La recessione? I mercati la stanno sovrastimando
Il rallentamento delle economie globali è nei fatti. Ma l’azionario ha ancora molto da dare
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Le banche centrali passano all’attacco dei mercati con nuove mosse espansive. Una dinamica che sta ridando linfa al mercato obbligazionario, come testimoniano i dati Assogestioni, secondo cui a giugno i risparmiatori italiani hanno privilegiato i fondi fixed income. Ne parliamo con Nicolas Burckhardt, senior portfolio manager di Vontobel AM.
La fiducia dei mercati nelle banche centrali è ben riposta?
Al momento gli investitori prevedono dalle due alle tre riduzioni dei tassi da parte della Fed da qui a fine anno. Alla luce di un tasso di disoccupazione storicamente basso e di dati economici positivi, questo atteggiamento potrebbe essere percepito come eccessivamente ottimista e gli operatori potrebbero rimanere delusi. Tale reazione è stata visibile sia dopo la decisione della Bce di giovedì 25 luglio – quando sia i bond che le azioni hanno corretto – sia dopo l’incontro del FOMC di mercoledì 31 luglio, poiché gli investitori si aspettavano da Mario Draghi e da Jerome Powell un impegno più significativo verso misure monetarie opiù espansive. Il dato economico da tenere d’occhio nei prossimi mesi sarà quello legato alle aspettative di inflazione. Sia negli Stati Uniti che in Europa continuano a essere ben al di sotto dell’obiettivo a lungo termine del 2% delle banche centrali e sono probabilmente la misura migliore per valutare le probabilità di qualsiasi futura azione monetaria.
È possibile ottenere rendimenti consistenti in questa fase di mercato con un approccio bilanciato/flessibile?
Indipendentemente dalla fase di mercato, un portafoglio bilanciato di titoli azionari e obbligazionari è l’ingrediente chiave per una generazione di valore di lungo termine. Tuttavia, anziché essere statica, l’allocazione delle attività dovrebbe essere sufficientemente flessibile nel tempo per sfruttare al meglio le opportunità e tenere sotto controllo i rischi.
Come siete investiti in questo momento, e come potrebbe cambiare la vostra allocazione di portafoglio?
Dopo aver assunto un posizionamento molto difensivo all’inizio dell’anno, i nostri portafogli sono attualmente in sovrappeso sull’azionario e presentano un’esposizione elevata al rischio di tasso di interesse attraverso posizioni di lungo termine sui titoli di Stato. Tuttavia, siamo pronti a ridurre rapidamente l’esposizione al rischio dei nostri portafogli qualora dovessimo osservare un deterioramento significativo dell’ambiente di mercato.
Quali sviluppi possiamo attenderci dal mercato nella seconda metà del 2019? Ci sono aree che vi preoccupano maggiormente?
La seconda metà dell’anno rimarrà sfidante per gli investitori, in un ambiente di bassi tassi di interesse, incertezze geopolitiche e rallentamento della crescita. Senza contare che le elevate correlazioni tra i mercati azionari rendono più difficile la diversificazione. La correlazione tra l’indice EuroStoxx50 e l’S&P500, ad esempio, è passata da una media del 40% nel 2018 a una media del 75% nella prima metà del 2019. Pertanto, una solida diversificazione tra i mercati unita a un’attenta selezione di titoli e settori è più che mai importante.
Siete ancora ottimisti sui mercati azionari?
Nelle ultime settimane l’S&P500 e il Nasdaq, nonché l’MSCI World Index, hanno raggiunto nuovi massimi storici. Le azioni rimangono tuttavia interessanti rispetto alle obbligazioni ed è importante notare che, sulla base della storia del mercato azionario, un nuovo massimo non indica necessariamente una correzione imminente. Con le banche centrali che continuano a sostenere i mercati e a fornire liquidità in abbondanza, valutazioni e fondamentali societari rimangono a livelli sani. Questo ci porta a mantenere un sovrappeso azionario nei nostri portafogli.
Su quali settori/Paesi/titoli state puntando in questo momento?
Date le prospettive di rischio sostanzialmente favorevoli, attualmente preferiamo Australia e Giappone a livello nazionale, mentre a livello settoriale ci piacciono l’automotive e i finanziari europei in un’ottica di valutazioni, mentre negli Stati Uniti abbiamo impostato il portafoglio sulla difensiva.
