“Occhio al sovraccarico di regole”
È il monito di Bianchi, direttore generale di Assonime: “Si rischia di ostacolare un maggiore orientamento delle società verso la sostenibilità nel medio-lungo periodo”
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Articolo pubblicato su FR MAGAZINE | Ago – Set 2018 |
Una foresta sta crescendo senza fare troppo rumore. Guardando i numeri dei prodotti sostenibili distribuiti in Italia, si potrebbe pensare che gli investitori che hanno a cuore l’attenzione all’ambiente, alle tematiche sociali e alla governance siano aumentati portando ad una crescita degli investimenti di 7 volte in 10 anni. E in effetti è così. Ma bisogna anche dire che restano ancora una nicchia nel panorama del gestito, con un peso di poco più dell’1% del totale investito in fondi comuni nel nostro paese.
Questi numeri però non rappresentano adeguatamente il profondo mutamento del contesto culturale, economico e normativo nel quale si muovono gestori e investitori, e del modo in cui la finanza, e non solo, sta accogliendo le istanze della sostenibilità.
La società civile e la politica
A livello internazionale è aumentata la consapevolezza dell’urgenza di accrescere l’impegno dei governi a riformare il sistema economico globale verso una maggiore sostenibilità, in primis climatica e poi ambientale e sociale. Le due pietre miliari di questa presa di coscienza sono la sottoscrizione nel 2015 da parte di 193 paesi membri dell’ONU dei 17 Sustainable Development Goals (SDGs) contenuti nella cosiddetta Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile e la firma da parte di 177 nazioni dell’accordo sul clima a conclusione di COP21 a Parigi che prevede che i Paesi stabiliscano e attuino obiettivi di riduzione dei gas serra prodotti dalle attività umane.
In questo contesto sono maturate le iniziative regolamentari europee che stanno definendo un nuovo quadro normativo dove la sostenibilità sarà sempre di più, e con sempre maggiore chiarezza e approfondimento, al centro del confronto tra aziende, gestori e investitori.

Avanti con l’Action Plan
La Commissione europea ha intrapreso con decisione la strada della sostenibilità incaricando un gruppo di Esperti per l’elaborazione di raccomandazioni atte a favorire l’affermazione di un modello di crescita sostenibile per l’Europa. Sulla base del loro Rapporto la Commissione ha pubblicato pochi mesi fa l’Action Plan: Financing sustainable growth. Il documento traccia le linee di sviluppo che guideranno la strategia della Commissione dei prossimi anni e anticipa gli interventi normativi previsti per ri-orientare l’intero sistema economico-finanziario verso la sostenibilità, vista come fattore distintivo e competitivo del sistema europeo nello scenario globale.
L’Action Plan si prefigge di chiarire i termini e gli ambiti di ciò che può essere definito sostenibile, proponendo una classificazione delle attività sostenibili e di una chiara etichettatura dei prodotti finanziari verdi, in primis i greenbond, e disciplinando la trasparenza circa la modalità di valutazione e/o integrazione delle variabili ESG nelle scelte di investimento. Propone anche un’evoluzione del concetto di dovere fiduciario, prima culturale che normativa, che porta nel rapporto tra investitori, asset manager e intermediari finanziari, le preferenze dei primi e gli obblighi degli altri in tema di sostenibilità.
Anche sul fronte delle imprese, l’Action Plan prevede misure sia di disciplina della trasparenza informativa da parte degli operatori economici sia di supporto alle attività più sostenibili, anche attraverso l’integrazione dei fattori ESG nelle valutazioni dei rischi rilevanti, soprattutto in ambito bancario ed assicurativo.
A prova della determinazione della Commissione Europea nel perseguire la sostenibilità, sono state già formulate e poste in consultazione le prime proposte di regolamento focalizzate sulla definizione di una tassonomia delle attività economiche sostenibili, sugli obblighi di disclosure relativamente alla trasparenza sugli investimenti sostenibili, sull’integrazione delle valutazione di sostenibilità nella valutazione del rischio da parte dei gestori e sulla disciplina relativa agli indici di sostenibilità e quelli a basse emissioni di carbonio.
Il riflesso sugli asset manager
Nel nuovo pacchetto vengono proposte due misure che avranno un impatto significativo sull’attività di gestori e promotori finanziari: l’estensione del concetto di dovere fiduciario a includere le valutazione Esg tra gli obblighi del gestore e l’obbligo della valutazione delle preferenze di sostenibilità. L’intero impianto normativo e questi due punti segnano un salto di livello nel ruolo riconosciuto alla considerazione di carattere sociale, ambientale e di governance nelle valutazioni di carattere finanziario. Le valutazione di sostenibilità escono definitivamente dall’ambito della preferenza valoriale/scelta strategica degli attori finanziari ed entrano a pieno titolo nell’insieme degli elementi chiave per valutare la rischiosità di un investimento. Nella stessa direzione rispetto a quanto proposto sul fronte degli investimenti, si muovono anche gli sviluppi normativi recenti sul fronte delle aziende: è scattato da quest’anno l’obbligo per le società quotate di grandi dimensioni di pubblicare, accanto al bilancio, un report per la rendicontazione delle cosiddette informazioni non finanziarie (Esg). Anche se esistono standard di reporting internazionali e se, soprattutto per il reporting sul climate change, il Financial Stability Board ha prodotto linee guida articolate, resta ancora della strada da fare in tema di valutazione della materialità, misurabilità, confrontabilità e fruibilità da parte dei gestori e degli analisti di tali informazioni. Resta comunque evidente come anche questo costituisca un altro passo nella costruzione di un sistema che sta rendendo ineludibile l’inclusione delle valutazione di sostenibilità nelle scelte di investimento.
Molti gestori si stanno già attrezzando e impegnando su questo fronte per essere all’altezza delle nuove sfide e per svolgere con competenza, trasparenza e responsabilità il proprio ruolo nella costruzione di un sistema economico finanziario più sostenibile che consenta agli investitori il perseguimento di un solido ritorno finanziario in un orizzonte di miglioramento della qualità dell’ambiente e della società nel suo insieme e nella consapevolezza che, per usare le parole di Ban Ki-moon, per tutti noi… “there is no plan(et) B”.
