Portafogli a prova di Italia: “Reddito fisso e BTP meglio dell’azionario”
L’Italia si avvicina al varo della legge di bilancio 2020. Come farà il Tesoro a contenere il rapporto deficit/Pil e rilanciare la crescita economica?
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I tempi per l’approvazione della nota di aggiornamento al documento di economia e finanza (Nadef) si sono allungati. Lo slittamento dell’approvazione del documento, ora prevista per lunedì 30 settembre, non ha però alterato l’umore dei mercati nei confronti dell’Italia, visti i livelli ancora contenuti dello spread fra i titoli del Tesoro italiani e quelli tedeschi.
La sfida principale del Tesoro è quella di sventare l’aumento dell’IVA. Il conto totale è di 23 miliardi di euro, somma che finora sarebbe coperta solo per tre quarti: occorrerebbero tagli ulteriori per 6-7 miliardi.
In attesa degli sviluppi su questo fronte, abbiamo chiesto a Luca Tobagi, CFA – direttore degli investimenti di Invesco (nella foto), un parere sul futuro prossimo dell’Italia e degli asset finanziari a essa legati.
Ci aspettiamo un aggiornamento dei numeri non particolarmente positivo, ma che possa essere accolto senza grosso stress dai mercati in quanto ora l’atteggiamento dei mercati verso l’Italia è piuttosto benevolo e la condizione di ristagno dell’economia italiana è nota.
Difficile dirlo. Le prime indicazioni della politica sono per una nuova manovra non molto organica e internamente coerente. Si vorrebbe stimolare la crescita, ma le risorse sono scarse, e potrebbero essere usate per misure di breve termine legate alla spesa corrente più che a iniziative durature per aumentare il reddito disponibile (come interventi sul cuneo fiscale). Buona parte della discussione verterà intorno al deficit. È verosimile che il governo Conte-bis cercherà di impiegare parte del capitale politico di cui dispone al momento nei confronti di Bruxelles per ottenere margini di flessibilità, in attesa di una revisione del patto di stabilità e crescita, ma se si dovesse far fronte alla copertura delle clausole di salvaguardia per evitare l’aumento dell’IVA servirebbe uno shock positivo di crescita che al momento non si vede. Inoltre, indipendentemente dal loro conteggio ai fini del rapporto deficit/pil, sappiamo poco anche di eventuali investimenti più strutturali all’orizzonte, per stimolare la crescita.
Molto dipenderà non solo dal contenuto della manovra, ma anche da come sarà presentato e dall’atteggiamento con cui Roma discuterà le misure con Bruxelles. Probabilmente ci saranno punti di attrito da discutere, ma al momento sembrerebbe improbabile che Conte e Gualtieri adottassero un approccio polemico e conflittuale con l’Europa. Quindi lo scenario di base sembra una fine 2019 di concordia fra Italia ed Europa.
La diversificazione rimane la regola principale, per asset class, area geografica (non solo Italia ma intera Europa vs altre regioni), settore e, se possibile valuta e stile di gestione. Il rally recente dei titoli di Stato italiani offre l’opportunità di prendere in parte beneficio e riposizionare il portafoglio in modo maggiormente diversificato, pur mantenendo l’esposizione all’Italia. Tutto sempre in modo compatibile con il profilo dell’investitore in termini di propensione al rischio, orizzonte temporale e obiettivi finanziari.
