Bce: “Ripresa incerta, pronti ad ampliare il Pepp”
Per l’Eurotower il secondo trimestre sarà più duro del primo e c’è forte incertezza su tempi e portata della ripartenza. “Faremo il necessario". Ma le Borse vanno giù
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In questi giorni densi di appuntamenti politici e carichi di attese per l’approvazione del Dl Rilancio il debito pubblico italiano continua a essere monitorato dagli investitori, soprattutto esteri.
Se da un lato le ultime aste di titoli di Stato offerti dal Ministero dell’economia italiano hanno avuto un esito positivo portando un apparente momento di tranquillità nel mercato, dall’altro “rimangono forti dubbi per il futuro della capacità del Tesoro di raccogliere capitali sui mercati a costi moderati per molteplici fattori”, sostiene Filippo Diodovich, senior strategist di IG Italia.
Per il momento il costo medio di tutto il debito italiano – anche quello emesso in passato con tassi d’interesse più alti rispetto a quelli che vediamo oggi – si aggira intorno al 2,5% ma “questo non significa che fra le nuove emissioni possano verificarsi tassi più alti della media”, precisa Carlo Capuano, l’analista che ha firmato l’ultimo report di DBRS sull’Italia. Non banale in un Paese il cui debito pubblico è detenuto per oltre il 30% da mani straniere.
“Se analizziamo l’andamento dei rendimenti dei titoli benchmark per le scadenze a 1 anno, 5 anni, 10 anni e 30 anni, possiamo capire come l’allentamento delle tensioni è soprattutto rilevato sulle scadenze più a breve mentre su quello a medio/lungo termine i rendimenti rimangono su livelli molto elevati soprattutto se confrontati con altri Paesi europei”, puntualizza Diodovich dalle sale operative di IG Italia.
L’analista sostiene che comparando l’andamento dei rendimenti dei bond decennali italiani con Spagna, Portogallo e Grecia “possiamo notare come la calma sull’obbligazionario sia solo apparente e soprattutto legata agli acquisti della Banca centrale europea”.
Quali sono i fattori che possono mettere ancora più pressioni sullo spread italiano?
Per il momento il peggio sembra alle spalle ma le decisioni delle ultime settimane (taglio a sorpresa di Fitch e nulla di fatto di S&P’s e Moody’s) aprono a un quadro più definito, dove tutte e tre le agenzie si riserveranno il diritto di rivedere il rating verosimilmente dopo l’estate.
È stata una decisione saggia dal momento che l’obiettivo sarà quello di comprendere l’evoluzione della pandemia e raccogliere i primi risultati consuntivi per iniziare a quantificare un danno ad oggi inestimabile”, spiega a FocusRisparmio Vincenzo Longo, analista CFA e premium client manager di IG Italia.
Di fatto il debito italiano non è mai stato così pericolosamente vicino alla soglia dello speculative grade e le probabilità continuano a crescere. “Questo perché rispetto ad altre economie, negli ultimi 10 anni, non sono state fatte riforme strutturali in grado di mettere il Paese al riparo dagli shock o quantomeno a renderlo meno vulnerabile rispetto solo a Paesi simili come la Spagna”, dice Longo.
Per l’analista il rischio che il rating del debito italiano possa finire sotto la soglia di Investment grade e finire nel paniere degli High Yield “a questo punto è solo questione di tempo”. A conferma di ciò, ci sono le misure preventive della Bce che vanno dall’acquisto di titoli di Stato Junk, deciso qualche settimana fa, alle recenti discussioni sul possibile intervento sui titoli corporate che sono finiti nell’area speculative grade.
Insomma, Francoforte si prepara al peggio e anche gli investitori potrebbero farlo. “In caso di declassamento del debito in area Junk i grandi fondi dovrebbero uscire dall’investimento in Btp lasciando la sola Bce, o quasi, a coprire le emissioni. Un rischio che – come Paese – non possiamo permetterci di correre”, chiosa Longo.
Commissione Europea, Mes e Recovery Fund. “Per evitare una nuova fiammata dello spread verso i 300 punti base crediamo che sia necessario che la Bce mantenga il proprio impegno di difesa dell’Eurozona con un incremento del Pepp pari a 500-750 miliardi di euro e che la Commissione Europea assieme al Parlamento Europeo possa dare un’accelerazione nel processo di creazione del Recovery Fund con (I) il rafforzamento del budget europeo 2021-2027 in grado di garantire l’emissione di bond europei perpetui o (II) l’introduzione di un potere fiscale autonomo concesso alle istituzioni europee che assieme al budget europeo possano garantire l’emissione di eurobond”, chiosa Diodovich.
