Villeroy chiede a Francoforte di “prendere tempo”, mentre Holzmann invoca due aumenti dei tassi. Dopo le mosse di Mosca, i mercati vedono un solo rialzo a fine anno
Come se la situazione non fosse già un campo minato, ora la Bce si ritrova a fare i conti anche con una possibile guerra tra Russia e Ucraina. E trovare il momento giusto per pilotare l’uscita dall’attuale fase di politica ultra-espansiva, così da contrastare l’inflazione senza uccidere la ripresa, richiede a Christine Lagarde e colleghi, ancora di più, una precisione quasi chirurgica.
Se infatti le mosse di Putin portassero a uno scontro, con le relative sanzioni economiche, le conseguenze negative peserebbero sia sulla crescita dell’Eurozona sia sui prezzi delle materie prime, e quindi sull’inflazione. Tanto che sui mercati, dove era maggioritaria la convinzione che Francoforte avrebbe potuto procedere a un aumento dei tassi già in autunno, si fa strada l’idea che la stretta possa essere rimandata a dicembre.
Bce tra falchi e colombe
Francois Villeroy de Galhau
Una spinta in tal senso è arrivata dal governatore della banca centrale francese, e membro del consiglio direttivo, Francois Villeroy de Galhau, che intervenendo a una conferenza finanziaria Eurofi ha chiesto all’Eurotower di “prendere tempo”. Alla luce della crisi ucraina, secondo il banchiere, Francoforte dovrebbe mantenere aperte le sue opzioni di politica monetaria e rimanere flessibile sull’avvio del ritiro delle attuali misure.
“Nel nostro consiglio direttivo di marzo valuteremo le conseguenze più indirette sull’inflazione e sulla crescita” degli attuali sviluppi geopolitici: “il tempo è essenziale per evitare errori”, ha detto Villeroy, aggiungendo che occorre trovare il giusto mezzo fra l’agire presto con il rischio di soffocare la ripresa e quello di agire troppo tardi e lasciar correre eccessivamente i prezzi.
L’inflazione, d’altra parte, continua a galoppare e l’ennesima conferma è arrivata quasi in contemporanea da Eurostat. Lo scorso gennaio l’indice dei prezzi dell’Eurozona è salito al 5,1% rispetto al 5% di dicembre, contro lo 0,9% dello stesso mese dell’anno scorso. Nell’insieme Ue il mese scorso l’inflazione è salita al 5,6% rispetto al 5,3 di dicembre e all’1,2% del gennaio 2021. A pesare maggiormente sono stati i rincari dei prodotti energetici (+2,8%) e dei servizi (+0,8%).
Una corsa che preoccupa i falchi della Bce più di ogni altra cosa. Tanto che mentre Villeroy frenava, sono arrivate le parole di segno opposto del collega austriaco Robert Holzmann, secondo cui la Banca centrale europea potrebbe iniziare ad aumentare i tassi di interesse quest’anno, con due ritocchi, e farlo anche prima di terminare il Qe. In un’intervista al quotidiano svizzero Nzz, il governatore della banca centrale austriaca e membro del board Bce, considerato uno dei falchi più integerrimi, ha sottolineato che “sarebbe anche possibile fare un primo passo sui tassi d’interesse durante l’estate, prima della fine degli acquisti, oltre a un secondo rialzo alla fine dell’anno”.
Per molti gestori Lagarde rimanderà la stretta
Dopo che a febbraio, con i prezzi a livelli record, Lagarde ha abbandonato l’impegno a non toccare i tassi quest’anno, l’attesa del mercato convergeva appunto su due ritocchi, a partire da dopo l’estate. Ma Putin ha cambiato le carte in tavola, modificando le attese dei gestori che ora si attendono un primo – e unico per quest’anno – aumento a dicembre. Stando infatti alla curva Overnight Index Swap dell’Eurozona, i mercati monetari scontano ora un solo rialzo completo da 25 punti base entro dicembre, mentre prima erano due.
Secondo Xavier Baraton, cio di Hsbc Asset Management, nel meeting di marzo l’Eurotower dovrebbe ribadire un messaggio implicito su un potenziale aumento dei tassi di interesse già quest’anno, ma il focus principale sarà sul ritmo del tapering. “Marzo è ancora troppo presto perché la Bce si concentri sugli aumenti dei tassi di per sé – ha spiegato -. Il messaggio principale è che vogliono maggiore flessibilità quest’anno, in modo da poter adeguare la politica più rapidamente se l’inflazione continua a sorprendere al rialzo, ma mantenere condizioni accomodanti se la crescita delude o se l’inflazione core inizia a muoversi verso l’obiettivo al ritmo desiderato”.
Per questo, Baraton vede solo un ritocco quest’anno. Così come Mauro Valle, head of fixed income di Generali Investments Partners, stando al quale “sembra probabile che le tensioni sull’Ucraina durino più a lungo del previsto e in una situazione del genere ci sono crescenti possibilità che la Bce ritarderà la sua stretta monetaria”. Per l’esperto, quindi, i tassi verranno alzati solo una volta quest’anno, “anche se le tensioni geopolitiche dovessero dissiparsi”.
Di diverso parere,Andreas Billmeier, economista europeo presso Western Asset (Franklin Templeton). “L’Ucraina è un grosso problema per i rendimenti della Zona euro, ma la Bce conta di più. Se traduci questo (un possibile conflitto, ndr.) in una reazione politica, probabilmente significherà un maggiore sostegno fiscale di qualche tipo, ma non si tratta di un fattore determinante per la Bce e i rendimenti europei”, ha assicurato.
Bruxelles rivede al ribasso le stime del Pil: +4% nel 2022 e +2,7% nel 2023. Su i prezzi: +3,5% quest’anno. Sforbiciata anche per la crescita italiana: +4,1% quest’anno, sopra la media. Allarme per i rischi geopolitici
“L’inflazione resterà alta più a lungo del previsto, ma calerà”, assicura Lagarde. Che però si dice preoccupata e non esclude più un rialzo dei tassi già quest'anno. I gestori: occhi puntati su marzo
Iscriviti per ricevere gratis il magazine FocusRisparmio