Inflazione e tassi: gli interrogativi che seguono la ripresa
Gli esperti di Franklin Templeton Investment Institute si interrogano sul ritmo di marcia del Pil, sulla crescita del costo della vita e sulla durata del trend
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Continuano le buone notizie per l’economia del Vecchio Continente che comincia a sentire l’effetto dell’allentamento delle restrizioni pandemiche. Dopo il record del Pmi manifatturiero di maggio, in crescita a 63,1 punti, oltre i 62,8 della stima preliminare e delle attese, anche i servizi mettono a segno un risultato da incorniciare. L’indice del settore dell’Eurozona è salito infatti a 55,2 punti dai 50,5 di aprile, mentre quello composito, che tiene conto anche dell’andamento dell’industria, si è attestato a quota 57,1 punti.
Spicca il balzo dell’Italia, che grazie all’effetto delle riaperture rivede quota 50, soglia di demarcazione tra crescita e contrazione dell’attività, e va ben oltre le stime del consensus. A maggio il Pmi che monitora l’andamento del settore dei servizi tricolore è balzato a 53,1 punti, dai 47,3 di aprile, superando le attese di un rialzo a 52 punti. Schizza anche l’indice composito, che ha segnato invece un rialzo a 55,7 punti dai 51,2 di aprile, toccando il livello più alto da febbraio del 2018. A determinare l’espansione del settore è stato principalmente il primo aumento in tre mesi dei nuovi ordini.
Ihs Markit sottolinea che nel nostro Paese lo scorso mese è emersa anche una stabilizzazione dell’occupazione del settore terziario, dopo 14 mesi consecutivi di calo. Alcune delle aziende del campione hanno dichiarato di aver assunto personale aggiuntivo per alleviare le pressioni sulla capacità operativa. La rilevazione segnala, inoltre, una ripresa delle pressioni inflazionistiche con i costi in aumento al tasso più rapido da aprile 2012 e in modo consistente. Il campione dei responsabili acquisti del terziario ha citato l’aumento del prezzo del carburante, delle utenze e dei materiali come ragione principale dell’aumento dei costi. Di conseguenza, e per la prima volta in quasi due anni, le tariffe applicate dalle aziende del settore terziario sono aumentate, trasferendo l’incremento sui prezzi finali. Il tasso di inflazione delle tariffe, complessivamente, moderato, e’ stato il più veloce da gennaio 2008.
Forte ripresa dell’attività anche in Francia, dove l’indice dei servizi calcolato da Ihs Markit il mese scorso è salito a 56,6 da 50,3 di aprile, segnando la crescita maggiore dal luglio 2020. Per Parigi l’aumento della produzione è stato sostenuto dal rafforzamento della domanda domestica, mentre le esportazioni hanno continuato a diminuire. Includendo anche il settore manifatturiero, l’indice composite output transalpino a maggio ha segnato un balzo a 57 da 51,6.
Inarrestabile Madrid, che mette a segno il risultato migliore. Il settore dei servizi spagnolo ha registrato il maggiore tasso di crescita dall’agosto 2015, sempre per l’effetto delle riaperture, attestandosi a 59,4 dal 54,6 di aprile. L’incremento dei nuovi volumi di business è il maggiore dall’inizio del 2018. In aumento anche l’occupazione, che segna il tasso di crescita maggiore da due anni, ma si rafforzano anche le pressioni sui costi, che risultano essere le più intense dall’estate del 2008. L’indice composite output della Spagna a maggio è salito al 59,2 dal 55,2 di aprile, restando per il terzo mese consecutivo oltre la soglia di 50.
In coda, invece, la locomotiva tedesca. Il settore terziario in Germania è comunque tornato a crescere a maggio ed è risalito sopra quota 50, a 52,8 punti dai 49,9 di aprile. Ihs Markit segnala anche una forte pressione sui costi nel terziario che non si registrava dal 2008. In rialzo anche l’indice composito della produzione del settore privato a 56,2 punti dai 55,8 di aprile. A far da traino è stato sempre il comparto manifatturiero anche se non con la stessa intensità dei mesi precedenti dopo il record registrato a marzo.
“Le ultime indagini economiche di maggio hanno lasciato intendere come l’economia globale si stia dirigendosi sempre più verso una ripresa molto solida che si dispiegherà nel corso del secondo e del terzo trimestre dell’anno, sostenuta da fondamentali robusti”, commenta Silvia Dall’Angelo, senior economist per la divisione internazionale di Federated Hermes, secondo cui però la ripartenza si è dimostrata disomogenea tra Paesi e regioni.
Per l’esperta, infatti, le divergenze sono state particolarmente pronunciate tra le economie emergenti e quelle sviluppate, riflettendo le diverse capacità di attingere alle risorse necessarie per contenere la pandemia e sostenere la ripresa, mentre nel frattempo, con un percorso di ripresa tracciato, la divergenza tra il settore dei servizi e quello manifatturiero ha iniziato a ridursi, con il primo che sta ormai raggiungendo il secondo.
“Nel complesso, la crescita globale del Pil è probabile si attesterà verso un +6% quest’anno, anche se i rischi non mancano – afferma la Dall’Angelo -. Nel breve termine, l’evoluzione della questione pandemica è ancora fonte di incertezza, come dimostrano le difficoltà nel contenere la pandemia in India e all’interno di altre economie emergenti. Adottando una prospettiva di medio termine, non è ancora chiaro se gli stimoli fiscali riusciranno a risollevare la crescita della produttività e a permettere un’espansione più green ed inclusiva”.
Dello stesso parere Thomas Hempell, head of macro & market research di Generali Investments, secondo cui mentre l’economia Usa prosegue a fase di ripresa, lo slancio della crescita sta ora virando verso l’Europa. “Dopo la contrazione invernale, l’area euro ha iniziato a beneficiare di un forte rimbalzo – osserva -. L’accelerazione nelle vaccinazioni e il calo nelle infezioni consentiranno un allentamento delle restrizioni pandemiche. I consumatori attingeranno ai loro risparmi in eccesso, mentre l’ampio sostegno fiscale negli Stati Uniti e in Europa, insieme all’aumento degli investimenti, fornirà ulteriore sostegno”.
Secondo l’esperto, i mercati hanno già ampiamente scontato l’ottimismo legato alla crescita, ma con le vaccinazioni che procedono rapidamente in Europa è improbabile che la ‘grande riapertura’ deluda. Hempell sottolinea come alla luce di tutto questo le banche centrali stanno avviando manovre di bilanciamento per preparare i mercati all’allentamento delle misure di emergenza. “Ci aspettiamo che ciò avvenga in modo controllato durante l’estate – avverte -, anche se è da considerare il rischio di incidenti nella comunicazione dettati dalle crescenti preoccupazioni negli Stati Uniti”.
“Manteniamo una moderata propensione al rischio – conclude -, favorendo le azioni ed il credito rispetto ai titoli governativi di più lunga durata. Gli inflation swap rimangono interessanti viste le preoccupazioni per un surriscaldamento dell’economia. Evitiamo l’esposizione al dollaro americano senza hedging”.
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