Recovery Fund, il mercato vede l’intesa
La nuova bozza di Michel prevede due soluzioni con 400 o 390 miliardi di sussidi. E la trattativa ad oltranza fa sperare in un accordo: euro su, spread in calo
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Intesa trovata: l’Europa ha il suo Recovery Fund che salverà dal tracollo finanziario i Paesi più colpiti dal Covid-19. Invariata la potenza di fuoco complessiva da 750 miliardi di euro anche se dopo la quasi cinque giorni di trattativa terminata alle 5,32 di martedì mattina (la più lunga della storia Ue), cambiano gli equilibri: 390 miliardi di sovvenzioni da non rimborsare e 360 miliardi di prestiti. I soldi saranno reperiti da Bruxelles tramite gli Eurobond, parola neppure pronunciabile solo qualche settimana fa.
Insomma, un passo storico per l’Unione europea, una decisione che cambia le politiche economiche del Vecchio Continente, arrivato dopo un difficile negoziato che ha rischiato più volte di fallire per la rigidità dei Paesi cosiddetti frugali, i quali in cambio del sì a un piano ‘depotenziato’ hanno ottenuto anche un aumento dei loro rebates, gli sconti ai versamenti al Bilancio comune 2021-2027 fissato a 1.074 miliardi di euro.
L’accordo dovrà essere ora approvato dai Parlamenti degli Stati membri, il che potrebbe rivelarsi più controverso. Nell’ambito del piano per la ripresa, la Commissione europea per la prima volta emetterà debito su larga scala per finanziare sovvenzioni e prestiti per i Paesi colpiti duramente dalla pandemia di coronavirus. L’obiettivo è favorire la ripresa economica dell’Europa dal prossimo anno, consentendo allo stesso tempo all’Italia, alla Spagna, alla Grecia e ad altri di aumentare la spesa pubblica senza che il debito nazionale già elevato salga a livelli insostenibili.
La parte maggiore del Fondo, il 28%, andrà all’Italia, che comunque sarà sorvegliata speciale. Nella nuova versione, il nostro Paese ha sì perso 3,8 miliardi di aiuti diretti, che saranno pari a 81,4, ma ha guadagnato 38 miliardi di prestiti, che salgono così a 127 miliardi. Sommando le due entrate, dei 750 miliardi complessivi 209 andrebbero quindi a Roma, prima beneficiaria davanti alla Spagna. I soldi inizieranno ad arrivare nel secondo trimestre del 2021, ma potranno essere usati retroattivamente per coprire le misure prese a partire da febbraio 2020, purché in linea con gli obiettivi del Recovery.
E veniamo alla ‘compatibilità’, ovvero alla sorveglianza. Dopo l’ultimo, duro scontro notturno tra il premier italiano, Giuseppe Conte, e il collega olandese, Mark Rutte, il compromesso trovato prevede che ogni Piano nazionale di riforme, necessario per accedere al Recovery, dovrà passare al vaglio della Commissione che ne valuterà le misure green, digitali e il rispetto delle raccomandazioni Ue 2019-2020. Il via libera sarà votato anche dai ministri a maggioranza qualificata. Previsto poi un ‘Super freno d’emergenza’ per le tranche di aiuti successive condizionato alla verifica degli obiettivi intermedi del piano nazionale. Una procedura, insomma, che non prevede un diritto di veto da parte dei governi ma che potrebbe rallentare l’arrivo dei soldi ed esporre lo Stato membro non virtuoso a forti condizionamenti politici da parte degli altri Paesi.
“Abbiamo approvato un piano di rilancio ambizioso, adeguato alle necessità che stiamo vivendo e che ci consentirà di affrontare la crisi con forza ed efficacia. E’ un momento storico per l’Europa, è un momento storico per l’Italia”, ha sottolineato Conte. La vera prova per l’Italia arriverà adesso. Con le risorse del pacchetto europeo anticrisi “avremo una grande responsabilità. Abbiamo la possibilità di far ripartire l’Italia con forza, di cambiare volto al nostro Paese – ha sottolineato Conte – Ora dobbiamo correre, utilizzando questi soldi per investimenti, per riforme strutturali”.
