L’emergenza sanitaria in Europa e negli Usa è destinata a dominare i mercati ancora a lungo. Come investire nell’obbligazionario globale
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Charles Zerah, gestore obbligazionario di Carmignac
Per i mercati comincia un’altra settimana di passione. Una prima prova per le politiche messe in campo da Bce e Fed è attesa in giornata dalla diffusione dei dati sulla fiducia dei consumatori nel mese nell’Eurozona, insieme all’indice dei prezzi all’importazione annuale e mensile per febbraio in Germania.
L’attesa per gli indici pmi è di una drastica diminuzione e martedì sarà un banco di prova con quello manifatturiero di marzo per Francia, Germania e Europa, insieme a quelli dei direttori acquisti e dei servizi, col Redbook mensile e annuale per gli Usa. Decisioni sul Qe sono attese dalla Corte costituzionale tedesca.
FocusRisparmio ha raggiunto Charles Zerah, gestore del fondo obbligazionario Carmignac Portfolio Unconstrained Global Bond, ruolo che assunto il 1 marzo di dieci anni fa. Il fondo è uno dei comparti di maggior successo della casa francese con asset in gestione per 945 milioni di euro (fonte: factsheet di febbraio 2020).
“La gestione attiva è fondamentale, soprattutto in un periodo come questo. Negli ultimi giorni abbiamo ridotto il rischio in portafoglio a fronte degli ultimi sviluppi sulla diffusione del virus, nonostante le misure eccezionali annunciate dalla Federal Reserve domenica scorsa –un taglio di 100 punti base per i tassi Fed Funds combinati con un nuovo aggressivo QE”, spiega Zerah.
Il Pandemic Emergency Purchase Programme (Pepp) – il nuovo quantitative easing targato Bce – sembra avere agito sugli spread e sopito nell’immediato la volatilità, ma non ci sono analisti che al momento escludano il proseguire del crollo dei mercati. Qual è la sua lettura della situazione? In questa fase la risposta politica monetaria globale sembra essere molto indietro rispetto alla curva, in un periodo in cui le prospettive di crescita mondiale peggiorano con l’aumento dei paesi europei in piena crisi da coronavirus (tra gli ultimi abbiamo Francia e Regno Unito), mentre l’epidemia continua a progredire negli Stati Uniti e continuiamo ad assistere a ondate di vendite sui mercati del credito.
Sta modificando l’esposizione del fondo di conseguenza, e come? Carmignac Unconstrained Global Bond continua a ridurre i rischi attraverso una duration modificata, che va da 9 anni a quasi 5 anni. Siamo maggiormente esposti al debito sovrano dei paesi core, diversificato tra Stati Uniti, Regno Unito, Australia e Giappone, abbinato a un’allocazione in liquidità e strumenti liquidi (cash equivalent) rinforzata del 35%. I derivati sul credito vengono anche utilizzati per ridurre l’esposizione netta del fondo ai mercati del credito, mentre il beta dell’asset class mercati emergenti è quasi neutro grazie a un’esposizione negativa ai tassi ungheresi che ha controbilanciato un’allocation positiva al debito rumeno denominato in euro.
Il 3,72% del fondo è investito in un Btp in scadenza a maggio 2030. Quali sono le prospettive dei titoli di stato italiani, e più in generale di un paese che da oltre 25 anni fatica a crescere?
Da inizio anno abbiamo ridotto l’esposizione del fondo al debito sovrano italiano, anche se ora è ancora positivo. Il contesto “lower-for-longer”, con l’attuale basso tasso di crescita e uno scenario di inflazione modesta che difficilmente potrà essere riancorato in modo significativo, nonostante l’espansione fiscale prevista, avrebbe dovuto favorire le strategie di carry, che potremmo trovare nell’Europa meridionale, in paesi come Grecia o Italia. Gli ultimi sviluppi sulla diffusione del virus ci hanno portato a rivedere il nostro scenario e a ridurre, per il momento, la nostra esposizione.
I bond dal rating BB ammontano per il 16,39% del portafoglio, in calo dal 20,24% di fine gennaio. Dove trova opportunità nel segmento sub-investment grade e qual è la sua posizione sull’high yield?
Uno dei maggiori rischi dei mercati del credito che monitoriamo attentamente è la percentuale, pari al 50%, di obbligazioni con rating “BBB” nell’universo investment grade (durante la crisi del 2008, “solo” il 20% dell’area investment grade era rappresentato da obbligazioni con rating BBB). In questa fase riteniamo che detenere obbligazioni con rating BBB possa implicare un rischio significativo, in quanto le possibilità che il rating venga abbassato a “junk” aumentano notevolmente con il peggioramento delle prospettive di crescita a livello globale, traducendosi in un sell-off tecnico forzato da parte degli investitori constrained. Visto che non mi aspetto che i mercati del credito si contraggano in modo significativo nel breve termine, preferisco avere una minore esposizione al beta di mercato attraverso l’uso di credit default swap e privilegiare nomi selezionati dell’area del credito, dove si possono trovare alcuni emittenti con rating “BB”. Un bond picking attivo dovrebbe continuare ad offrire rendimenti interessanti nel medio termine.
A gennaio ha aumentato l’esposizione del fondo ai governativi dei mercati emergenti (giunta fino al 16%), per poi riportare la posizione a poco più del 10%. Perché?
Nelle ultime settimane il debito emergente non è stato un’allocazione chiave del fondo. Infatti, aggiungendo più valore sul fronte degli emergenti nel loro complesso, avremmo dovuto attendere una maggiore reflazione e un sostanziale indebolimento del dollaro, ma in realtà non è stato così. Per quanto riguarda la componente valutaria, il fondo privilegia l’euro e lo yen per ragioni di costruzione del portafoglio.
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