Savona: “Il Covid conferma la solidità del risparmio italiano”
28 maggio 2020
di ELENA SCUDIERI
4 min
Per il presidente Consob i nostri fondi di investimento hanno retto bene. Le vecchie regole invece non hanno funzionato. Governo promosso
Paolo Savona,presidente della Consob
Gli italiani, popolo di risparmiatori, restano la vera arma del Paese contro qualsiasi crisi e, con loro, la solidità dei nostri fondi di investimento. L’ennesima conferma arriva dal presidente della Consob, Paolo Savona, che di fronte di fronte alla Commissione parlamentare d’inchiesta sul sistema bancario e finanziario non ha mostrato di nutrire dubbi in proposito: “Secondo i dati di Banca d’Italia a fine settembre 2019 il risparmio, in forma monetaria delle famiglie, ammontava a 4.396 miliardi, ed è ragionevole intendersi che l’importo abbia finora retto alla crisi”.
Ma il risparmio è solido da ogni punto di vista. “Anche i nostri fondi di investimento hanno retto bene alle incertezze della crisi, contrariamente a quelli di altri Paesi che hanno incontrato difficoltà a rimborsare il riscatto delle quote e alcuni hanno anche sospeso il rimborso. E questi risultati – ha assicurato – confermano la solidità e resilienza del risparmio italiano come pilastro del benessere sociale, ancor prima che economico”. Sul risparmio, ha proseguito, “ho sempre richiamato l’attenzione come fattore di stabilità sistemica entro cui collocare il più popolare rapporto debito pubblico/Pil; le fluttuazioni di costo/rendimento dei titoli di Stato, che incidono nelle gestioni bancarie, allontanano i risparmiatori dall’acquisto di questi titoli e si riflettono sulle quotazioni delle altre attività finanziarie, essendo legate alle fluttuazioni dello stato della fiducia. La Bce controlla la situazione finalizzando allo scopo la nuova creazione di base monetaria”
Cioè che invece ha dimostrato di non tenere perfettamente contro una crisi feroce come quella scatenata dalla pandemia sono le vecchie regole. “La legislazione vecchia non funziona più” per intervenire con tempestività ed efficacia sui mercati, in “un sistema finanziario costruito al di fuori dell’ipotesi Covid-19, che non dipende da domanda e offerta ma è una crisi esogena”, ha avvertito il presidente dell’Autorità di vigilanza. Ecco perché è necessario “mettere mano alla legislazione”: si tratta infatti per Savona di un sistema che di fronte a emergenze straordinarie “non funziona. Non chiedo più poteri – ha chiarito – ma che ci sia qualcuno che decida e che si prenda la responsabilità”.
Il riferimento è ovviamente ai tempi per lo stop alle vendite allo scoperto: per il primo intervento “abbiamo dovuto chiedere l’opinione dell’Esma”, e per estenderlo per tre mesi una valutazione “collegiale del board dell’Esma”, ha evidenziato Savona aggiungendo che è però necessario distinguere la speculazione allo scoperto da quella sui titoli: la prima per l’ex ministro è infatti solo una parte e ha “avuto un effetto del tutto marginale”. “Se volevamo evitare tutta la speculazione” la possibile soluzione “era la chiusura della Borsa ma il potere anche qui non ce l’ha la Consob ma il ministro del Tesoro”. Soluzione a cui però il numero uno della Consob ha spiegato di non credere. “Ritengo – ha puntualizzato – che la Borsa debba rimanere aperta. Essendo aperte altre Borse il risparmio sarebbe andato là. Non ho esercitato pressioni sulla chiusura della Borsa perché la ritenevo un errore”.
Attenzione però: questo non significa che le banche italiane e il mercato finanziario nelle sue diverse accezioni si possono considerare fuori dalla crisi economica in corso, “ma che la loro uscita dipende dalla ripresa produttiva, nei due aspetti della entità e rapidità con cui si presenterà”. “La politica economica è alla ricerca di una necessaria interazione positiva tra crescita reale e stabilità bancaria e finanziaria, ma deve anche perseguire la protezione del risparmio – ha avvertito -; la sua eutanasia, che Keynes giustificò per uscire da uno stato di sottooccupazione, dovrebbe avere limiti temporali e quantitativi, dato che la bassa remunerazione delle attività finanziarie in cambio della loro liquidabilità sembra essere sempre meno efficace nel trasmettere effetti all’economia reale”. Per il presidente della Consob, quindi, “la condizione va risolta con maggiori investimenti produttivi esogeni attivabili con la politica fiscale, come viene annunciato a livello interno ed europeo; da noi, per la loro attuazione, il risparmio sarebbe sufficiente, ma il suo impegno in questa direzione richiede che si ristabilisca fiducia nel futuro”.
Quanto all’operato del governo, Savona ha confermato il suo giudizio positivo, ma ha anche ribadito due richieste: “Sarebbe opportuno estendere al capitale di rischio le garanzie concesse all’indebitamento per affrontare il problema del peggioramento della leva finanziaria dal lato del debito, che diverrà sempre più un punto di attenzione da parte del mercato – ha affermato -. Con questo provvedimento si impegnerebbero i beneficiari a ben gestire il risparmio a essi affidato e a spartire con i risparmiatori i possibili benefici, evitando di privatizzare i guadagni e socializzare le perdite”.
E a questo proposito, l’apertura verso il fintech. “Ho anche suggerito, partendo dal caso specifico dell’intervento pubblico per la Banca Popolare di Bari, che occorre sperimentare i metodi ‘fintech’ per la concessione del credito – ha aggiunto -, poiché i metodi tradizionali basati su indicatori finanziari del passato, proiezioni econometriche del futuro e valutazioni soggettive dei manager non funzionano e inducono le banche a ridurre le esposizioni al rischio per prudenza o all’azzardo morale nella concessione”.
Durante la crisi i fondi con passaporto europeo Ucits hanno fatto fronte regolarmente alle richieste di rimborso. Efama: “Le norme e gli strumenti di gestione del rischio sono efficaci”
Durante la crisi i fondi italiani hanno fatto fronte regolarmente alle richieste di rimborso. Banca d’Italia conferma: “La liquidità è sui livelli più alti degli ultimi tre anni”
Iscriviti per ricevere gratis il magazine FocusRisparmio