La rivoluzione silenziosa
Diverse tendenze si intrecciano e si rinforzano vicendevolmente promuovendo un cambiamento che sta rivoluzionando il rapporto tra finanza, economia e rispetto per l’ambiente
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Articolo pubblicato su FR MAGAZINE | Ago – Set 2018 |

L’Europa stringe sulla sostenibilità. E lo fa con un pacchetto normativo che promette di cambiare il mondo. In meglio. Ma serve un aiuto. Quello della finanza privata. Solo i fondi di investimento amministrano su scala globale circa 20mila miliardi di euro. A questi vanno aggiunti le migliaia di miliardi di investimenti di assicurazioni e fondi pensioni. Si parla di un capitale abnorme. “E basterebbe ri-orientare solo una piccola parte di questi fondi verso la finanza sostenibile per raggiungere l’obiettivo prestabilito dei 180 miliardi l’anno (è lo stanziamento stimato per rendere il mondo più sostenibile, ndr)”, commenta Ugo Bassi, direttore della sezione Financial markets nella Direzione finanziaria della Commissione Europea, che poi aggiunge: “L’Europa ha deciso consapevolmente di accreditarsi come leader nella lotta ai cambiamenti climatici e ha deciso di fare da traino per un’economia più verde e sostenibile. Una scelta cosciente, fatta in maniera decisa”.
Quali sono gli obiettivi della Commissione europea?
La Commissione intende fare in modo che la finanza contribuisca in maniera significativa al raggiungimento degli obiettivi di sostenibilità. Servono soldi. È chiaro. Da qui l’obiettivo specifico del piano sulla finanza sostenibile di canalizzare investimenti privati verso i target di lungo termine: in primis la protezione ambientale e poi a seguire gli altri, come le tematiche sociali. Concretamente si tratta di creare un flusso di informazioni e una struttura di mercato che permettano agli investitori di esprimere le loro preferenze di investimento sugli obiettivi di lungo termine. Ma non si impongono target o obblighi. Il risparmiatore sarà libero di scegliere se investire in prodotti sostenibili. La Commissione europea, però, ha comunque pensato di introdurre un quadro normativo che, utilizzando lo strumento della trasparenza, consenta agli investitori di fare scelte più consone alle loro esigenze e che obblighi gli operatori finanziari a dare le informazioni necessarie affinché ciò avvenga.
I punti qualificanti del nuovo pacchetto normativo?
Parliamo di tre pilastri. Il primo, forse quello più importante perché ha conseguenze su tutto il resto, mira alla creazione di un meccanismo di classificazione, altrimenti detto tassonomia, delle attività economiche che hanno un contributo positivo sull’ambiente e che permetta di qualificare gli investimenti in asset sostenibili in quanto tali. Si tratta in sostanza di una classificazione delle varie attività che contribuiscono all’ambiente e che permette di dire se un investimento è sostenibile o meno. Il secondo pilastro è un obbligo generale che mira a introdurre per tutti gli operatori del settore finanziario (consulenti, gestori fondi di investimento, assicuratori, gestori di fondi pensionistici, ndr) un obbligo di disclosure, ovvero dare conto del modo in cui tengono conto e prendono in considerazione elementi e fattori di sostenibilità nelle decisioni relative alla strategia di investimento.
E il terzo pilastro?
Il terzo pilastro riguarda il benchmark. È uno strumento che nella finanza ha una valenza importantissima. Nel mondo della sostenibilità constatiamo l’esistenza di svariati benchmark privati. Il nostro obiettivo è creare due nuovi benchmark europei che permettano agli investitori di valutare l’impatto ambientale del portafoglio attraverso parametri armonizzati.
Le tempistiche di approvazione delle nuovi norme?
Parliamo di proposte legislativa di livello 1, ovvero tradizionali, che dovranno essere completate in alcuni casi da legislazioni di livello 2, ovvero da atti esecutivi di implementazione. La palla ora è nelle mani del legislatore. Noi spingeremo affinché i legislatori si dedichino a queste proposte in maniera prioritaria. Siamo nelle loro mani e bisognerà attendere tre iter legislativi (18 mesi) per l’approvazione delle tre proposte. Speriamo, almeno per quanto riguarda il primo pilastro (quello sulla classificazione, ndr), che si possa arrivare a una conclusione entro la fine di questa legislatura.