Soddisfatti anche gli altri leader europei. “L’abbiamo fatto. Ci siamo riusciti. L’Europa è solida, è unita. E’ stato difficile”, le parole del presidente del Consiglio europeo, Charles Michel. “L’Europa ha ora la possibilità di uscire più forte dalla crisi”, ha detto la presidente della Commissione Ue Ursula von der Leyen. Ha parlato di “buon segnale” all’Europa la Cancelliera tedesca, Angela Merkel, mentre il presidente francese, Emmanuel Macron, ha evidenziato le “conclusioni storiche” di un “vertice difficile” con “visioni diverse dell’Europa”.
L’intesa europea, seppure di compromesso, rassicura il mercato e spinge in avvio lo spread Btp/Bund, in calo a quota 150 punti base. L’euro/usd si mantiene sopra quota 1,14, dopo aver raggiunto ieri i massimi degli ultimi quattro mesi grazie alle speranze su un imminente accordo: il mercato aveva già gradualmente prezzato l’intesa per cui la notizia ufficiale non ha portato a un nuovo rally. In progresso anche l’azionario europeo: Milano +1,35%, Parigi +0,91%, Francoforte +1,3%, Londra +0,43%.
L’accordo sul Recovery Fund e il bilancio Ue “non è il migliore possibile”, commentano gli economisti di Ing, sottolineando però che “dato che un anno fa un semplice bilancio della zona euro era quasi impossibile e quanto erano lontane le posizioni degli Stati membri all’inizio del negoziato, il risultato di questa mattina è notevole”. Sul fronte degli elementi negativi, tuttavia, gli esperti sottolineano come “in termini di dimensioni, il fondo è ancora relativamente piccolo, data la gravità della crisi economica” e inoltre, “entrerà in vigore solo a inizio gennaio, con i primi soldi che probabilmente raggiungeranno l’economia reale non molto prima della metà del 2021”. Anche se l’impatto del programma “non deve essere sopravvalutato”, aggiungono da Ing, “il fatto che ora ci saranno sovvenzioni è un enorme passo verso la solidarietà in Europa” e “verso un’ulteriore integrazione”.
Secondo i calcoli preliminari degli economisti di Ing, nei primi due anni “l’importo massimo delle sovvenzioni erogate dal Recovery Fund sarà pari all’1,6% del Pil dell’Ue a 218,75 miliardi di euro, con grandi differenze tra i Paesi”. Quelli “più vulnerabili come l’Italia e la Spagna possono ricevere sovvenzioni per circa il 2,5% e il 3,5% del Pil”, spiegano gli esperti, sottolineando come “ciò fornirà un discreto stimolo alle loro economie”. Tuttavia, avvertono da Ing, “non va dimenticato che il fondo diventerà effettivo solo il prossimo anno e che il 30% verrà erogato solo nel 2023”. Per questo, concludono gli economisti “per affrontare l’impatto economico del virus ora, i Paesi bisognosi dovranno e dovrebbero appoggiarsi alle opzioni offerte dai programmi Mes e Sure”.
Intanto, sul mercato dei titoli di Stato dell’Eurozona prevale la propensione al rischio. I rendimenti dei titoli di Stato core aumentano, con il tasso di finanziamento del Bund tedesco a -0,45%, indicando una minore domanda di attività rifugio. Nel frattempo i rendimenti dei titoli periferici calano in segno di una maggiore propensione degli investitori al rischio, con lo spread Btp/Bund che dovrebbe aprire in calo intorno ai 150 punti base. “Il fatto che i leader dell’Ue siano riusciti a raggiungere un accordo su un tale pacchetto di sovvenzioni è estremamente significativo”, affermano gli strategist obbligazionari di Mizuho. Il Recovery Fund “probabilmente” è il primo passo verso “un’unione fiscale nei prossimi cicli economici”, aggiungono gli esperti.
Per Stephen Innes, chief global market strategist di AxiCorp, si tratta “certamente di una notizia positiva”, che “dovrebbe consentire nuovi flussi verso l’Europa, soprattutto da parte dei money manager americani”.
Insomma, per gli investitori l’importanza simbolica dell’intesa è elevatissima e gli aiuti destinati ai Paesi più colpiti sono comunque notevoli. E in molti ritengono che ciò che ‘manca’ a Bruxelles potrà essere compensato a Francoforte, grazie a un nuovo potenziamento degli stimoli della Bce.
