Il metallo giallo non sta reagendo all’escalation della guerra commerciale, anche dopo che gli Stati Uniti hanno annunciato un nuovo giro di tariffe per un valore di 200 miliardi di dollari
Névine Pollini, senior commodity analyst di Union Bancaire Privée
“L’oro sembra totalmente immune da qualsiasi spinta rialzista; non è riuscito ad avere alcun tipo di attrattiva come bene rifugio nemmeno nelle attuali turbolenze. Non sta nemmeno reagendo all’escalation della guerra commerciale tra Cina e Stati Uniti, anche dopo che gli Stati Uniti hanno annunciato un nuovo giro di tariffe per un valore di 200 miliardi di dollari di merci cinesi e la Cina ha reagito. Né riceve una spinta dai guai dell’Europa”. Névine Pollini, senior commodity analyst di Union Bancaire Privée, commenta l’andamento del prezzo dell’oro.
“Nemmeno in Asia – prosegue l’analista – stiamo assistendo a un forte sostegno dei prezzi da parte degli acquisti fisici. La domanda è rallentata in Cina, il più grande consumatore mondiale di oro, poiché la svalutazione dello yuan cinese sembra aver ridotto drasticamente l’appetito cinese per il metallo giallo. La domanda dell’India, che sta attraversando il periodo dei festival e delle nozze, normalmente un momento di corsa all’oro che avrebbe dovuto contribuire a sostenere il prezzo dell’oro, non si è ancora materializzata”.
“Nel breve termine – conclude Pollini – l’unico barlume di speranza per il prezzo dell’oro arriverà dalle posizioni nette non commerciali della Commodity Futures Trading Commission degli Stati Uniti, che sono ai minimi di 17 anni e potrebbero eventualmente innescare una breve ricopertura e un rimbalzo del metallo giallo. A più lungo termine, l’oro potrebbe iniziare ad avere un sostegno nel caso in cui emergano preoccupazioni in materia di inflazione, in caso di forte aumento dei prezzi del greggio e/o dei salari statunitensi o, all’estremo opposto, se la crescita economica mondiale e soprattutto statunitense dovesse diminuire”.
Il mercato obbligazionario cinese offre un’interessante opportunità per decorrelare il portafoglio obbligazionario. Desmond Soon, gestore e capo degli investimenti Asia (ex-Japan) di Western Asset Management (gruppo Legg Mason) spiega perché.
Per Goldman Sachs alcuni settori patiranno di più i dazi cinesi. Ma per Neuberger Berman le stesse tariffe Usa potrebbero pesare sugli utili a stelle e strisce
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