8 min
Nella Relazione annuale 2019, Bankitalia elogia la resilienza del sistema finanziario. Sale la quota allocata dalle famiglie in prodotti del risparmio gestito
La pandemia di coronavirus ha mostrato la solidità delle banche e dei fondi italiani. Dopo la Consob, anche il governatore di Bankitalia, Ignazio Visco, certifica la tenuta del sistema finanziario italiano. Ad essere stata invece pesantemente contagiata dal virus è l’economia del nostro Paese, per la quale i tecnici di via Nazionale ipotizzano uno “scenario di base” con un Pil a -9% nel 2020 che nel 2021 “recupererebbe circa la metà della caduta” e altre “ipotesi più negative, anche se non estreme”, con una contrazione del 13% quest’anno e una ripresa molto lenta nel prossimo.
Le stime sono contenute nella Relazione annuale di Bankitalia per il 2019 presentata oggi.
Nelle Considerazioni finali del Governatore che accompagnano il documento, Visco invita tutti a non perdere le speranze. “L’incertezza oggi è forte ma da più parti si dice che insieme ce la faremo. Lo diciamo anche noi”, ha esortato nel corso delle sue Considerazioni finali, sottolineando che non lo si deve dire però “solo con ottimismo retorico, bensì per assumere collettivamente un impegno concreto”. “Serve un nuovo rapporto tra Governo, imprese dell’economia reale e della finanza, istituzioni, società civile; possiamo non chiamarlo, come pure è stato suggerito, bisogno di un nuovo ‘contratto sociale’, ma anche in questa prospettiva serve procedere a un confronto ordinato e dar vita a un dialogo costruttivo”, ha affermato con convinzione.
Tornando ai dati, nel quadro macroeconomico del Governo, Palazzo Koch prevede per il 2020 un disavanzo pari al 10,4% del Pil e un aumento del peso del debito pubblico sul prodotto di 21 punti percentuali, al 156%. “Un lascito così pesante impone una presa di coscienza della dimensione delle sfide di fronte a noi”, scrive Visco. Nel testo viene spiegato che “con un tasso di crescita dell’economia compreso tra l’uno e il due per cento”, un calo dello spread, e un avanzo primario dell’1,5% “sarebbe sufficiente per ridurre il peso del debito sul prodotto di circa due punti percentuali in media all’anno”.
“Ogni Paese deve utilizzare le risorse messe a disposizione dalle istituzioni europee con pragmatismo, trasparenza e, soprattutto in maniera efficienze”, avverte dunque il governatore, precisando che “i fondi europei non potranno mai essere ‘gratuiti'” perché “il debito europee è debito di tutti”. Visco definisce l’ultima proposta Ue, del fondo da 750 miliardi “un’opportunità importante”. “L’Italia – aggiunge inoltre – è chiamata ad uno straordinario sforzo per sfruttare le opportunità offerte meglio di quanto non abbia fatto negli ultimi decenni”.
Investitori istituzionali
Quanto al bilancio del 2019 contenuto nella relazione annuale di via Nazionale, da segnalare che lo scorso anno la raccolta netta degli investitori istituzionali è stata pari a 21 miliardi, il valore più basso dal 2012. A soffrire fondi comuni (in particolare i fondi aperti) e gestioni patrimoniali, le cui sottoscrizioni nette si sono ridotte di 10 e 5 miliardi, (rispettivamente a -4 e a -0,4 miliardi). Sostanzialmente stabile, invece la raccolta delle assicurazioni e dei fondi pensione. I dati si spiegano, secondo Bankitalia, con la volontà della famiglie, spaventate dalla volatilità, di indirizzare i propri investimenti verso strumenti a basso rischio e alta liquidità, quali i depositi bancari e postali.
Al palo i Pir, la cui raccolta si è praticamente bloccata in attesa delle modifiche alla normativa introdotte dalla legge di bilancio. Per questi prodotti i riscatti sono stati contenuti della normativa fiscale, che incentiva i risparmiatori a detenere le quote per un periodo minimo di cinque anni.
