Borse, la parola d’ordine è cautela
Dazi più elevati potrebbero non solo comportare un aumento dell’inflazione, ma anche dei tassi e un conseguente apprezzamento del dollaro
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“Mentre ci apprestiamo a chiudere il miglior anno di crescita dal 2010 il ciclo dell’economia mondiale ha già avviato un evidente rallentamento, guidato dall’Asia e dall’Europa, che trascinerà anche l’economia americana nel pantano della stagnazione già a partire dai primi mesi del prossimo anno. Da un punto di vista macro il 2019 rischia di essere uno degli anni peggiori per l’economia mondiale dell’ultimo decennio”. Maurizio Novelli, gestore del Lemanik global strategy fund, tinge un quadro a tinte fosche per il prossimo anno.
Gli Stati Uniti “sono riusciti a spostare la traiettoria della crescita dal 2% al 2,8% nel corso del 2018 ma questo è stato ottenuto grazie a una politica fiscale non sostenibile che già nel 2019 si dissolverà. E’ molto probabile che la crescita degli Stati Uniti ricadrà sotto il 2% nel 2019, confermando dunque il picco dei profitti delle società quotate, senza ulteriori spazi di manovra sulla politica fiscale e con un contesto mondiale in rallentamento”.
“Alla luce di queste considerazioni – consiglia l’esperto – sarebbe opportuno che gli investitori si preparino a momenti molto difficili perché la recente discesa dei mercati finanziari non è una correzione ma l’apertura di un bear market. Rimaniamo decisamente positivi sui treasuries a 10 e 30 anni perché la Fed non ha tutto lo spazio che dichiara nell’aumentare i tassi d’interesse e la curva è destinata a invertirsi nell’arco di qualche mese”.
“Siamo negativi sulla divisa americana e rialzisti sulle prospettive dell’oro nel medio e lungo periodo. La debolezza strutturale del dollaro costituirà inoltre un elemento favorevole per le asset class dei mercati emergenti”, conclude Novelli.
