Prudenza sì, ma vietato uscire dal mercato azionario
3 luglio 2018
di Gabriele Petrucciani
3 min
Articolo pubblicato su FR MAGAZINE | Giu – Lug 2018 |
I gestori continuano ad avere una visione positiva sull’equity, nonostante i numerosi campanelli d’allarme. Tuttavia, non mancano i rischi. Tra questi, l’inflazione, il protezionismo e una possibile frenata degli utili
Sell in may and go away. Un antico adagio che è sempre valido nelle sale dei trader. E quest’anno potrebbe esserlo ancora di più. Già a febbraio le Borse hanno lanciato un primo campanello di allarme. E nel secondo semestre dell’anno il concatenarsi di una serie di eventi potrebbe portare i mercati a invertire il trend rialzista in atto ormai da 10 anni. Solo per citarne alcuni: la Fed che continuerà ad alzare i tassi, il QE che in Europa dovrebbe arrivare a fine corsa a settembre, e valutazioni azionarie che su alcuni mercati, come l’America, hanno raggiunto livelli piuttosto tirati. Forse è arrivato il momento di fare il chek-up al proprio portafoglio e capire come distribuire al meglio i pesi tra azionario, obbligazionario e asset class alternative.
2018, ancora equity
Frédéric Dodard, head of portfolio management Emea di State Street Global Advisors
“In un portafoglio multi-asset tendiamo a privilegiare le azioni, visto che il contesto economico continua a essere di supporto – commenta Frédéric Dodard, head of portfolio management Emea di State Street Global Advisors – Allo stesso modo, siamo anche consapevoli che lo scenario è cambiato da inizio anno, perché il passaggio a un regime di maggiore volatilità ci ha portato a ridurre progressivamente il nostro sovrappeso sull’azionario, a partire da dicembre 2017. Tuttavia, non consigliamo di adottare una strategia sell in may and go away; piuttosto crediamo sia meglio adottare un atteggiamento cauto nel breve termine. Se da un lato prevediamo che nella seconda metà dell’anno l’azionario registrerà rendimenti positivi, dall’altro non ci aspettiamo una crescita dei prezzi robusta come quella registrata nella seconda metà del 2017”. Sulla stessa lunghezza d’onda il pensiero di Maria Paola Toschi, market strategist di Jp Morgan Asset Management, che fa notare quanto siano eccessive le preoccupazioni sulla tenuta della crescita: “I dati, sia macroeconomici sia legati alle indagini dei direttori degli acquisti e della fiducia dei consumatori, ci dicono che c’è stata una fase di moderazione, ma ora il ciclo economico si sta stabilizzando e la crescita è destinata a proseguire. Per questo pensiamo che il 2018 potrà ancora essere favorevole per gli investitori e in particolare per i mercati azionari, anche se dobbiamo attenderci un po’ più di volatilità e un ritorno sugli investimenti più contenuto. È molto difficile prevedere il timing di mercato. E pensare di entrare e uscire dagli investimenti è un atteggiamento poco disciplinato che rischia di avere costi e svantaggi. Per questo pensiamo che l’approccio legato a decisioni di breve periodo sia sbagliato, mentre è molto più proficuo restare legati ai fondamentali e alle attese economiche di lungo periodo”.
Come allocare il portafoglio
Maria Paola Toschi, market strategist di Jp Morgan Asset Management
Dunque, anche nel 2018 l’equity è da preferire al reddito fisso. A maggior ragione considerando il trend degli utili e la loro valutazione relativa rispetto ai bond. “Inoltre – aggiunge ancora Dodard – sovrappesiamo le commodity e tendiamo a preferire le azioni statunitensi, quelle dei mercati emergenti e dell’area Asia-Pacifico rispetto a quelle europee. Per quanto riguarda i settori, quando possiamo esprimere un posizionamento tattico, tendiamo a privilegiare l’Information Technology, i titoli industriali e quelli finanziari”. Anche per la Toschi l’America è l’area preferita, in quanto continua a registrare una forte crescita degli utili, soprattutto a seguito della introduzione della riforma fiscale: “Guardiamo con favore anche ai mercati emergenti, che godono di buoni fondamentali, e all’Europa, che continua a lanciare importanti segnali di tenuta della crescita”.
I rischi all’orizzonte
Ma se da un lato il futuro dei mercati e dell’economia globale è ancora roseo, o almeno così sembra, dall’altro non si può non considerare tutti i potenziali rischi che minacciano di stravolgere lo scenario. Come il rischio politico, che è tutt’altro che sparito. “L’Italia al momento è fonte di incertezza a livello europeo – argomento Toschi – Anche il presidente americano, con il suo atteggiamento talvolta imprevedibile, sta alimentando incertezza. E l’incertezza è il principale nemico dei mercati, nonché fonte di volatilità”. Da monitorare anche l’inflazione, per le ripercussioni che può avere sulla politica monetaria e sui mercati obbligazionari. “Per il momento non ci sono segnali di ripresa d’inflazione, ma i trend attesi vanno costantemente valutati in funzione sia delle variabili domestiche, come la crescita dei salari e dei consumi, sia di fattori globali come il trend di crescita del prezzo del petrolio e la minore disinflazione esportata a livello globale dai Paesi emergenti”.
Oltre a politica e inflazione, Dodard consiglia di stare attenti anche agli utili e alla variabile protezionismo: “Gli utili fino a oggi sono stati robusti e dovrebbero supportare la ripresa dei prezzi delle azioni; ma i mercati potrebbero subire una correzione qualora gli utili risultassero in generale deludenti. Per quanto riguarda il protezionismo, siamo consapevoli del rischio legato al protezionismo commerciale che, vista l’incertezza, potrebbe frenare il sentiment delle imprese e avere un impatto sugli investimenti”, conclude.
Gli advisor italiani continuano ad affidarsi alla gestione attiva per rispondere alle esigenze degli investitori in mercati volatili. I risultati del Natixis Investment Managers Global Survey of Financial Professionals 2018.
I mercati scommettono sulla conclusione della crisi italiana. Dopo il profondo rosso di inizio settimana ieri Milano ha guadagnato poco più del 2%. Scende anche lo spread, che si ferma a 247. È andata bene l’asta del Tesoro sui Bot, mentre l’Ocse prevede un rallentamento della nostra economia e rivede le stime di crescita per il 2019.
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