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Al via le modifiche al regolamento e un nuovo segmento riservato agli investitori professionali. Obiettivo: più soldi alle Pmi. Senza dimenticare la tutela del retail dopo il caso Bio-on
Aim Italia si rinnova e nasce un nuovo segmento riservato agli investitori professionali (Aim Professional) per facilitare l’ingresso di piccole e medie imprese (Pmi), start up e scale up che desiderano aprire il proprio capitale al mercato secondo logiche di gradualità e sostenibilità.
A partire da lunedì vengono introdotte alcune modifiche al regolamento Aim Italia che puntano a snellire e rendere più trasparenti i processi e i presidi di governo societario delle società quotate. Gli interventi puntano ad “attrarre una più ampia platea di investitori, preservando, al tempo stesso, l’equilibrio regolamentare che caratterizza questo mercato”, spiega Borsa Italiana nel comunicato con cui viene lanciata l’iniziativa.
Fra gli obiettivi, anche quello di dare una spinta al mercato alternativo delle Pmi dopo il brillante 2019, l’anno record in termini di numero di Ipo con 31 nuovi listing e una raccolta complessiva di circa 200 milioni. Per ora il 2020, a causa del coronavirus, è iniziato più mestamente: ad oggi siamo solo a tre Ipo (Unidata, Sebino, CY4Gate) per una raccolta complessiva di 30 milioni di euro.
“Siamo fiduciosi che entro la prima metà di agosto si possano chiudere positivamente ancora una o due operazioni. Nel 2020 non riusciremo verosimilmente a raggiungere i risultati del 2019 tuttavia da qualche settimana registriamo un maggiore ottimismo, alcune operazioni sono riprese e questo ci fa ben sperare che i ritmi delle operazioni di raccolta di nuovo capitale possano riprendere prima del previsto. Ovviamente una condizione necessaria è che la situazione sanitaria non peggiori nuovamente”, chiarisce a FocusRisparmio Luca Tavano, head of product development, Mid & Small Caps, Italy Primary Markets di Borsa Italiana.
Sensazioni positive che sono confermate anche dagli emittenti. Emilia Orsini, segretario generale e responsabile delle relazioni istituzionali di AssoAIM – l’associazione che riunisce le società quotate sul mercato azionario Aim Italia – spiega che si stanno finalmente palesando segnali positivi, preludio di una ripresa: “Tante piccole e medie imprese, con caratteristiche di eccellenza e innovazione, operanti soprattutto nei settori tech e digital, pharma, ‘green & sustainable’ – comparti che si sono dimostrati più resilienti di altri – stanno rivalutando la giusta tempistica per accedere al mercato. Non dimentichiamo poi che ancora per tutto il 2020 ci sarà l’opportunità offerta dagli incentivi fiscali”.
Crescono le tutele
Tra le principali novità del nuovo Aim ne emergono tre in particolare: l’introduzione di un segmento riservato agli investitori professionali; l’aggiornamento della disciplina del panel dei probiviri in materia di offerte pubbliche e della revoca; e infine il consolidamento dei presidi in termini di trasparenza e governo societario.
Una serie di provvedimenti, soprattutto questi ultimi dell’elenco, volti a rafforzare le tutele degli investitori e ad evitare il ripetersi di casi limite come quello di Bio-on lo scorso anno. “Certamente, le nuove regole hanno lo scopo di tutelare il mercato rendendo obbligatori alcuni molti dei quali, va ricordato, parecchie società avevano scelto liberamente di adottare; mi riferisco ad esempio alla presenza di un amministratore indipendente all’interno del consiglio di amministrazione”, precisa Tavano di Borsa Italiana.
Il nuovo segmento Aim Professional nasce dunque con l’obiettivo di tutelare gli investitori retail (vietandogli di comprare su questo segmento), consentendo però alle start up di accedere al mercato dei capitali con un regolamento snello. “Il presupposto è che l’investitore Professionale (ai sensi MiFID), sia in grado di valutare più correttamente un investimento con un alto profilo di rischio, quale è quello in Start Up”, sostiene Orsini di AssoAim, che conferma: “la richiesta di nominare e mantenere almeno un amministratore indipendente e la presenza di un investor relation manager, quale punto di riferimento interno e costante per gli investitori, rafforzano la trasparenza e la corporate governance delle società quotate su Aim Italia, rendendo formalmente obbligatorie prassi già consolidate dalla quasi totalità delle società”.
