Aim: ecco perché farà crescere il PIL
Il percorso di avvicinamento alla Borsa contribuisce alla crescita delle aziende e a una nuova cultura imprenditoriale più aperta. Dando slancio all'economia
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Arriva Family Fund, il fondo di Pictet dedicato alle aziende familiari, che secondo diverse analisi si rivelano più redditizie nel lungo periodo. La strategia investe in una selezione di società nella quale ci sia un soggetto, fondatore o famiglia, che detiene almeno il 30% dei diritti di voto. Una definizione stringente che pure corrisponde a circa 500 società a livello globale, o quasi il 20% dell’indice Msci Acwi. Le società che entrano nel nuovo comparto gestito dal team specializzato in mercati azionari con sede a Ginevra e guidato da Alain Caffort e Cyril Benier, “tendono a sovraperformare il mercato azionario globale e, normalmente, presentano uno stile di gestione particolarmente attrattivo in un’ottica di lungo periodo: valori solidi, partecipazione attiva, un approccio lungimirante e un piano di passaggio generazionale ben delineato”, spiega Paolo Paschetta, country head Italia di Pictet Asset Management.
“Esiste un importante legame culturale tra Pictet e la strategia che oggi lanciamo. Il Gruppo Pictet – prosegue – infatti è un gestore svizzero indipendente e non quotato in borsa, con sette soci di riferimento che rispondono in prima persona dei risultati del gruppo: in ultima analisi anche il nostro gruppo può essere assimilato a una azienda familiare con oltre 200 anni di storia e un orientamento di lungo periodo. Proprio per questo crediamo fortemente in questo nuovo comparto che investe proprio sulle migliori società a conduzione familiare a livello globale. Secondo vari studi, le società a conduzione familiare sono più redditizie e generano performance superiori rispetto alle concorrenti con un diverso tipo di gestione”.
Le caratteristiche dei business familiari di successo sono, secondo la stessa Pictet Am, uno spiccato spirito imprenditoriale, dimostrato tramite l’innovazione e un approccio rivoluzionario; una gestione accorta che si concretizza nel desiderio di investire oggi per il successo delle generazioni future; sovrapposizione tra sfera socio-emotiva e andamento della società perché l’azienda è il riflesso della famiglia e della sua reputazione. Pertanto, ogni componente è coinvolto attivamente nella gestione, come traspare dall’impegno sul fronte finanziario: e ciò conduce verso prospettive a più lungo termine, poiché generalmente i proprietari di società a conduzione familiare investono quasi tutto il capitale personale nell’azienda, il loro comportamento e l’approccio all’investimento sono molto diversi rispetto a quelli delle altre tipologie di società per azioni. Di solito infatti i proventi dell’attività vengono reinvestiti al fine di alimentare la crescita e si opta per una linea più rigorosa in ambito finanziario.
Il Global Family Business Index, realizzato dal Center for Family Business presso l’Università di San Gallo in Svizzera, in cooperazione con il Global Family Business Center of Excellence di EY, analizza le prime 500 società a controllo familiare in tutto il mondo. I paesi maggiormente rappresentati sono Stati Uniti (con 122 società), Germania (79), Francia (28), Hong Kong (21), Svizzera (19) e India (17). L’Italia è al settimo posto con 17 imprese familiari. D’altronde, secondo Aidaf (l’Associazione delle Imprese familiari italiane (Aidaf) l’Italia è composta per l’85% del totale da imprese familiari, che sono il fulcro dello sviluppo economico e sociale in tutt’Europa. Ma anche nel mondo, secondo l’Economist, le imprese familiari sono più del 90% del totale.
Secondo Credit Suisse a livello globale i business familiari si dimostrano più redditizi nel lungo termine. Il report analizza oltre mille società familiari e le loro performance in relazione al gruppo di controllo costituito da circa 7mila società non familiari. I parametri di crescita e profittabilità sono superiori per le imprese familiari, che presentano ricavi, ebitda, cash flow e ritorni migliori. In generale si tratta di società che hanno un focus di lungo termine e maggiormente conservativo. Le società con le performance migliori a tre, cinque, dieci anni sono in Germania, Italia, India e Cina.
Le stesse quotate italiane sono per il 60% aziende a carattere familiare e rappresentano il 25% in termini di capitalizzazione. È ancora Aidaf a rilevare che, se i leader ultra-settantenni sono aumentati di quasi dieci punti in percentuale a scapito degli under 50, è aumentato anche il modello collegiale, ovvero la coesistenza al vertice di rappresentati di diverse generazioni. Il peso di questa formula è passato dal 21,2% a oltre il 40%. E sono aumentati i manager professionisti: le imprese familiari stanno insomma evolvendo verso un modello più strutturato e abbandonano quelli che sono i loro vulnus tradizionali.
Aidaf rileva anche che negli ultimi dieci anni l’universo delle imprese familiari con fatturato sopra i 50 milioni sia aumentato di 350 unità, e la loro incidenza sul Pil è passata dal 23,3% al 27,7%. Il peso sul fronte occupazionale è aumentato di dieci punti, passando dal 35,9% al 44,9%; ed è cresciuta anche l’incidenza sul fatturato globale italiano dal 32,5% al 37,5%. Infine, le imprese familiari sono riuscite, superando quelle non familiari, a recuperare il terreno perso nel corso della crisi: il Roi oggi è pari al 9,6%, superiore a quello registrato dieci anni fa e nettamente migliore rispetto all’8,5% registrato dalle imprese non familiari. Insomma, le aziende familiari sono un buon affare. Quelle italiane di più.
