Obbligazionario e rialzo dei tassi, i gestori prendono le contromisure
Fed e Bce sono pronte alla stretta. Ecco come i gestori stanno riposizionando i portafogli
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Il fondo Allianz Euro Inflation linked Bond negli ultimi dodici mesi ha guadagnato circa il 2,5%; l’Eurizon Bond Inflation Linked è cresciuto del 2,6%; l’Axa World Funds – Euro Inflation Bonds l’1,60%. Chi ha puntato sulle obbligazioni legate alle aspettative di inflazione nel momento in cui la ripresa mostrava i primi vagiti, oggi si trova a fare i conti con performance interessanti. Soprattutto se paragonate al resto del reddito fisso, a cominciare dai fondi obbligazionari Europa e da quelli dei mercati emergenti, che secondo le statistiche di Morningstar viaggiano in rosso rispettivamente del -5,4 e del -6,7%.
Dando per scontato che all’interno di un portafoglio ben diversificato non può mancare una componente obbligazionaria importante, è ancora il caso di puntare sulle emissioni obbligazionarie che legano le proprie performance alle aspettative inflazionistiche? Proviamo a rispondere partendo dal quadro macro.
Fino a poco tempo fa Christine Lagarde dichiarava di considerare l’inflazione elevata un fenomeno transitorio e destinato a esaurirsi nel 2022. Una previsione che la stessa presidente della Bce è stata costretta a rivedere dopo che la corsa al rialzo dei prezzi ha iniziato a consolidarsi di pari passo con la ripresa economica.
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A gennaio i prezzi dei beni al consumo sono risultati in crescita del 5,1% nel confronto annuo, il valore più elevato dall’avvio dell’unione monetaria. Un dato che è stato determinato in larga parte dal rincaro dei prezzi energetici, che dovrebbero raggiungere il picco entro la fine di questo trimestre, restando su livelli elevati per tutto l’anno e portando a un ulteriore aumento dei prezzi di beni e servizi.
Anche se, ha sottolineato di recente il governatore della Banca d’Italia, Ignazio Visco, se non si innescheranno spirali tra prezzi e salari, l’effetto dei rincari dell’energia verrà in larga parte riassorbito nel 2023. Non a caso le previsioni vedono l’inflazione nell’Eurozona al 3,5% nel 2022, per poi scendere all’1,7% il prossimo anno. Mentre in Italia dovrebbe salire al 3,8% quest’anno, prima di tornare all’1,6% nel 2023.

Per Massimiliano Maxia, senior fixed income product specialist di Allianz Global Investors, “fatto 100 un portafoglio obbligazionario, in questo momento suggeriamo un’esposizione del 20% a un fondo inflation-linked, in particolare se esposto prevalentemente nell’area euro, dove riteniamo che le aspettative di inflazione non siano ancora interamente prezzate dai mercati finanziari”. Per l’esperto, infatti, il carovita nell’area euro crescerà ancora nei prossimi mesi e si manterrà ben al di sopra del 2% indicato come target della Bce per un periodo di tempo molto lungo. Quanto ai criteri di costruzione del portafoglio, spiega, il gestore parte analizzando le prospettive di inflazione espresse dalla curva, quindi si focalizza sui singoli paesi e infine effettua la scelta dei singoli titoli. Il paese più rappresentato nel fondo di Allianz è la Francia (43%), davanti all’Italia (27%).

Il BTp Italia maggio 2026 è invece il principale asset in portafoglio del già citato fondo di Eurizon. “Negli ultimi due anni i titoli inflation-linked sono stati molto utili per difendere il capitale dal rialzo dell’inflazione e per remunerare il capitale in termini reali”, commenta Massimo Mazzini, responsabile marketing e sviluppo commerciale della società di gestione del gruppo Intesa Sanpaolo. “Da qui in avanti però il loro potere di protezione appare ridotto. A nostro avviso oggi l’investitore dovrebbe orientare l’attenzione sempre più sulle attività legate all’economia reale, ovvero assumere rischio azionario coerentemente col proprio profilo di rischio, il che comporta però maggiore tolleranza alla volatilità di breve periodo e allungamento dell’orizzonte temporale”, conclude.
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