Previdenza complementare, gli iscritti salgono a 7,9 milioni
12 giugno 2019
di La redazione
4,30 min
Nel 2018 il tasso di copertura aumenta al 30,2%. Permangono però differenze generazionali, geografiche e di genere. I fondi preferiscono i titoli di Stato, in calo titoli di capitale e quote di fondi comuni. La Relazione Covip
Mario Padula
Sempre più italiani scelgono la previdenza complementare, che ormai copre quasi un terzo della forza lavoro. È quanto emerge dalla Relazione Annuale della Covip, la Commissione di vigilanza sui fondi pensione, presentata alla Camera dei Deputati dal presidente Mario Padula. A fine 2018, il totale degli iscritti alla previdenza complementare è pari a circa 7,9 milioni, in crescita del 4,9% rispetto all’anno precedente, per un tasso di copertura del 30,2% sul totale delle forze di lavoro. Le posizioni in essere sono di 8,7 milioni.
Di questi, gli iscritti ai Pip (piani individuali pensionistici) ‘nuovi’ si attestano a 3,1 milioni (+5,4% rispetto al 2017), 3 milioni quelli ai fondi negoziali (+6,8%, con una crescita determinata principalmente dalle nuove adesioni contrattuali), oltre 1,4 milioni quelli ai fondi aperti (+6,4%) e poco più di 600.000 quelli ai fondi preesistenti. Sempre alla fine dello scorso anno, i fondi pensione in Italia sono 398: 33 fondi negoziali, 43 fondi aperti, 70 piani individuali pensionistici (Pip), 251 fondi preesistenti e Fondinps.
Gli uomini, emerge dai dati Covip, sono il 61,9% degli iscritti alla previdenza complementare (il 73,1% nei fondi negoziali), nel solco di quel gender gap che si è già manifestato negli anni scorsi. Si conferma anche un gap generazionale: la distribuzione per età vede la prevalenza delle classi intermedie e più prossime all’età di pensionamento: il 54,7% degli iscritti ha età compresa tra 35 e 54 anni, il 27,6% ha almeno 55 anni. Quanto all’area geografica, la maggior parte degli iscritti risiede nelle regioni del Nord.
Quanto alle risorse accumulate dalle forme pensionistiche complementari, queste si attestano a 167 miliardi di euro, in aumento del 3% rispetto all’anno precedente: un ammontare, si legge nella relazione Covip, pari al 9,5% del Pil e al 4% delle attività finanziarie delle famiglie italiane. I contributi incassati nel 2018 sono stati pari a 16,3 miliardi di euro: tra questi 5,1 miliardi ai fondi negoziali (+5,7%), 2 miliardi ai fondi aperti (+6,9%), 4,3 miliardi ai Pip nuovi (+5,1) e 4,6 miliardi ai fondi preesistenti.
I contributi per singolo iscritto ammontano mediamente a 2.630 euro nell’arco dell’anno. Il 25% del totale degli iscritti alla previdenza complementare (circa 2 milioni) non ha effettuato contribuzioni nel 2018. Circa il 60% di essi (1,2 milioni di iscritti) non versa contributi da almeno tre anni.
Venendo alla composizione del portafoglio, nel 2018 i fondi pensione italiani hanno investito in prevalenza in titoli di Stato: la quota è salita lievemente portandosi al 41,7% (era il 41,5% nel 2017). Lo scorso anno è tuttavia scesa la quota di risorse investite nei Btp, che è passata dal 22,7% nel 2017 al 21,4% della fine dello scorso anno. In calo al 16,4% si segnalano i titoli di capitale, (contro il 17,7% del 2017) e anche le quote di Oicvm, in discesa dal 12,6 all’11,9%.
I depositi si attestano al 7,5%. Gli investimenti immobiliari, in forma diretta e indiretta, rappresentano il 2,7% del patrimonio, in diminuzione di 0,3 punti percentuali rispetto al 2017. Nell’insieme, il valore degli investimenti dei fondi pensione nell’economia italiana è di 36,7 miliardi di euro, il 27,7% del patrimonio. I titoli di Stato ne rappresentano la quota maggiore, 28,3 miliardi.
Per quanto riguarda i rendimenti, il 2018 è stato avaro di soddisfazioni per i sottoscrittori. “Il 2018 è stato un anno negativo per i mercati finanziari ed in particolar modo per quelli azionari”, osserva la Covip nella relazione aggiungendo che “ne hanno risentito anche i rendimenti dei fondi pensione, dopo un decennio in cui sono stati in media più che positivi”.
Così i fondi pensione negoziali e i fondi aperti hanno perso in media, rispettivamente, il 2,5 e il 4,5%; per i Pip ‘nuovi’ di ramo III, la flessione è stata del 6,5%. Per le gestioni separate di ramo I, che contabilizzano le attività a costo storico e non a valori di mercato e i cui rendimenti dipendono in larga parte dal flusso cedolare incassato sui titoli detenuti, il risultato è stato positivo, pari all’1,7%. Nello stesso periodo il Tfr si è rivalutato, al netto delle tasse, dell’1,9%.
A tirare le somme dei dati raccolti è stato Padula, secondo cui il settore dei fondi pensione deve compiere passi in avanti per chiudere il gap ancora presente, che si articola sul piano geografico e sociale, ma anche generazionale e di genere.
In particolare sono i giovani a restare ai margini della previdenza complementare, segnala: la partecipazione degli under 35 (20,4% rispetto alle forze di lavoro) è di circa un terzo inferiore a quella della fascia centrale di età (31% per la fascia 35-54 anni), con una contribuzione di due terzi inferiore.
“Rendere il sistema più inclusivo richiede uno scatto innovativo: bisogna raggiungere le persone perché non perdano l’opportunità di partecipare ai fondi pensione”, afferma Padula.
Non solo. Occorre “recuperare il ritardo normativo delle Casse professionali: occorre procedere rapidamente all’adozione del Regolamento sugli investimenti delle Casse, atteso dal 2011. In assenza di tale Regolamento, le Casse professionali continuano a essere gli unici investitori istituzionali privi di una disciplina unitaria in materia”, avverte inoltre il presidente Covip nella sua relazione annuale.
“Occorre – aggiunge Padula – anche un aggiornamento normativo per assicurare procedure di intervento con appropriata gradualità, volte a superare eventuali inefficenze riscontrate e prevenire situazioni gestionali che richiedano provvedimenti straordinari di più ampia portata”.
Pir ed Eltif rappresentano “un grande passo in avanti nel veicolare il risparmio, privato e istituzionale, verso le piccole e medie imprese” afferma Sergio Zocchi, Ceo di October Italia
Il welfare integrativo di secondo pilastro registra un aumento degli iscritti del 6,1% su base annua, ma per migliorare ulteriormente l’inclusione è necessario diffondere la cultura della previdenza complementare. Le evidenze della Relazione Covip per il 2017
Iscriviti per ricevere gratis il magazine FocusRisparmio