Equity crowdfunding, diversificare investendo con lo sconto
15 ottobre 2019
di Sofia Fraschini
3 min
Scommettendo su questa asset class si hanno benefici fiscali del 40%. Nel 2019 raccolta verso 50 milioni
Investire con lo sconto? Con l’equity crowdfunding si può. Così, molti capitali si stanno spostando su questa nuova asset class che permette di guadagnare “scommettendo” su giovani società. Rilevando piccole partecipazioni azionarie di start up si possono ottenere, infatti, rendimenti interessanti e benefici fiscali. Merito della legge di bilancio che ha reso lo strumento più attraente, alzando al 40% le deduzioni fiscali per chi vi investe.
Nel dettaglio, la manovra Finanziaria 2019 ha incrementato l’aliquota delle agevolazioni sugli investimenti nel capitale di startup o pmi innovative, portandola dal 30% al 40%. Tra i target, persone fisiche, che godranno della detrazione Irpef, e persone giuridiche, per le quali è prevista la deduzione Ires. In particolare, gli incentivi valgono in caso di investimenti sia diretti sia indiretti (fatti per esempio tramite organismi di investimento collettivo del risparmio e altre società). Quindi, su un investimento di 1 milione, con l’aumento dell’aliquota al 40% si ha un risparmio fiscale massimo di 400mila euro annui, quasi la metà di quanto scommesso.
Giancarlo Giudici, direttore dell’Osservatorio Crowdfunding del Politecnico di Milano
“Gli incentivi fiscali, con l’aumento della detrazione/deduzione per gli investitori, sono stati sicuramente una determinante importante per il successo di questi investimenti – spiega Giancarlo Giudici, direttore dell’Osservatorio Crowdfunding del Politecnico di Milano – Tant’è che il mercato continua a essere dominato dalle startup innovative”. Ma non si tratta solo di questo. “L’equity crowdfunding – aggiunge Giudici – può rappresentare una nuova asset class su cui puntare per diversificare una piccola parte dei risparmi. Ricordiamoci sempre che si tratta di impieghi abbastanza rischiosi. La possibilità che l’impresa non ottenga i risultati promessi è abbastanza elevato, ma in alcuni casi è possibile ottenere dei buoni rendimenti se si riesce a individuare i campioni nascosti. Per quanto riguarda altre tipologie di imprese e l’ambito immobiliare, il rischio è più basso, ma anche il possibile rendimento. In generale, però, investire su questi asset può avere anche motivazioni intrinseche legate alla condivisione di un progetto nel quale ci si può identificare”.
Guardando ai numeri di questo successo, nel 2018 le startup italiane hanno raccolto 36 milioni, triplicando gli 11,6 milioni messi insieme nel 2017, con un netto balzo del 210% in un solo anno. Quanto al 2019, “da poche settimane – spiega Giudici – il valore cumulato della raccolta, dall’avvio della nuova legge, ha superato 100 milioni. L’anno si avvia a chiudersi a quota 50 milioni”. Ad aiutare la raccolta, l’arrivo sul mercato di diverse piattaforme specializzate nel comparto, che ha spinto significativamente la crescita. Si tratta di soggetti qualificati che permettono agli investitori di individuare le startup migliori e più promettenti su cui puntare, nonché di diversificare l’investimento creando un portafoglio variegato di startup innovative.
Oltre allo sconto, questo investimento convince anche sul fronte dei ritorni. Negli ultimi tre anni di campagne, l’Italian equity crowdfunding index monitorato dal Politecnico di Milano ha segnato un ritorno teorico positivo del 13,96%. Numeri che convincono visto che le campagne finanziate in Italia nel 2018 sono state 114, contro le 50 del 2017, e hanno coinvolto 9 piattaforme, le più attive nel Paese. Il fenomeno piace, tanto che gli investitori coinvolti sono aumentati
del 189%, dai 3.278 del 2017 agli attuali 9.484.
Dario Giudici, ceo di Mamacrowd
“Il successo dell’equity crowdfunding può essere ricercato principalmente in un contesto normativo che si sta evolvendo verso una direzione fortemente incentivante e in un ecosistema che sta maturando e crescendo nel suo insieme: startup sempre più strutturate, attori dell’ecosistema sempre più esperti – spiega Dario Giudici, ceo di Mamacrowd, portale leader nel finanziamento per le startup che sta mettendo a punto per i propri investitori un sistema “sempre più semplice, con informazioni più complete e trasparenti durante e dopo le campagne di raccolta dei capitali”. Al 30 giugno 2019 i portali di equity crowdfunding autorizzati dalla Consob erano 35, un numero decisamente elevato rispetto alle dimensioni assolute del mercato italiano e rispetto alla situazione nel resto d’Europa. Tra le principali piattaforme del settore il podio spetta a Mamacrowd, Crowdfundme e Walliance.
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