L’India sta gradualmente allargando l’accesso al proprio mercato obbligazionario. Ora il limite agli investimenti stranieri è passato dal 5% al 6%
Luca Tobagi, Investment Strategist di Invesco
Secondo Luca Tobagi, Investment Strategist di Invesco e Sujoy Das, Head India Fixed Income e gestore di Invesco India Bond Fund di Invesco, l’India “subisce l’impatto sfavorevole di alcuni elementi che non è in grado di governare. Il primo è il prezzo del petrolio: il Paese importa circa l’80-85% del proprio fabbisogno e, in Rupie, il prezzo del greggio aumenta ancora più rapidamente che in dollari. Il secondo è l’aumento dei prezzi di alcuni prodotti elettronici che l’India importa. Ciò rende il Paese potenzialmente vulnerabile a una guerra commerciale. In terzo luogo, la crisi di Venezuela, Argentina e Turchia, che comprende politica, inflazione alle stelle e crollo delle valute locali, sicuramente non sostiene psicologicamente gli investitori a investire denaro sugli emergenti”.
In ogni caso le opportunità non mancano. “Questo perché – evidenziano gli esperti di Invesco – la storia dell’India rimane solida, sia dal punto di vista della crescita economica, sia dal punto di vista della politica”.
Sujoy Das, Head India Fixed Income e gestore di Invesco India Bond Fund di Invesco
In più, aggiungono Tobagi e Das, “dopo una fase di fuga di capitali dagli emergenti che, fra febbraio e luglio di quest’anno ha visto oltre 7 miliardi di dollari uscire dall’obbligazionario indiano, fra luglio e agosto ci sono stati investimenti esteri per circa 700 milioni. Una possibile spiegazione risiederebbe nell’ipotesi che gli investitori che vogliono esporsi sui paesi emergenti scelgano l’India per le sue caratteristiche strutturalmente più attraenti rispetto ad altri Paesi”.
“Inoltre – concludono gli esperti – l’India sta gradualmente allargando l’accesso al proprio mercato obbligazionario. Ora il limite agli investimenti stranieri è passato dal 5% al 6% e tutte le cedole incassate possono essere reinvestite in reddito fisso indiano senza entrare nel calcolo del limite del 6%. Anche questi sono passi avanti tecnici, che avevamo annunciato da tempo, e possono dare un sostegno al mercato”.
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