I fondi chiusi hanno raccolto risorse per 2 miliardi, pari al 3 per cento del patrimonio gestito. La crescita ha riguardato principalmente i fondi riservati a investitori professionali operanti nel mercato immobiliare e dei minibond. Diversi gestori hanno ottenuto l’autorizzazione a costituire fondi di investimento a lungo termine (European long-term investment funds, Eltif), il cui patrimonio, a detta di Bankitalia, resta ancora contenuto. Lo sviluppo dei fondi chiusi immobiliari, che nel 2019 hanno raccolto risorse per 5 miliardi, è stato principalmente sostenuto dagli investimenti esteri e, in misura minore, da quelli degli enti di previdenza e delle compagnie di assicurazione italiani.
Nell’anno la raccolta netta delle assicurazioni è rimasta sostanzialmente stabile sia nel ramo vita sia nel ramo danni (a 13 e 30 miliardi, rispettivamente). L’incertezza sull’andamento dei mercati finanziari ha indotto le famiglie a orientare la domanda verso prodotti a basso rischio. Le sottoscrizioni lorde di polizze unit linked e index linked, per le quali il rischio di investimento ricade principalmente sugli assicurati, si sono ridotte del 7 per cento, a 28 miliardi, mentre quelle delle polizze del ramo I, che offrono rendimenti minimi garantiti, sono aumentate del 10 per cento, a 73 miliardi.
Inevitabili le ripercussioni sul patrimonio. “Il forte sviluppo del settore degli investitori istituzionali, favorito a partire dal 2013 dalla riallocazione dei portafogli delle famiglie italiane verso i fondi comuni e i prodotti assicurativi, si è arrestato nel 2019 – si legge nella relazione – la percentuale delle attività finanziarie delle famiglie gestite dagli investitori istituzionali ha raggiunto il 31,5%, un valore superiore di circa dieci punti percentuali rispetto a quello della fine del 2012. Tale quota resta inferiore alla media dei paesi dell’area dell’euro e a quella del Regno Unito e degli Stati Uniti”.
In aumento invece gli utili delle società di gestione del risparmio, aumentati nel 2019 del 36%. Secondo Bankitalia, infatti, la ripresa dei corsi nei principali mercati finanziari ha sostenuto le commissioni nette, il cui incremento ha più che compensato la crescita dei costi operativi. Il rapporto fra patrimonio di vigilanza e requisito patrimoniale è passato da 7,8 a 8,16. A primeggiare, i gestori specializzati nei fondi chiusi immobiliari, i cui utili sono quasi raddoppiati.
Anche la redditività delle imprese assicurative è migliorata, grazie soprattutto all’aumento dei corsi dei titoli di Stato. Il rialzo dei prezzi si è tradotto in un significativo miglioramento del roe nel ramo gestione vita, salito dal 5 al 14,5 per cento.
Bankitalia getta anche uno sguardo sull’inizio di quest’anno ed evidenzia come nel primo trimestre del 2020 i fondi comuni aperti di diritto italiano hanno registrato deflussi netti rilevanti. Ma, si sottolinea, a partire dall’ultima settimana di marzo il calo della raccolta si è attenuato. Nessun dubbio sulla tenuta del sistema: “I fondi hanno fatto fronte regolarmente alle richieste di rimborso, anche grazie a un grado di liquidità dei portafogli relativamente elevato; vi ha contribuito la normativa nazionale, che prevede limiti agli investimenti in attività illiquide”.
Le famiglie
Passando alle famiglie, secondo via Nazionale nel 2019 la ricchezza netta è cresciuta dell’1,9%, a 8,1 volte il reddito disponibile. L’incremento è stato determinato prevalentemente dalla variazione della ricchezza finanziaria (aumentata del 5,2%) connessa con il rialzo dei prezzi dei titoli. Alla fine del 2019 le attività finanziarie avevano raggiunto il 42% della ricchezza totale lorda ed erano pari a 3,7 volte il reddito disponibile, un valore elevato nel confronto con i principali Paesi europei. Da segnalare però che il divario positivo rispetto alla media dell’area dell’euro si è più che dimezzato dal periodo precedente lo scoppio della crisi finanziaria globale.
“Nel 2019 le famiglie italiane hanno continuato a mostrare cautela nel selezionare i propri investimenti di portafoglio – scrivono i tecnici dell’istituto centrale -: le vendite nette di obbligazioni bancarie, titoli di Stato e azioni sono state ingenti e i depositi sono cresciuti. Alla fine dell’anno poco meno di un terzo della ricchezza finanziaria era detenuta in depositi e circolante, una frazione in rialzo di oltre sette punti percentuali rispetto al 2007″.
