Dopo la festa, i mercati cominciano a metabolizzare l’idea che la Bce da sola non possa più fare molto
Mario Draghi
La Bce ha fatto ciò che i mercati auspicavano, annunciando l’estensione dei piani di finanziamento alle banche (Tltro) e la ripresa del piano di acquisti di titoli. Ma passato un primo momento di entusiasmo alcuni esperti hanno cominciato a maturare l’idea che ormai la coperta inizi a essere corta e le armi a disposizione dell’Eurotower siano limitate. “La riunione della Banca Centrale Europea (Bce) di giovedì 12 settembre ha mantenuto le promesse. Le misure annunciate assicurano infatti uno stimolo monetario di ampio respiro anche se, al di là della prima impressione, vi si legge un’ammissione di impotenza strutturale”, commenta Olivier De Berranger, chief investment officer di La Financière de l’Echiquier.
Alcune delle misure annunciate, spiega l’esperto, erano semplici e molto attese, in particolare il taglio del tasso di deposito presso la Bce da -0,40% a -0,50% finalizzato a incoraggiare le banche a prestare denaro agli operatori economici e quindi, in ultima analisi, a creare inflazione, dissuadendoli nel contempo dal conservare liquidità in un periodo di tassi negativi. “Niente di nuovo, in verità. Si può anzi presumere che si tratti di una misura essenzialmente simbolica. Se i tassi negativi a -0,40% non sono finora riusciti a far ripartire l’inflazione nell’Eurozona è lecito domandarsi perché un tasso appena diverso dovrebbe cambiare le cose”, chiosa De Barranger. Riflettendo sul fatto che, di contro, questo tasso negativo rappresenta un salasso per le banche.
Per controbilanciare questo provvedimento sfavorevole alle banche, la Bce ha quindi annunciato due novità. “Innanzitutto, una lieve modifica alle condizioni del prestito a lungo termine concesso dalla Bce agli istituti di credito nell’ambito del programma Tltro (Targeted Longer-Term Refinancing Operations). Ma, soprattutto, l’attesissimo sistema di tiering dei tassi applicati ai depositi delle banche presso la Bce che consiste nell’applicare un tasso di remunerazione più favorevole su parte delle riserve che vi sono depositate”, spiega De Barranger. Molte saranno remunerate allo 0% invece di -0,50%: un chiaro sostegno alle banche, data l’entità delle riserve in questione (700 miliardi di euro a tasso zero, secondo le stime de La Financière de l’Echiquier, su 1.800 miliardi complessivi).
Per finire, “la Bce ha rilanciato un programma di acquisto di obbligazioni sul mercato secondario pari a 20 miliardi di euro al mese, il cui importo è certamente di poco inferiore alle attese anche se – ed è questo il dato inedito – non sono previsti né una scadenza né un volume predeterminato”, argomenta De Barranger. Questo programma finirà solo quando il tasso di inflazione previsto dalla Bce sarà saldamente attestato sul 2% nel lungo termine, quindi potenzialmente potrebbe proseguire all’infinito.
Il mercato, che avrebbe potuto accogliere con favore l’ultima mossa di Draghi da banchiere centrale, ha invece reagito con esitazione. Infatti, per De Barranger il beneficio finale di queste misure è tutt’altro che scontato: nonostante i fiumi di liquidità riversati da anni ormai dalla banca centrale, l’inflazione stenta ad aumentare nell’Eurozona, così come il livello di crescita. E ci si chiede quindi perché dovrebbe andare diversamente questa volta.
“Ma la cosa più importante, a nostro avviso, è il ‘testamento’ di M. Draghi, questo suo rinnovato e sempre più impellente invito rivolto ai politici: la Bce non è onnipotente, le politiche fiscali (o di bilancio) devono subentrare all’istituto centrale”, commenta De Barranger. In pratica, Draghi avrebbe ammesso che la Bce sta esaurendo i mezzi perché l’inflazione torni a crescere, nonostante tutti gli sforzi profusi e i rischi di una politica monetaria non convenzionale. “Ora può mantenere bassi i tassi in modo che le aziende e gli Stati si indebitino a basso costo o addirittura si arricchiscano a spese degli obbligazionisti (attraverso i tassi negativi)”, osserva l’esperto.
“In modo assai più esplicito del solito, Draghi ha spiegato il perché delle azioni di politica monetaria e il modo in cui la politica fiscale, guidata dalla politica, dovrebbe ora intervenire”, commenta Luca Tobagi, Cfa, Investment Strategist di Invesco. Sicuramente è normale che la Bce continui a lavorare soprattutto sulle banche, visto che oltre l’80% dell’attività economica dell’Eurozona è intermediata dagli istituti di credito. Ma a chi pensa che la misura di ultima istanza possa essere il famoso helicopter money, cioè metaforicamente denaro gettato per le strade da un elicottero, in modo che la gente possa raccoglierlo e metterselo in tasca, la risposta di Draghi è stata lapidaria. “Nell’ultima frase della sua conferenza stampa, infatti, ha emesso una vera e propria sentenza: teniamo sempre a mente che dare denaro alla gente, in qualsiasi forma, è compito della politica fiscale, non della politica monetaria. Come dire: noi vi abbiamo portato i soldi all’eliporto, adesso siete voi che dovete caricarli sull’elicottero e decidere come distribuirli”, aggiunge Tobagi.
L’esperto sottolinea che le dimensioni dell’intervento promesso della Bce sono rilevanti, e rappresentano quindi “un buon moltiplicatore potenziale, che potrebbe essere ulteriormente amplificato non solo dal classico moltiplicatore fiscale, ma anche da un’auspicabile intelligente composizione degli interventi di politica fiscale”. Draghi è stato chiaro nell’indicare che la Bce non può andare molto oltre ciò che ha già fatto per stimolare la crescita, il testimone passa decisamente nelle mani della politica fiscale e quindi della politica. “Ci auguriamo che questa volta accada davvero. Che si consideri l’insieme di decisioni annunciate il 12 settembre un “bazooka” o meno, la dimensione dell’intervento concede ai politici tempo e margini di manovra ampi”, riflette Tobagi.
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