Chi controlla Aim Italia?
Aim Italia dunque vive una fase di crescita e sviluppo importante, con le attuali modifiche al regolamento che riflettono l’evoluzione di un mercato che, solo nella sua dizione tecnica, è un mercato non regolamentato.
La vigilanza sulle società Aim Italia, infatti, spetta a Borsa Italiana che opera in stretta collaborazione con Consob, la quale a sua volta vigila per i profili relativi alle comunicazioni di informazioni privilegiate e agli abusi di mercato. In particolare, Borsa Italiana oltre a monitorare il corretto, ordinato e trasparente svolgimento delle negoziazioni e il rispetto degli obblighi informativi degli emittenti previsti dal Regolamento del mercato, vigila sull’operato del Nomad per quanto riguarda gli obblighi di prestare assistenza e supporto alle società quotate nell’adempimento degli obblighi derivanti dal Regolamento.
Tavano ricorda anche che quando una società Aim diventa diffusa tra il pubblico in modo rilevante (più di 500 investitori), la disciplina normativa è più stringente (ad esempio, le operazioni con parti correlate sono direttamente regolate dalla Consob) ed è più ampio l’ambito di vigilanza Consob (es. proprio sul rispetto della disciplina parti correlate).
L’alleato Pir alternativi
Fin dal suo esordio nella Legge di bilancio 2017 la normativa Pir si è rivelata un potente alleato nel convogliare risorse finanziarie verso il capitale delle Pmi quotate su Aim Italia. Prima dell’arrivo della pandemia, alcune stime indicavano l’apporto di questi strumenti sull’Aim nel 2020 a 230 milioni di euro.
Nel frattempo, nel 2020 è stato approvato l’emendamento contenuto nel dl Rilancio sui Pir alternativi, in cui si passa dal vincolo del 5% dei tradizionali al vincolo del 70% di asset investiti in società italiane che non appartengono agli indici Ftse Mib e Ftse Mid nonché a un aumento del vincolo di concentrazione dal 10% al 20%.
Secondo la segretaria generale di AssoAim i numeri dell’Osservatorio Pir di Assogestioni dimostrano che “l’impatto fatto registrare finora dai Pir sui segmenti di mercato azionario meno capitalizzati è stato più che positivo: i flussi Pir hanno svolto un ruolo centrale nel vivacizzare l’operatività sui mercati, incrementandone i volumi, e hanno contribuito alla crescita nel numero di quotazioni su Aim, consentendo alle Pmi di raccogliere capitale per finanziare crescita, innovazione, ricerca, M&A, internazionalizzazione”.
“I Pir sono stati preziosi alleati per lo sviluppo dell’Aim Italia e ci auguriamo che il loro contributo per il futuro possa essere ancora più determinante. Allo stesso modo, guardiamo con favore alla nascita dei Pir alternativi con l’auspicio che possano, davvero, fare da volano all’incremento del numero di operatori specializzati nell’investimento in Pmi, un fattore chiave per una crescita continua e con tassi importanti nel nostro mercato”, le fa eco Tavano.
L’obiettivo dei Pir alternativi è di accentuare ulteriormente il ruolo del risparmio come incentivo strutturale a sostegno dell’economia reale: sono infatti specializzati in Pmi anche non quotate, si rivolgono a un target di clientela con elevate disponibilità finanziarie, in grado di sostenere un rischio più alto e rispettare i tempi lunghi di un investimento illiquido, a fronte dei medesimi benefici fiscali previsti per i Pir ordinari.
Secondo AssoAim per i Pir alternativi è stato stimato un afflusso annuo pari a 2-3 miliardi di euro, dunque un potenziale di raccolta tra 10 e 15 miliardi in cinque anni, che potrà favorire ulteriormente la liquidità del mercato Aim sia sul primario che sul secondario.