2019 all’insegna del Bear market
Novelli (Lemanik): “Sarebbe opportuno che gli investitori si preparino a momenti molto difficili perché la recente discesa dei mercati finanziari non è una correzione”
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“Nel 2019 dovremo concentrare l’attenzione sulla costruzione del portafoglio. In un contesto caratterizzato da rendimenti modesti ed episodi di volatilità, diventa particolarmente rilevante la capacità di contenere al minimo le perdite potenziali”. Larry Hatheway, capo economista di Gam Investments, spiega che per ottenere questo obiettivo è necessario “prestare molta attenzione alle correlazioni e alla volatilità in fase di costruzione e gestione dei portafogli. Crediamo che le strategie non direzionali, come i fondi hedge, i premi per il rischio alternativi e alcune strategie non liquide dovrebbero rivestire un ruolo più importante”.
Inoltre “rileviamo interessanti opportunità negli approcci target return e alternative risk premium nell’ambito dei portafogli multi-asset. Nei mercati azionari, optiamo per la qualità, una minima volatilità e i mercati giapponesi, più che per i titoli ciclici o ‘value’. Nelle strategie a reddito fisso, privilegiamo il credito specializzato short duration, tra cui i titoli MBS garantiti da ipoteca e le obbligazioni insurance-linked”.
Infine, “per quanto concerne il rischio nel nostro scenario di base, ci preoccupano in particolare gli effetti dirompenti che possono avere le controversie commerciali e gli eventi politici, come una ‘hard Brexit’. Effettivamente crediamo che l’incertezza politica e monetaria rappresenti il freno principale che ha già fatto rallentare la crescita globale nel corso dello scorso anno”.
“Tuttavia – argomenta l’esperto – non possiamo omettere di sottolineare la presenza di una possibile fonte di rischio di rialzo, sotto forma di un’imprevista (ma auspicabile) accelerazione della crescita economica. Per quanto sia improbabile nel breve termine, crediamo che la crescita potrebbe recuperare se i dirigenti d’impresa si trovassero di fronte uno scenario più chiaro sullo stato del commercio e dei flussi di capitale globali”.
“I principali beneficiari sarebbero i mercati che dipendono maggiormente dagli scambi commerciali e dai flussi finanziari globali, in particolare azioni e credito dei mercati emergenti ed europei”, conclude Hatheway.
