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Sfatato il mito che i fondi sostenibili sono più costosi di quelli tradizionali. E l’Europa è all’avanguardia nella normativa su trasparenza e lotta al greenwashing
Non è vero che per investire in modo sostenibile bisogna spendere di più. A sfatare il mito è uno studio Morningstar che ha analizzato le dieci principali categorie azionarie e obbligazionarie, rappresentative di un portafoglio diversificato di un investitore europeo, dal 2013 al 2020.
A ottobre, la commissione media, ponderata per il patrimonio, dei fondi sostenibili era dello 0,57% contro lo 0,71% degli strumenti tradizionali. Inoltre, le spese correnti (Kiid ongoing charge) sono scese negli ultimi sette anni, in modo più pronunciato per i comparti Esg (acronimo che indica i fattori ambientali, sociali e di governance), per i quali il calo è stato del 42% (29,6% per i tradizionali).
Declino nei costi dei fondi sostenibili e non dal 2013 al 2020
Differenze tra attivi e passivi
Guardando più nel dettaglio, i costi dei fondi sostenibili attivi sono mediamente inferiori rispetto ai tradizionali; mentre quelli degli Esg index fund sono superiori. Questo è dovuto al fatto che gli Exchange traded fund (Etf) classici in categorie molto popolari come gli azionari Usa hanno commissioni davvero molto basse. Tuttavia, la situazione è in piena evoluzione. “I flussi verso gli strumenti sostenibili stanno crescendo in modo esponenziale”, spiega Jose Garcia-Zarate, direttore associato della ricerca sulle strategie passive di Morningstar. “E ci sono segnali di un aumento della competizione anche tra i fornitori di fondi indicizzati”.
Il primato europeo
Oltre a poter contare su costi competitivi, gli investitori europei (e italiani) che scelgono la sostenibilità hanno un vantaggio in più rispetto al resto del mondo, la normativa per prevenire il greenwashing, ossia l’uso dei temi ambientali, sociali e di governance a fini puramente di marketing per attrarre nuovi clienti. L’Eurozona, infatti, è stata la regione più determinata nell’avviare iniziative di trasparenza per questi prodotti.
Secondo uno studio Morningstar nell’ambito del progetto Global fund investor experience, che ha l’obiettivo di analizzare l’ambiente in chi gli investitori in fondi si trovano ad agire in tutto il mondo, nel 2018 sono stati lanciati a livello mondiale 170 proposte regolamentari sugli investimenti sostenibili, più di quante siano state nei sei anni precedenti messi insieme. Più dell’80% è rivolta agli investitori istituzionali.
Due pietre miliari per la normativa
“L’Unione europea è la regione più avanzata, grazie all’ampio Piano di azione per la finanza sostenibile che ha l’obiettivo di cambiare i comportamenti degli investitori, inclusi i privati, ed indirizzare flussi di capitali verso i prodotti sostenibili con un approccio di lungo termine”, spiegano i ricercatori di Morningstar. “Inoltre, la Shareholder rights directive, implementata in due fasi a giugno 2019 e settembre 2020, richiede ai fondi di pubblicare informazioni sulle pratiche di azionariato attivo (engagement e voto) con le aziende che hanno in portafoglio. La maggior parte dei mercati ha anche codici comportamentali che incoraggiano le società di gestione a rendere trasparenti tali politiche”.
I paesi più virtuosi
Tra i paesi europei più virtuosi c’è la Svezia, dove da gennaio 2018 i fondi domestici devono includere i temi della sostenibilità nel report annuale e nei documenti informativi. Questi dati sono anche pubblicati su un sito gestito dalla locale associazione per gli investimenti Esg (Swesif). In Francia, il governo ha introdotto due etichette (Label ISR e Greenfin) che impongono obblighi di trasparenza molto stringenti. Inoltre, nel luglio 2020, sono entrate in vigore norme stringenti per evitare il greenwashing. In Germania, la Federal Financial Supervisory Authority ha emanato delle raccomandazioni su come trattare e comunicare i rischi ESG e in Belgio i fondi sono obbligati a rendere noto come gestiscono i fattori ambientali, sociali e di governance.
Usa indietro
Di fronte alle iniziative europee, gli Stati Uniti appaiono assai arretrati. La regolamentazione ufficiale sui temi della sostenibilità è scarsa e c’è incertezza sul futuro, anche se la amministrazione del nuovo presidente eletto, Joe Biden, potrebbe portare a un cambiamento considerate le sue dichiarazioni sui temi ambientali. E’ significativa la differenza tra gli Usa e il resto del mondo nel settore previdenziale, dove la normativa è avanzata un po’ ovunque, mentre oltreoceano addirittura scoraggia i piani pensionistici dal prendere in considerazione i fattori Esg nelle loro strategie.
Le migliori pratiche
“La disclosure su Esg e azionariato attivo è un’importante area normativa emergente”, dicono Christina West e Grant Kennaway, che sono tra gli autori del report Morningstar. “I legislatori dovrebbero dare priorità a una maggior standardizzazione delle regole per aiutare gli investitori a comprendere e comparare i prodotti. Le migliori pratiche sono quelle che richiedono un tale livello di trasparenza che permette di verificare le credenziali green e le attività di engagement delle società di gestione e degli strumenti finanziari che offrono ai clienti”.
*Editorial manager di Morningstar
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