Sale la quota allocata in prodotti del risparmio gestito e raggiunge il 31,6% (19,8% nel 2007). “Questi strumenti migliorano il profilo di rischio-rendimento del portafoglio finanziario aumentando la diversificazione, anche geografica, degli investimenti: secondo le nostre stime – si legge – nel 2019 l’esposizione complessiva, diretta e indiretta, delle famiglie verso titoli esteri sarebbe stata pari al 21,1% delle attività finanziarie e quella verso i titoli pubblici italiani al 12,3%”.
Le banche
Nel 2019, certifica Bankitalia, è continuato il rafforzamento dei bilanci bancari. La riduzione dei crediti deteriorati è infatti proseguita a “ritmi sostenuti” e le operazioni di cessione hanno contribuito in misura rilevante. Il tasso di deterioramento dei prestiti è rimasto su livelli storicamente molto contenuti.
I prestiti alle imprese sono scesi a causa della bassa domanda di finanziamenti connessa con l’indebolimento della congiuntura; la crescita dei finanziamenti alle famiglie è stata in linea con quella osservata nel triennio 2016-18. Gli intermediari hanno lievemente diminuito gli investimenti in titoli pubblici italiani, una quota rilevante dei quali è allocata nel portafoglio delle attività valutate al costo ammortizzato. La raccolta complessiva è invece aumentata, beneficiando della crescita sostenuta dei depositi dei residenti; quella obbligazionaria sui mercati internazionali è tornata a salire e i rendimenti all’emissione si sono ridotti.
In lieve calo la redditività, soprattutto per i gruppi più grandi, a causa della flessione del margine di interesse e di più elevati oneri fiscali. Ma gli istituti hanno proseguito la riorganizzazione della rete distributiva attraverso la riduzione del numero degli sportelli e dei dipendenti. “Nostre analisi mostrano come iniziative volte ad accrescere la scala operativa delle banche italiane possono determinare significativi guadagni di efficienza, soprattutto se accompagnate da un maggiore ricorso alle nuove tecnologie e da una razionalizzazione della rete distributiva”, si ribadisce da Bankitalia.
Sguardo al futuro
Quanto al futuro, gli effetti dell’epidemia di Covid19 sull’attività economica espongono il sistema bancario a nuovi rischi, avverte Palazzo Koch, ma rispetto all’avvio della crisi finanziaria globale, le condizioni di partenza sono più solide: tra il 2007 e il 2019 il rapporto tra il capitale di migliore qualità e gli attivi ponderati per il rischio è quasi raddoppiato. L’incidenza dei crediti deteriorati netti si è inoltre ridotta di due terzi dal picco del 2015; l’impatto sul capitale dovuto alle variazioni di valore dei titoli di Stato è mitigato dalla diminuzione della quota di quelli valutati al fair value; i prestiti sono finanziati interamente dai depositi. “Le ampie possibilità di rifinanziamento presso l’Eurosistema contribuiscono ad attenuare le tensioni sulla provvista”, si sostiene.
Inevitabilmente, la crisi innescata dall’epidemia si sta riflettendo sulla dinamica dei finanziamenti a famiglie e imprese. I primi hanno subito un rallentamento, che dovrebbe proseguire nei prossimi mesi. Il credito alle imprese è invece tornato a crescere marcatamente a seguito dell’aumento del fabbisogno di liquidità indotto dall’interruzione dell’attività produttiva. L’accesso al credito delle imprese beneficerà delle ampie garanzie pubbliche sui prestiti.
“La recessione comporterà verosimilmente un deterioramento della qualità del credito e pressioni sulla redditività – avverte Bankitalia -. Il perdurare delle tensioni sui mercati finanziari potrebbe inoltre tradursi in un ulteriore calo delle sottoscrizioni di prodotti del risparmio gestito e in una contrazione delle commissioni. L’entità di tali effetti è tuttavia ancora incerta e dipenderà dalla durata della recessione e dalla velocità della ripresa. Le misure adottate dalle autorità di vigilanza mirano a contenere le conseguenze della pandemia sulla capacità delle banche di finanziare l’economia e a evitare effetti prociclici”.