Mercati, non è il momento di abbandonare gli asset rischiosi
La volatilità aumenterà, ma le attività di rischio continueranno a guadagnare maggiormente nel tempo. L’importante è diversificare. L’analisi di Natixis Im Solutions
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Il coronavirus minaccia più i mercati obbligazionari che quelli azionari. Secondo Salman Baig, portfolio manager e senior vice president di Unigestion, il rally dei bond è infatti sostenuto più dalla paura che da un’inversione di rotta dei fondamentali sottostanti, ed è pertanto più a rischio. “Il continuo susseguirsi di titoli sul virus Covid-19 può disorientare facilmente gli investitori- afferma -. Noi invece stiamo tracciando la diffusione utilizzando i dati del Center for Systems Science and Engineering della Johns Hopkins University, prestando particolare attenzione al tasso di crescita giornaliera dei casi confermati”.
Anche se l’esperto precisa che i dati possono essere soggetti a revisioni, i numeri mostrano un chiaro rallentamento in Cina: gli ultimi sette giorni hanno visto una crescita dei casi confermati inferiore al 2%. L’incremento di casi confermati il 13 febbraio (34% giorno su giorno) è stato di poco superiore nelle due settimane successive, dopo il significativo incremento delle conferme del 27 gennaio (63% giorno su giorno), in linea con il periodo di incubazione del virus. “Non sarebbe sorprendente se ci fosse un altro significativo aumento in circa una settimana: osserveremo attentamente la situazione per vedere se è al di sotto del tasso del 13 febbraio”, fa notare.
Al di fuori della Cina, Baig sottolinea come il numero di casi confermati sta crescendo, portando ad una ripresa dell’avversione al rischio. “Ma è importante tenere presente che, al momento, questi numeri rimangono bassi: abbiamo maggiori informazioni sul virus rispetto a quando è scoppiato in Cina, e i Paesi più preoccupati (Giappone, Corea del Sud e Singapore) hanno sistemi sanitari ben sviluppati. Ciononostante, monitoriamo da vicino la diffusione del virus al di fuori della Cina, soprattutto nei Paesi ad alta densità di popolazione e con una sanità meno sviluppata”, avverte.
Certamente misurare l’impatto del virus sulla crescita economica è difficile in questa fase. Secondo Baig, la mancanza di titoli di giornale allarmanti sugli effetti disruptive della parziale riapertura delle fabbriche cinesi sulle catene di approvvigionamento è certamente positiva, ma il calo dell’indice Pmi americano di venerdì scorso è preoccupante. “Il nostro Growth Nowcaster non mostra ancora un grande impatto del virus sulla crescita cinese o globale, ma potrebbe averlo nel caso in cui il virus iniziasse a protrarsi significativamente – osserva -. Tuttavia, la Banca Popolare Cinese ha fornito, e continuerà a fornire,- una politica monetaria di sostegno per contrastare la contrazione della domanda proveniente dalla Cina. Più in generale, la politica monetaria globale ha un orientamento accomodante, cosa che contribuirà a sostenere la crescita nel caso in cui il virus persisterà, rappresentando un vero e proprio rischio recessivo”.
Intanto, gli investitori in azioni e obbligazioni concordano di non essere d’accordo, dal momento che sembrano valutare molto diversamente l’impatto del virus: nonostante una ripresa della volatilità effettiva, i mercati azionari (soprattutto nei paesi sviluppati) hanno raggiunto nuovi massimi nelle ultime due settimane. L’indice Vix è salito sopra 17 alla fine della scorsa settimana, ma è ben al di sotto dei livelli registrati nell’agosto 2019, durante la guerra commerciale Usa-Cina (24,6) o alla fine di dicembre 2018, quando i timori recessivi attanagliavano i mercati (36). I tassi di crescita impliciti degli utili per l’azionario rimangono solidamente positivi anche per l’indice Msci Emerging Markets (circa il 5% nel prossimo anno). “La view del mercato azionario sembra chiara: il Covid-19 rappresenta un rischio, ma non dovrebbe far deragliare il contesto di supporto degli utili aziendali e dei prezzi delle azioni”, spiega Baig.
Nel periodo, invece, i rendimenti obbligazionari sono calati, con i titoli statunitensi a 10 anni scesi all’1,47% e quelli a 30 anni al minimo storico (1,91%). Il motore è stato il rendimento reale: quello a 10 anni è sceso di 40 pb rispetto a prima che si diffondesse la notizia del virus, 25 pb dei quali provenienti da rendimenti reali che ora sono negativi; quello a 5 anni è sceso di 34 pb, con il corrispondente rendimento reale a 5 anni che è sceso di 28 pb, a -0,3%. “Relativamente alla parte finale della curva a breve dei tassi Usa, ora sono prezzati due tagli dei tassi nel 2020, mentre la curva dei rendimenti rimane a circa 12 pb dall’inversione (basata sui rendimenti a 10 vs 2 anni): gli investitori obbligazionari stanno dando un chiaro segnale, per cui a loro avviso il virus avrà un impatto negativo significativo, e non transitorio, sulla crescita”, aggiunge.
Per Baig quindi, a questo punto, le obbligazioni sembrano essere più a rischio delle azioni: “Il focus sul virus ha distolto l’attenzione dai dati di crescita relativamente positivi visti nelle ultime settimane. La valutazione del suo impatto economico si è inoltre concentrata in gran parte sullo shock di domanda e meno sulle potenziali pressioni inflazionistiche dovute al basso livello delle scorte e alla ridotta capacità produttiva (anche se il calo dei prezzi del petrolio è un importante fattore di compensazione dell’inflazione). E mentre il riequilibrio di portafoglio seguito al rally azionario del 2019 è stato di supporto al flusso in ingresso di titoli obbligazionari, i rendimenti sono cresciuti con l’aumentare dei titoli di giornale sul virus”.
Ecco perché, conclude l’esperto, “il rally obbligazionario è guidato maggiormente dalla paura, piuttosto che da un cambiamento dei fondamentali sottostanti, ed è quindi soggetto ad una brusca inversione di tendenza nel momento in cui questi timori verranno meno”.
