Banche, Messina: “L’Italia dovrà avere solo due-tre grandi gruppi”
Per il ceo di Intesa bisogna accelerare con le aggregazioni prima che parta il risiko Ue. Sull’Italia: “Debito enorme: necessario crescere. Il governo investa sulle infrastrutture”
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Siamo nel mezzo di un grande risiko fra banche che promette di ridisegnare l’intero assetto creditizio del Paese. Ma un’analisi del quadro d’insieme non può prescindere da alcune valutazioni allargate che coinvolgano l’industria della consulenza e degli investimenti, inevitabilmente coinvolte nei ragionamenti che in questi giorni di fine 2020 legano a doppio filo i principali poli finanziari del nostro Paese.
In questa intervista con Maurizio Primanni, ceo Excellence Consulting, società di consulenza strategica per il mondo degli intermediari finanziari, ci concentriamo sui possibili risvolti dell’ondata di fusioni e acquisizioni fra le banche italiane ed europee per l’industria del private banking e della consulenza finanziaria.
Considero Unicredit l’unica banca, al pari di Intesa Sanpaolo, che abbia l’esperienza e la capacità di aggregare una organizzazione complessa e con forte identità come il Monte dei Paschi. Ogni operazione di aggregazione in teoria può creare valore per gli azionisti, ma le esperienze del passato insegnano che le sinergie sono difficili da ottenere. Se l’operazione sarà realizzata, sarà necessario definire un nuovo progetto industriale con contenuti molto diversi dal piano attuale di Unicredit. Una sfida affascinante per il nuovo amministratore delegato e che potrebbe dare grosse soddisfazioni agli azionisti; ce ne sarebbero tutte le premesse.
Credo che Mustier abbia perseguito la strategia di rafforzare il profilo internazionale di Unicredit posizionandola come grande banca paneuropea. Al contrario, Messina ha perseguito per Intesa Sanpaolo una strategia di valorizzazione prima dell’asset & wealth management e ora della bancassurance, oltre a investimenti mirati in Paesi emergenti. Post Covid19 i mercati finanziari stanno apprezzando maggiormente banche eccellenti nei settori a buona redditività e basso assorbimento di capitale, piuttosto che le grandi banche multi-country. Da queste premesse possono essersi sviluppate le differenze di visione tra Mustier e il Consiglio di Unicredit.
Il mercato servito dagli operatori del Private banking raggiungerà al 2020 circa 900 miliardi di asset e si prevede ci siano ulteriori 400 miliardi ancora non serviti da operatori specializzati. I margini però si stanno assottigliando (al momento siano a 40-45 bps) e la ricchezza si sta concentrando (il 5% dei clienti con patrimonio maggiore di 5 milioni detiene il 30% degli asset). Vi è da prevedere per il futuro una contrazione degli operatori nel Private banking sulla scorta di quanto già accaduto in altri mercati (in Svizzera negli ultimi anni un terzo degli operatori sono spariti dal mercato). Unendo in un’unica visione strategica le forze di Unicredit, Cordusio, Mps e Widiba si potrebbe dare vita ad un campione nazionale capace di servire diversi segmenti di clientela private e di proiettarsi con efficacia anche su scala internazionale, come peraltro sta già facendo la Divisione Private di Intesa Sanpaolo.
Avrebbe molto senso, perché ci sarebbe la possibilità di dare vita alla prima Private Investment Bank digitale, un operatore oltre che dimensionalmente solido anche con una value proposition distintiva. Ciò sarebbe possibile mettendo in sinergia nell’operazione anche Banca Akros, Webank e Optima Sim. La capacità di sviluppare ricavi su larga scala nella Bancassurance sarebbe assicurata dal coinvolgimento nell’operazione di Unipol, primo azionista di BPER. La quota poi di Banco Bpm in Anima e quella di BPER in Arca Fondi potrebbe riaprire ragionamenti relativamente agli asset manager partner della nuova banca.
La divisione PB di Intesa San Paolo ha già dimostrato di riuscire a far coesistere più brand (Fideuram, Sanpaolo Invest e Intesa Sanpaolo Private Banking), valorizzandone al contempo le sinergie a livello di offerta e di macchina operativa. Non vedo grossi problemi quindi a gestire anche IWBank, la cui rete sicuramente potrà trarre beneficio dalle best practice sviluppate in questi anni in Fideuram e Sanpaolo Invest. Continuo a vedere una grossa opportunità per la Divisione Private nella piattaforma e nelle competenze che in questi anni IWBank ha sviluppato nel trading.
Al momento le Banche Reti sono quelle sia con la migliore produttività commerciale, sia con le migliori valorizzazioni sui mercati finanziari; inoltre le operazioni straordinarie che hanno come oggetto tali banche sono caratterizzate da un profilo di rischio superiore alla media. Malgrado i margini per il settore siano previsti in calo, io non vedo una corsa alle aggregazioni. Personalmente mi attendo più fermento nel mercato del private banking. Penso per esempio a realtà di dimensioni limitate quali Banca Consulia, Banca Profilo e Banca Intermobiliare, che si è già proposta come polo aggregante.
Mediobanca da tempo sta perseguendo una strategia di rafforzamento nell’Asset & Wealth Management, avendo compreso a mio parere prima di altri che il mestiere delle banche del futuro dovrà essere quello di creare dei poli multi-specializzati e sinergici. La rete di consulenti che si sta creando da zero in seno a Che Banca! sta viaggiando a gonfie vele, ma l’acquisizione di una rete darebbe la possibilità di attivare su larga scala un meccanismo virtuoso di sinergie con le altre fabbriche del gruppo Mediobanca (Asset Management, Investment Banking, Corporate Banking). Da capire poi se il partner migliore per Mediobanca sia poi Mediolanum.
Si è parlato di Mediobanca, visti anche i legami societari con le Generali. Banca Generali in effetti negli ultimi anni ha cambiato pelle: da banca retail è oggi considerata uno dei migliori operatori nel Private banking e con un’efficace strategia digitale. Credo comunque che essa stessa potrebbe proporsi come polo aggregante facendo leva sulle capacità di investimento del gruppo Generali. Esiste poi sempre la possibilità di realizzare una maggiore integrazione con la rete degli agenti delle Generali, strategia challenging, ma su cui sta puntando anche Allianz.
Post Covid19 le banche europee sono portate a ri-focalizzarsi prioritariamente sui mercati domestici. In Francia c’è l’esigenza di risolvere i problemi di Societe Generale e BNP potrebbe essere chiamata a contribuire, mentre Deutsche Bank ha già manifestato più volte nei suoi conti uno stato di difficoltà. In questo senso non è da escludere che qualche operatore possa valutare l’ipotesi di cedere le sue attività in Italia. Molto dipenderà da quanto credono nel nostro Paese. Per intenderci, Crédit Agricole ha recentemente acquistato Credito Valtellinese proprio per espandersi in Italia.
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