E se il nuovo “bazooka” di Draghi non fosse abbastanza?
Dopo la festa, i mercati cominciano a metabolizzare l'idea che la Bce da sola non possa più fare molto
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L’Eurozona continuerà a essere un territorio poco attrattivo per gli investimenti nel 2020, colpa della crescita stagnante dell’economia e della politica monetaria ultra-accomodante della Bce che ha azzerato le opportunità di rendimento per gran parte delle asset class investibili del Vecchio Continente.
A sostenerlo è John Greenwood, capo economista di Invesco, in un incontro per la presentazione dell’outlook 2020 della casa d’investimenti. “In Eurozona l’espansione del ciclo economico procede alquanto timidamente”, ha spiegato l’esperto, aggiungendo di aspettarsi il prossimo anno “una crescita dell’1,5% e un’inflazione di appena l’1,3% (al di sotto dell’obiettivo del 2%, ndr)”.
Il concetto reiterato più volte da Greenwood è che la Bce ha fatto erroneamente ricorso ai tassi d’interesse per impostare la propria azione: “I driver delle politiche monetarie di una Banca centrale non dovrebbero essere ne i tassi d’interessi, ne il debito ne il Qe. Gli interventi di politica monetaria di un’autorità dovrebbero concentrarsi solo sulla crescita dello stock di moneta (in Europa M3, ndr). È questo l’aggregato più importante per quanto riguarda la crescita nominale di consumi e inflazione”, sostiene l’economista britannico.
Per questo motivo – sostiene l’esperto –dopo anni di politiche monetarie non convenzionali i problemi dell’Eurozona sono rimasti sostanzialmente irrisolti. E sempre da questo presupposto è nata l’ultima call to action del presidente uscente Mario Draghi rivolta ai governi dei Paesi membri, affinché aumentino gli sforzi sulle politiche fiscali per tentare il rilancio delle economie. “Un errore anche questo”, accusa Greenwood, secondo il quale “è sempre la politica monetaria che domina quella fiscale e non viceversa. L’importante è agire sul giusto aggregato”.
Dall’altra parte dell’oceano, ad esempio, la Fed non ha avuto e non ha gli stessi problemi di Francoforte: negli Usa la crescita di M2 è grosso modo raddoppiata passando da circa il 4% annuo di aprile 2019 al 9,3% di inizio novembre. La M3 ha registrato un’accelerazione ancora maggiore, salendo dall’11,2%.
“A mio avviso è questa la ragione principale per cui gli indici di Wall Street come lo S&P 500 e il Dow Jones Industrial Average hanno regolarmente toccato nuovi massimi”, argomenta Greenwood.
Se la Bce con il nuovo presidente Christine Lagarde non dovesse aggiustare la rotta dell’istituto, il rischio è che l’economia stagnante e l’ambiente di tassi zero o negativi continueranno a danneggiare il settore del risparmio a lungo termine – ossia depositi, contratti di assicurazioni vita e fondi pensione – in tutto il continente.
Di tutt’altro avviso l’opinione del capo economista Invesco sull’economia degli Stati Uniti d’America. “Nel 2019 i mercati si sono preoccupati in maniera eccessiva in merito al rischio di recessione dell’economia Usa e alle questioni relative alla geopolitica”, ragione Greenwood.
I numeri di fatto hanno smentito chi a inizio anno paventata un rallentamento della prima economia globale e un brusco crollo dei mercati. Il pil americano nel terzo trimestre è cresciuto al ritmo del 2,1% annuo e gli indici di Wall Street hanno aggiornato nuovi record storici.
Nonostante l’incognita delle elezioni presidenziali che ci saranno fra poco meno di un anno nel Paese, il 2020 promette di essere un anno record per gli Usa: da luglio 2020, infatti, si entrerebbe nel dodicesimo anno di espansione economica dal 2009, la più lunga registrata nella storia finanziaria degli States.
“Per il 2020 prevediamo una continua tendenza rialzista dell’attività economica Usa e un altro anno di bassa inflazione. In sintesi, l’economia è ancora nella fase intermedia del ciclo, non in quella finale”, chiosa l’economista di Invesco.
