Italia, sale il livello di allerta per crescita e inflazione
Istat: possibile nuovo rallentamento nei prossimi mesi, prezzi in aumento nel 2022. E da Berlino Nagel preme su Lagarde: “Inflazione tedesca al 4%, la Bce intervenga”
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Breve ma intenso. Il rallentamento della crescita è all’orizzonte: ne prende atto anche la Commissione europea che, nelle sue previsioni economiche d’inverno, tra inflazione e Omicron, delinea per tutti gli Stati membri, Italia compresa, un quadro grigio ma, appunto, di durata limitata.
Secondo i calcoli di Bruxelles, il Pil dell’Eurozona crescerà del 4% nel 2022 e del 2,7% nel 2023, dopo il balzo del 5,3% nel 2021. Una revisione al ribasso delle precedenti stime formulate in autunno quando era stata indicata un’accelerazione del 4,3% per quest’anno e del 2,4% per il prossimo. Nell’intera Ue l’attesa è di una crescita del 4% nel 2022 e del 2,8% nel 2023, dopo il +5,3% nel 2021.
Il rallentamento del robusto rimbalzo partito in primavera, già previsto, spiega la Commissione, è risultato più acuto per l’ondata di infezioni Covid i prezzi dell’energia e le continue interruzioni sul lato dell’offerta. Ma “lo stress economico causato dall’attuala ondata di contagi avrà vita breve. Le forniture si normalizzeranno e la pressione inflazionaria si conterrà”. L’esecutivo Ue precisa che però “incertezza e rischi” per la ripresa “restano alti, notevolmente aggravati dalle tensioni geopolitiche in Est Europa”, anche se l’Unione nel complesso ha raggiunto il livello del Pil precedente alla pandemia nel terzo trimestre del 2021 e si prevede che tutti gli Stati membri avranno superato questa pietra miliare entro la fine del 2022.
A pesare come un macigno sull’economia del Vecchio Continente è sempre l’inflazione. Dopo l’alert Bce, anche la Commissione rivede al rialzo le stime a causa degli alti prezzi dell’energia e per l’ampliamento delle pressioni inflazionistiche su altre categorie di beni a partire dall’autunno. Nel complesso, l’inflazione nell’Area dell’euro, secondo le stime di Bruxelles, nel 2022 arriverà al 3,5% (il 3,9 nell’Ue) prima di scendere all’1,7% (1,9% nell’Ue) nel 2023. In autunno l’inflazione nell’Eurozona era stata stimata al 2,4% nel 2021, al 2,2% nel 2022 e all’1,4% per il 2023.
“L’inflazione ha alzato la testa negli ultimi mesi del 2021 e ci si attende che i prezzi dell’energia restino alti per un lungo periodo e questo creerà problemi su alcune categorie di beni e servizi”, ha sottolineato il commissario Ue agli Affari economici, Paolo Gentiloni, presentando le stime economiche invernali. “L’incertezza resta a livelli preoccupanti”, ha spiegato parlando comunque di rischi bilanciati per l’economia. “I fondamentali restano solidi, ci aspettiamo che l’economia Ue riprenderà slancio”, ha assicurato.
Quanto all’Italia, la scure europea si è abbattuta anche sulle stime tricolori. Il Pil nel 2022 salirà del 4,1%, contro il 4,3% previsto lo scorso novembre. Per il 2023 l’Ue stima una crescita al +2,3%. “Le previsioni di breve termine sono oscurate dalla prolungata interruzione di forniture e dal brusco aumento dei prezzi dell’energia – si sottolinea nel documento -. Si prevede che l’erosione del potere di acquisto e l’attenuazione della fiducia dei consumatori scalfiscano la crescita reale nel breve periodo. Ci si aspetta che l’attività economica riguadagni slancio nel secondo trimestre e continui ad espandersi nella seconda parte dell’anno”.
A salvare l’Italia potrebbero essere le famiglie. Bruxelles, infatti, si aspetta che la “spesa dei consumatori, supportata da condizioni del mercato del lavoro in miglioramento e diminuendo l’incertezza legata alla pandemia, sostenga la crescita, con il ritorno graduale dei risparmi delle famiglie ai livelli pre-crisi”. In scia con la netta ripresa del 2021, inoltre, la crescita degli investimenti è previsto che si attenui nel 2022 e nel 2023 ma resterà in solida espansione, guidata dalle misure messe in campo dal Pnrr italiano.
Quanto all’inflazione, anche per l’Italia i numeri sono stati rivisti all’insù. Dopo l’1,9% del 2021, l’indice è atteso sopra il livello dell’Eurozona e al 3,8% nel 2022, per andare poi scendere all’1,6% nel 2023.
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