Fed, i mercati soppesano il “Whatever it takes” in salsa americana
La mossa di Powell mette a nudo le preoccupazioni sul ciclo economico e non è una buona notizia per le banche. Ecco cosa dicono i gestori
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Le prospettive macroeconomiche dell’Europa per il 2020 stanno peggiorando. In un rapporto pubblicato ieri, intitolato “The Coronavirus Will Shave 50 Basis Points Off Eurozone Growth”, S&P Global Ratings ha ridotto le stime di crescita del prodotto interno lordo dell’Eurozona allo 0,5%, rispetto alla sua precedente previsione dell’1% pubblicata a gennaio.
Le cause? “La decisione è stata presa in seguito agli effetti della diffusione del coronavirus”, si legge nella nota dell’agenzia di rating. Meno drastica la riduzione delle stime per il Regno Unito, per il quale l’agenzia di rating prevede un rallentamento della crescita di 20 punti base allo 0,8% per il 2020.
“Per ora i principali freni alla crescita sono rappresentati dal rallentamento della domanda esterna e dai rallentamenti delle catena di approvvigionamento”, sostiene S&P, che esclude, inoltre, che l’Italia sia l’unico Paese vulnerabile all’epidemia in corso anche se “l’economia italiana subirà una contrazione del pil nel primo trimestre dell’anno”.
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“La domanda interna sta iniziando a indebolirsi anche nel resto d’Europa”, spiega Sylvain Broyer, capo economista in Emea per S&P. “Prevediamo che, per combattere una crescita più debole, una pressione dei prezzi più debole e condizioni di mercato finanziarie più rigide, la Bce ridurrà il suo tasso di deposito di 10 punti base questo mese (già negativi al -0,4%, ndr) e potrebbe persino allentare il sistema di classificazione dei depositi per alleviare l’impatto di tassi più negativi su margini di interesse delle banche”.
La Banca centrale europea si riunirà in via ufficiale il prossimo 12 marzo.
Per l’esperto esiste la possibilità che anche la Bank of England si adegui a queste misure straordinarie già intraprese dalla Fed Oltreoceano.
“È possibile un recupero a U delle economie nel secondo trimestre – ragiona l’economista di S&P – anche se in un contesto in continua evoluzione come quello attuale diventa azzardato fare previsioni di questo tipo”.
Oltre all’Italia, il Paese europeo finora più colpito dal virus, anche la Germania sta affrontando un rallentamento dell’attività economica in queste dure settimane. Quel che più preoccupa l’agenzia di rating è l’interruzione delle catene di approvvigionamento, un elemento in grado di “ostacolare le industrie tedesche a causa della domanda esterna più debole”.
In sostanza, dunque, i principali rischi individuati dagli esperti dell’agenzia sono due: la minaccia di una pandemia negli Stati Uniti, che è il principale partner commerciale dell’UE, che riceve il 21% delle esportazioni dell’Ue contro l’11% verso la Cina, e un forte calo della domanda interna nei Paesi Eu. Solamente “uno stimolo fiscale concertato a livello del G7 avrebbe un’influenza positiva sulle nostre prospettive”, conclude il report si S&P.
