Per gli analisti un trasferimento del premier porterebbe ad elezioni anticipate. Causando volatilità sui mercati e un aumento del differenziale Btp-Bund
Francesco Mantica, chief investment officer di Edmond de Rothschild (Italia)
Mai il Quirinale era stato tanto interessante per i mercati internazionali. D’altra parte – con le dovute e importanti eccezioni storiche – a contare in Italia è più che altro Palazzo Chigi. Stavolta però è diverso: con il rischio elezioni anticipate e la coalizione di centrodestra favorita e con il Pnrr da mettere a terra, riempire la casella del presidente della Repubblica è diventato affare internazionale.
E così, dopo tanto temere che l’attuale presidente del Consiglio, Mario Draghi, potesse essere promosso al Colle mettendo a rischio la tenuta del governo, ora sembra prevalere una visone diversa. Soprattutto dopo l’endorsement del Financial Times che ora scommette sull’elezione dell’ex governatore della Bce e secondo cui, viste “le turbolenze” emerse in questi giorni in Italia, sarebbe tutt’altro che una cattiva notizia.
Le domande che i mercati si pongono in queste ore, in attesa dell’inizio delle votazioni, sono sempre le stesse: che succederà allo spread e ai titoli dopo l’elezione? “Ad oggi il candidato più accreditato sembrerebbe Draghi, ma la sua salita al Colle significherebbe l’incertezza di elezioni anticipate – sottolinea Francesco Mantica, chief investment officer di Edmond de Rothschild (Italia) -. Una previsione ad oggi è difficile, ma qualsiasi conclusione non dovrebbe minare il sentiero di crescita intrapreso e speriamo anche quello delle riforme”.
Per Mantica, a seconda di chi verrà eletto, ma soprattutto se venisse eletto Draghi, non è da escludere un periodo di volatilità maggiore sia sul mercato azionario che sullo spread dei governativi che comunque è già aumentato negli ultimi mesi. “Sia in presenza di eventuali elezioni anticipate che di naturale scadenza della legislatura, le paure di un’Italia che mini la solidità europea dovrebbe essere esclusa a priori e quindi tutta la volatilità sarebbe transitoria – afferma -. Per il mercato azionario riteniamo che contino di più le prospettive di crescita economica e gli avvenimenti internazionali piuttosto che l’esito delle elezioni del Presidente della Repubblica”.
Le elezioni anticipate nel 2022 sono viste dagli investitori come un rischio soprattutto perché, come si diceva, i sondaggi danno favorita la coalizione di centrodestra. “Questo – osserva Christopher Dembik, head of macroeconomich research per Bg Saxo – potrebbe portare a un nuovo periodo di instabilità politica nel Paese, nel momento peggiore in assoluto. Le elezioni presidenziali italiane non sono ancora nel radar degli investitori. Ma aspettatevi un duro risveglio e turbolenze di mercato e volatilità obbligazionaria nel mercato dei Btp”.
Chi vede un possibile un forte allargamento dello spread è Althea Spinozzi, strategist del mercato del reddito fisso di Saxo Bank. Per l’esperta, i tassi dei Bund continueranno a salire sulla scia dell’aumento dei tassi Usa, del ritiro graduale degli stimoli monetari da parte della Bce e dell’aumento della spesa pubblica del governo tedesco. E questo non è di buon auspicio per i Btp italiani. Tanto che la view di Saxo Bank è di “un allargamento dello spread fino a 160 punti base, a causa della volatilità dei tassi globali”. E in tutto questo “le preoccupazioni sullo scenario politico potrebbero ulteriormente allargare lo spread fin oltre i 200 punti base, nel caso in cui Draghi diventasse presidente della Repubblica, costringendo il Paese alle elezioni anticipate”.
Dello stesso parere Citi. Lo strategist Aman Bansal stima infatti che nel primo trimestre di quest’anno lo spread Btp-Bund si attesterà in media a 160 punti base, salendo poi nel corso del 2022 fino a 180 punti base. Ma ritiene che Draghi resterà a Palazzo Chigi. Se dovesse essere ‘promosso’, potremmo assistere a un allargamento ulteriore dello spread, proprio perché il voto politico a breve sarebbe praticamente scontato.
Secondo il team Economics Research di Goldman Sachs, tra i pericoli maggiori di un passaggio di Draghi al Quirinale c’è quello della messa a terra del Pnrr. “Dati gli interessi divergenti tra i partiti in Parlamento e la durata tipica della formazione di un nuovo governo, siamo più preoccupati dal fatto che questo scenario comporterebbe un ritardo nell’implementazione del Recovery fund e delle relative riforme”, scrivono in un report.
Inoltre, nel caso “improbabile” che la presidenza di Draghi facesse scattare le elezioni politiche anticipate, se i partiti non fossero in grado di raggiungere un compromesso su un nuovo governo, “la continuità delle politiche sarebbe gravemente compromessa, indebolendo l’impegno dell’Italia verso il Recovery fund”, avvertono gli esperti.
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