Albanese (Fineco): “Consulenza, l’anno zero del digitale”
Intercettare il cambio di passo dei trend strutturali legati alla digitalizzazione e richiesta di consulenza. Parla il capo dei cf di Fineco
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L’impatto del Covid19 sul settore della consulenza finanziaria è stato limitato nei primi sei mesi dell’anno, durante i quali le reti hanno migliorato il dato di raccolta netta (+32%) e gestita (+40%) in modo significativo. Da notare, però, che a ciò non corrisponde un aumento degli asset in portafoglio che sono stati condizionati dal calo dei mercati indotto dalla crisi sanitaria (complessivamente -1,02%).
“L’analisi dei dati economici delle principali reti di consulenza finanziaria (le quotate più Fideuram) ci dimostra che sono anche riuscite a migliorare i ricavi di oltre il 3%. Lo stesso confronto invece per le banche commerciali quotate segna un riscontro diverso, con i ricavi che sono diminuiti di oltre il 5%”, osserva Maurizio Primanni, Ceo di Excellence Consulting.
Secondo l’esperto a tenere meglio è il modello Digital Driven (5,4% vs 3,3% di raccolta netta su patrimonio totale) rispetto a quelli Advisor Driven (3,3% vs 2,9%) e Commercial Bank Driven (2,4% vs 4,6%). Dall’altre parte il patrimonio totale delle medesime nei primi sei mesi del 2020 diminuisce del -1,02% con solo qualche player che registra segno più.
E’ quanto emerge dalla ricerca di Excellence Consulting “L’impatto dell’emergenza Covid-19 sul business del Risparmio Gestito”, che prende in considerazione le principali reti di consulenti finanziari del mercato italiano aderenti ad Assoreti: Allianz Bank, Azimut, Banca Generali, BNL-BNP Paribas Life Banker, Credem, Deutsche Bank FA, Fideuram, Fineco, Intesa Sanpaolo Private Banking (ISPB), IWBank, Mediolanum, San Paolo Invest, Widiba.
La ricerca individua tre cluster in base al modello di business: Advisor Driven, consulente-centrico e con target di clienti di alto livello (Allianz Bank, Azimut, Banca Generali, Fideuram, Sanpaolo Invest), Digital Driven, a forte intensità digitale e con portafogli in termini di numero clienti per consulente più rilevanti (Fineco, IWBank, Mediolanum e Widiba), Commercial Bank Driven, operatori che hanno mantenuto una forte correlazione con le banca commerciale dello stesso gruppo bancario di appartenenza e ne rappresentano in sostanza la divisione dedicata (Credem, Deutsche Bank FI e BNL-BNP Paribas Life Banker).
Al confronto tra i primi sei mesi del 2020 e quelli del 2019, circa la raccolta netta totale a conseguire i risultati migliori sono: Mediolanum (150,5%), Allianz Bank (49,3%), Fineco (41%), Fideuram (38,6%) e BNL-BNP Paribas Life Banker (14,9%), tra quelli peggiori si segnala soprattutto Deutsche Bank FA (-67,5%). La raccolta netta gestita risulta positiva per Fideuram (+148%), Widiba (+115,5%), Azimut (+53,5%), negativa per Deutsche Bank FA (-127%) e BNL-BNP Paribas Life Banker (-15,3%).

A conservare maggiormente il patrimonio tra primo semestre 2020 e corrispettivo 2019 è il modello Digital (5,4% vs al 3,3% di raccolta netta su patrimonio totale) rispetto a quelli Advisor (3,2% vs 2,9%) e Commercial Bank (2,4% vs 4,6%).
Per quanto riguarda il patrimonio totale, cinque player mantengono il valore a fine dicembre 2019: BNL-BNP Paribas Life Banker (+5,4%), Fineco (+1,4%), Widiba (+0,6%), Banca Generali (+0,4%) e Mediolanum (+0,1%), tutti gli altri vedono ridurre il valore degli asset in amministrazione e gestione: Deutsche Bank FI (-7,3%), Azimut (-3,4%), IWBank (-3,1%), Credem (-3,0%), ISPB (-2,5%), Sanpaolo Invest (-1,3%), Fideuram (-0,9%), Allianz Bank (-0,4%).
Che cosa fare? “La nostra ricerca – spiega Primanni, – voleva verificare la reazioni delle Reti all’emergenza Covid-19. Oltre alla definizione, sia di nuovi prodotti legati al cambiamento della domanda dei clienti, che è mutata in bisogni e richieste dopo l’avvento di Covid-19, sia di nuovi paradigmi gestionali e organizzativi, il fatto che il modello digitale-centrico tenga meglio degli altri indica che l’opzione digitale per il futuro rappresenterà sempre più spesso la stella polare da seguire”.
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