergenti, sollevando i timori di una più ampia ricaduta nel contenere la diffusione del virus”. Questa divergenza tra l’evoluzione della pandemia e gli sviluppi nei mercati finanziari, “insieme all’elevata incertezza circa la forma e il ritmo definitivi della ripresa economica e la recrudescenza delle tensioni commerciali globali, ha sollevato interrogativi riguardo alla solidità e resilienza dell’attuale sentiment degli investitori”, è l’avvertimento.
Quanto a eventuali nuove misure targate Bce, “l’attuale orientamento di politica monetaria è stato ritenuto adeguato e una ricalibrazione non è stata ritenuta necessaria nell’attuale congiuntura”. Nel resoconto si chiarisce anche che la flessibilità del Pepp “suggerisce che la capacità di acquisti netti del piano dovrebbe essere considerata un tetto piuttosto che un target”, con alcuni funzionari che hanno precisato come gli ultimi dati in arrivo abbiano “sorpreso al rialzo mentre alcuni dei rischi al ribasso sulle prospettive di crescita a giugno si erano ridotti, facendo così aumentare le possibilità che la dotazione del piano possa non essere utilizzata del tutto”.
Per gli addetti ai lavori è improbabile che Christine Lagarde annunci un nuovo stimolo monetario già a settembre, ma è decisamente possibile che ciò accada entro la fine dell’anno se l’economia non riuscirà a riprendersi. Il resoconto della riunione di luglio “può essere riassunto con una parola: incertezza”, che riguarda “le prospettive economiche e la pandemia” e “tiene in allerta la banca centrale”, commenta Carsten Brzeski, chief economist di Ing. “È interessante notare che sembra che ci sia stata almeno un po’ di controversia durante la discussione”, a proposito del Qe di emergenza pandemica, prosegue l’esperto. Guardando avanti, “poiché l’incertezza non sarà definitivamente scomparsa alla riunione di settembre, il meeting arriverà troppo presto per una nuova azione” di politica monetaria, afferma Brzeski, secondo cui però “nuove revisioni al ribasso delle previsioni di inflazione potrebbero essere la ragione per nuovi stimoli monetari prima della fine dell’anno”.
