Monitor Reddito fisso – Torna la propensione al rischio
Merito della ripresa economica e delle banche centrali. Per l’high yield meglio Usa ed Europa. Occasioni anche nel debito corporate emergente. La view dei gestori
5 min

Le opportunità di mercato più interessanti sul reddito fisso europeo? Secondo Mauro Valle, gestore del comparto Generali Investments Sicav (GIS) Euro Bond, si trovano sulla periferia, Italia compresa, dove le prospettive per quest’estate sono buone e si profilerà semmai un’incognita politica da settembre. Nei mesi scorsi il fund manager di Generali Investment Partners ha gestito l’elevata volatilità e protetto la performance del comparto adottando, al palesarsi della crisi pandemica, una posizione difensiva, per poi riprendere posizione sui paesi periferici, all’affermarsi degli staordinari supporti di politica monetaria e fiscale.
Quello che può succedere nei prossimi mesi dipenderà molto dalla circostanza che il virus riprenda o meno e con quali modalità, un aspetto che non si può predire e gestire in anticipo. Quanto al contesto, dopo l’intervento della Bce con il programma di acquisto di titoli (Pandemic purchase program) e la proposta da parte della Commissione Europea del Recovery Fund promosso da Angela Merkel e Emmanuel Macron il mercato si è stabilizzato sul lato dei tassi e degli spread di credito, e la volatilità si è abbassata. Ora che il mercato è sufficientemente calmo per effetto di questi interventi, ciò a cui assistiamo sono i dati macro di fiducia che sono in ripresa. Dopo la discesa record di alcuni set di dati, come il Pmi, assistiamo ora a un rimbalzo degli indicatori di confidence. Restano da monitorare con attenzione alcuni dati più concreti, quali l’effettivo andamento del Pil. Il punto di domanda è quale sarà il grado di recupero dell’economia nel secondo semestre, quale sarà l’andamento di inflazione e mercato del lavoro, e via discorrendo.
Al momento il rischio principale, come già accennato, è che sulla ripresa si faccia più fatica di quanto previsto. Il ritorno ai livelli pre-Covid potrebbe essere più lento del previsto e questo costituirebbe un problema per gli investitori. Non dobbiamo poi dimenticare le incognite politiche. C’è una partita aperta sul Recovery Fund che si potrebbe definire entro la fine di luglio, mentre a livello più locale c’è l’incognita del giro di elezioni a settembre, che potrebbe tornare a dare volatilità agli spread.
L’impatto del coronavirus sui tassi core, soprattutto quelli tedeschi, di fatto è stato positivo, perché ha fatto scendere i tassi ai minimi degli ultimi anni. In questo senso, l’asset class è stata favorita. Per quanto riguarda i fondi Generali Investments Sicav (GIS) in particolare, ci eravamo posizionati in maniera difensiva già a febbraio, quando si iniziava a intravedere il possibile impatto del coronavirus, facendoci immaginare che i tassi core sarebbero scesi e che le economie più fragili sarebbero state penalizzate, con conseguente ampliamento degli spread. Fino a marzo/aprile abbiamo tenuto posizioni sulle duration più lunghe sui tassi core e esposizioni ridotte sulla periferia (non nulle, ma comunque più basse rispetto alla media degli ultimi tempi). Poi nel corso del mese di aprile, quando abbiamo capito che le banche centrali iniziavano a intervenire in maniera decisa e si cominciava a discutere di misure a sostegno dell’economia, abbiamo modificato il posizionamento, in modo da essere meno esposti sui tassi core tedeschi e cominciare a rimontare posizioni più lunghe sui titoli periferici di Italia, Spagna, Portogallo e anche Grecia.
A nostro avviso le prospettive sono ancora buone. Finora i Btp si sono mossi bene, lo spread si è ristretto a livelli pre-crisi per effetto degli interventi della Banca Centrale e dell’annuncio del Recovery Fund. Crediamo che gli spread siano supportati dal contesto e prevediamo anche livelli di tassi più bassi. Nei prossimi mesi resta da capire cosa succederà nella gestione dei conti e dove si attesterà la crisi economica. Occorrerà da un lato vedere i dati effettivi di crescita e relative stime di deficit e debito per l’Italia, oltre alle misure che deciderà di mettere in campo, e dall’altro valutare il grado di stabilità politica in base all’andamento delle elezioni regionali di settembre, perché certamente quando ci sono fasi di incertezza politica lo spread si allarga. Ora abbiamo una view positiva per il periodo estivo, ma a settembre potrebbero entrare in gioco elementi in grado di dare volatilità allo spread italiano.
In questo momento resta l’idea che le parti centrali della curva periferica siano sufficientemente interessanti in termini di rendimento, in particolar modo l’Italia – che ha rendimenti appetibili con un rischio di volatilità più alto – e, per chi vuole avere meno rischio, la Spagna. Sulle emissioni a cinque anni i Bonos hanno ancora rendimenti non positivi, ma certamente meglio dei meno 70 punti base della Germania. Per le prossime settimane non ho solo una visione positiva sui titoli di stato della periferia ma anche sul credito, grazie al supporto della Bce che acquista anche i corporate bond ed eventualmente valuterà di comprare titoli high yield.
I titoli italiani offrono rendimenti relativamente bassi al momento rispetto alle medie del passato, proprio grazie al supporto della Bce e della Ue. C’è una chiara consapevolezza che siamo di fronte a una crisi di lungo termine e il supporto non dovrebbe venir meno nel breve, quindi per il resto dell’anno e forse anche per il 2021 immagino che il supporto delle istituzioni si protragga in maniera analoga proprio per evitare la frammentazione del mercato europeo e l’eccessiva divergenza dei tassi, che potrebbe mettere a rischio la stabilità e vanificare gli sforzi che si stanno cercando di fare con le iniziative per tenere assieme Paesi più forti e Paesi più deboli. Lo stesso Recovery Fund è concepito per erogare fondi per un periodo lungo. Per contro, affinché la situazione si mantenga positiva per il Btp è importante che le risorse del Recovery Fund siano collegate a un programma di interventi e a una strategia di spesa convincenti. Se l’Italia instaura un dialogo costruttivo e imposta un bel programma di riforme e investimenti, sicuramente il mercato lo apprezzerà. Viceversa, in uno scenario di instabilità politica o addirittura di caduta del Governo la situazione sarebbe molto più complicata da gestire.
