Iannelli (Fidelity Int.): “Italia, valutazioni più stabili ma volatilità su banche e debito non è finita”
11 giugno 2018
di Eugenio Montesano
4 min
Per i mercati globali il mese di maggio è stato caratterizzato dalla forte instabilità del contesto sociopolitico italiano, che da un lato ha creato un inasprimento della negatività sul mondo obbligazionario e, dall’altro, ha innescato sensibili dislocazioni dell’area equity.
Temporale passeggero o di una perturbazione persistente? Un’indicazione del sentiment degli operatori giungerà dalle aste di metà mese: tra martedì e giovedì il Tesoro offre Bot e Btp per quasi 12 miliardi.
Intanto la settimana dei mercati è tra le più importanti per il trimestre che volge al termine. Mercoledì 13 è atteso il rialzo del costo del denaro Usa, mentre il giorno dopo l’Eurotower potrebbe dare indicazioni sulla fine degli stimoli introdotti a marzo 2015 con la riunione di politica monetaria della Bce a Riga. È prevista una conferma dei tassi, ma dalla conferenza stampa del presidente Draghi sono attese soprattutto indicazioni sul futuro del Quantitative easing. E venerdì anche il Giappone tiene la sua riunione di politica monetaria.
Andrea Iannelli, investment director obbligazionario di Fidelity International
Di fronte a questo scenario i presupposti per un ribilanciamento del portafoglio ci sono tutti. Lungo quali direttrici intervenire in un’ottica prudenziale, votata alla flessibilità e all’equilibrio? Lo abbiamo chiesto ad Andrea Iannelli, investment director obbligazionario di Fidelity International basato a Londra.
Quali sono le sensazioni su Italia e, più in generale, sul mutamento dello scenario economico globale all’insegna della volatilità che si raccolgono dalla City di Londra? Quali mosse preparano gli investitori internazionali in un contesto siffatto?
Dopo una settimana a dir poco turbolenta, i mercati hanno reagito positivamente alla formazione del nuovo governo, un elemento che nel breve termine dovrebbe portare a un periodo di maggiore stabilità. Nondimeno è ancora presto per archiviare le recenti tensioni. Con il nuovo esecutivo all’opera, il focus del mercato tornerà ad incentrarsi sul programma di governo, monitorando in particolar modo tutte le iniziative che potrebbero comportare un incremento della spesa pubblica e del deficit. Questo è infatti un tema particolarmente rilevante per l’Italia e per gli investitori, in virtù dell’elevato debito pubblico che caratterizza il nostro Paese.
Guardando al futuro riteniamo che la situazione rimanga dunque fluida e sarà necessario monitorare le politiche che saranno effettivamente implementate dal nuovo esecutivo, e quali supereranno il vaglio dei vari vincoli presenti nella costituzione e nei trattati europei in materia di bilancio.
La trasmissione indiretta della sfiducia al sistema creditizio è uno spettro temuto dagli investitori, tanto che le azioni dei titoli bancari hanno lasciato sul terreno oltre il 20% da fine aprile, complici anche le svalutazioni dei Btp in portafoglio contestuali all’apprezzamento dei rendimenti. Quali sono le prospettive del settore, attualmente sotto pressione?
Sebbene l’outlook rimanga incerto, sembra che i mercati abbiano già scontato molte evenienze. Le valutazioni degli asset italiani sembrano attualmente più equilibrate rispetto ad alcune settimane addietro e vi possono essere alcune opportunità per gli investitori. In particolare le banche italiane nel mese scorso sono state penalizzate dalle ampie partecipazioni in Btp possedute, ma i maggiori istituti di credito del Belpaese, nella loro veste di leader nazionali, si trovano in realtà in una posizione nettamente migliore rispetto al 2011. I bilanci attuali sono più solidi del recente passato, a seguito della riuscita cessione dei debiti in sofferenza degli ultimi due anni.
Non bisogna inoltre dimenticare l’importante supporto che la Bce fornisce ai mercati obbligazionari attraverso il programma di QE. Al contempo non escludiamo nuove fasi di volatilità sul debito governativo italiano e di riflesso sul credito bancario. Pertanto è opportuno adottare una allocazione in linea con gli obiettivi di investimento e nell’ambito di portafogli ampiamente diversificati.
Ovviamente quello italiano non è l’unico mercato investibile, per quanto l’eco dell’incertezza politica riverberi anche su altre asset class. Come e dove diversificare per bilanciare il portafoglio e ammortizzare la volatilità? Quali sono le variabili che state seguendo?
L’Italia attrae l’interesse degli investitori, visto il peso economico e la grande quantità di debito accumulato dal Paese. Guardando al mercato italiano del credito, riteniamo che questo si muoverà sulla scia del “risk sentiment”, con spread che offrono un “cuscinetto” ridotto rispetto ad altre fasi. Ciò interessa maggiormente il segmento del credito high yield, mentre il credito investment grade offre a nostro avviso un compromesso equilibrato tra un rendimento interessante e una qualità elevata, con molte opportunità interessanti per gli investitori. La selettività e l’analisi approfondita di ogni singolo emittente rimangono però essenziali in questo contesto.
Cosa vi aspettate da Fed e Bce nei prossimi mesi? Il decoupling continuerà o assisteremo a una maggiore convergenza nel segno della normalizzazione delle politiche monetarie?
La divergenza delle politiche monetarie sui due lati dell’Atlantico rimarrà il tema principale per gli investitori obbligazionari e non solo. La Federal Reserve continua il suo processo di normalizzazione, e ci attendiamo almeno altri due rialzi dei tassi nel 2018. La Bce, invece, è ancora molto indietro nel processo di normalizzazione. Le vicissitudini italiane delle ultime settimane non influenzeranno a nostro avviso il piano di riduzione di acquisti, che è previsto scendano a zero entro dicembre. Nonostante ciò, la Bce rimarrà un attore importante nel mercato obbligazionario europeo, attraverso i reinvestimenti, e non vediamo rialzi dei tassi in Europa prima della seconda metà del 2019.
La Fed e la Bce continueranno quindi a viaggiare a due velocità molto diverse ancora per molto tempo. Questo rappresenta ovviamente una sfida per i risparmiatori, che riceveranno poco o nulla sui propri conti correnti e di deposito. La ricerca di soluzioni che offrano rendimenti interessanti rimarrà quindi un tema centrale per i risparmiatori europei nei mesi a venire.
Dal 2012 in poi sia l’Europa che l’Italia hanno compiuto passi avanti. E seppure la minicrisi di panico scatenata dall’incertezza sul programma di governo desti preoccupazione per la solidità dell’eurozona, i fondamentali del paese restano solidi. La lettura di Roberto Russo, ad di Assiteca Sim.
I mercati scommettono sulla conclusione della crisi italiana. Dopo il profondo rosso di inizio settimana ieri Milano ha guadagnato poco più del 2%. Scende anche lo spread, che si ferma a 247. È andata bene l’asta del Tesoro sui Bot, mentre l’Ocse prevede un rallentamento della nostra economia e rivede le stime di crescita per il 2019.
Piazza Affari e i Btp a due e dieci anni sono alle prese con l’ottovolante della politica. La view dei gestori su come reagire alla forte volatilità del momento.
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