Nubi all’orizzonte (nonostante la Fed). Come proteggersi
Stock picking, strategie low volatility e market neutral per affrontare un semestre di turbolenze
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Come atteso dai mercati, per la prima volta dal 2008 la Federal Reserve ha tagliato i tassi di interesse, con una sforbiciata di un quarto di punto che ha portato il costo del denaro in un range tra il 2 e il 2,25%. Si tratta di “un aggiustamento di metà ciclo”, ha dichiarato il presidente Jerome Powell, aggiungendo poco dopo che “non è l’inizio di una lunga serie di tagli ma si potrebbe ridurre ancora”. Powell ha definito il taglio come “un’assicurazione contro i rischi al ribasso”, per rintuzzare l’idea che sia stata una mossa per accontentare Donald Trump. “La Fed nelle sue considerazioni non include la politica”, ha chiosato Powell.
Wall Street, dopo una tiepida reazione negativa all’annuncio, ha accentuato le perdite accusando cali superiori all’1,5%, delusa dalle parole caute del presidente, che paiono raffreddare gli entusiasmi per l’inaugurazione di una nuova fase espansiva. Non a caso, dopo la precisazione sulla possibilità che questo taglio non resti l’unico, gli indici hanno recuperato leggermente (il Dow Jones ha chiuso in calo dell’1,23% e il Nasdaq dell’1,1%).
La debolezza ha contagiato anche gli altri indici mondiali: lo Shanghai Composite ha perso lo o,8% , l’Hang Seng di Hong Kong lo 0,7, l’S&P-ASX di Sydney lo 0,3%, mentre il Sensex di Mumbai è addirittura crollato dell’11%. Anche i mercati azionari europei sono risultati negativi in avvio di seduta: Londra e Francoforte hanno aperto in calo dello 0,4%, Parigi dello 0,3%. Milano, dopo un’apertura in rosso ha recuperato muovendosi in terreno positivo.
La decisione di tagliare i tassi è stata presa “alla luce delle implicazioni che gli sviluppi globali hanno sull’outlook” americano e dell’inflazione debole, “sotto il 2%”, ha spiegato la Fed, comunicando che dall’1 agosto – ovvero con due mesi di anticipo rispetto alle attese – verrà sospeso il processo di riduzione del bilancio. “Continueremo a monitorare le implicazioni dei dati economici sull’outlook e agiremo come appropriato a sostegno dell’espansione”, ha assicurato la Fed, individuando nella debole crescita economica globale, nelle tensioni commerciali e nelle pressioni deflazionistiche mondiali le principali incertezze per il futuro, anche se “l’outlook per l’economia americana resta favorevole”. “Monitoriamo i rischi al ribasso”, ha sottolineato ancora Powell, ammettendo che “il raggiungimento dell’obiettivo del 2% potrebbe slittare”.
La decisione di tagliare i tassi non è stata presa all’unanimità: i presidenti della Fed di Kansas City e Boston, rispettivamente Esther George ed Eric Rosengren, hanno votato contro. Anche analisti e osservatori si sono spaccati al riguardo: molti trovano che non abbia giustificazioni economiche. Alcuni si spingono a considerare la mossa come un cedimento alle pressioni del presidente Donal Trump.
Eppure Trump non si è mostrato entusiasta delle parole di Powell. “Ciò che i mercati volevano sentire da Jay Powell e dalla Fed era che questo era l’inizio di un ciclo lungo e aggressivo di taglio dei tassi che avrebbe tenuto il passo con la Cina, la Ue ed altri Paesi nel mondo. Come sempre, Powell ci ha deluso ma almeno sta mettendo fine al quantitative tightening, che in primo luogo non avrebbe dovuto iniziare – nessuna inflazione”, ha commentato il presidente Usa via Twitter. “Vinceremo comunque, ma sono certo che non avrò molto aiuto dalla Fed!”, ha aggiunto.
