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Nel 2019 il segmento di Borsa Italiana dedicato all’economia reale è diventato il primo hub finanziario europeo raccogliendo 207 milioni in 35 nuove Ipo. E i Pir di terza generazione promettono un ulteriore slancio
Il mercato azionario italiano e Piazza Affari ricorderanno a lungo il 2019. Non solo perché, numeri alla mano, è stato l’anno migliore del decennio dal punto di vista delle performance, ma anche perché è stato il più prolifico dal punto di vista delle nuove quotazioni su Borsa Italiana (in inglese Ipo, Initial public offering).
Con 35 nuove ammissioni, AIM Italia l’anno scorso ha conquistato il titolo di primo mercato europeo non regolamentato in Europa grazie a una quota del 26%, davanti a Svezia (25%) e Francia (8%).

Secondo i numeri contenuti nell’Osservatorio AIM di IR Top Consulting, AIM Italia ha registrato il maggior numero di collocamenti: “nel 2019 è diventato il primo hub finanziario europeo per numero di nuove società quotate tra i mercati non regolamentati, segnando un nuovo record con 35 nuove quotazioni, di cui 31 IPO e 4 ammissioni post business combination”.
Un importante impulso alla crescita di AIM – soprattutto nella fase finale dell’anno – e che con ogni probabilità continuerà a sostenerne il trend, è arrivato dalla normativa sui Pir di terza generazione.
“Dai nuovi Pir è atteso un importante sostegno per la crescita delle Pmi che darà una forte spinta alle IPO e agli investimenti azionari all’interno dell’economia reale in particolare su AIM Italia, mercato che nel 2020 anno potrà ricevere un nuovo slancio in termini di liquidità. Le nuove regole per la composizione del portafoglio dei Pir daranno un forte contributo alla quotazione in Borsa di piccole e medie imprese italiane per il finanziamento dei progetti di sviluppo”, si legge nel report.
I numeri del successo di AIM Italia
Secondo l’Osservatorio AIM di IR Top Consulting, centro di analisi di riferimento per il mercato azionario delle Pmi, negli ultimi anni il mercato AIM ha registrato il maggior numero di collocamenti: nel 2019 ha segnato una raccolta di capitali pari a 207 milioni di euro. Il taglio medio delle operazioni su AIM nel 2019 ha raggiunto 6 milioni di euro di raccolta di capitale, con una dimensione di aziende che hanno un fatturato medio pari a 21 milioni di euro.
Al 31 dicembre 2019, AIM Italia conta 132 società con un giro d’affari nel 2018 pari a 5,2 miliardi di euro, una capitalizzazione di 6,6 miliardi di euro e una raccolta di capitali in Ipo pari a circa 3,9 miliardi di euro, di cui, in media, il 93% proveniente da nuova emissione di titoli.
La raccolta è pari a 4,6 miliardi di euro includendo le operazioni sul secondario. I settori più importanti in termini di numero di società sono: Industria (17%), Tecnologia (17%) e Finanza (16%). In 10 anni sono approdate su AIM Italia 183 società.
Le nuove quotate provengono per il 26% dalla Lombardia, il 19% dall’Emilia Romagna e il 6% dal Veneto. Seguono Toscana, Friuli, Lazio, Piemonte, Campania e Liguria ciascuna rispettivamente con 2 IPO (6%), ed infine Marche, Umbria e Sicilia, rispettivamente con 1 società (3%). In termini di raccolta di capitali, Emilia-Romagna (31%), Lombardia (16%) e Piemonte (9%) si collocano ai primi posti.
Il 65% delle nuove IPO si concentra su 3 settori: tecnologia (10 aziende, 32%), industria (5 aziende, 16%) e finanza (5, 16%), seguono servizi (3 aziende, 10%), media (3 aziende, 10%), healthcare (2 aziende, 6%), moda e lusso (2 aziende, 6%), chimica (1 azienda, 3%). Presentano ricavi medi pari a 21 milioni di euro (al netto SPAC e Business Combination). IR Top sottolinea nel rapporto che le operazioni di IPO “sono state principalmente effettuate con l’obiettivo di rafforzare l’attività di ricerca e sviluppo, consolidare l’espansione sui mercati internazionali e per incrementare la capacità produttiva”.
La liquidità sul mercato AIM
Secondo le analisi dell’Osservatorio AIM si evidenzia una significativa crescita del controvalore medio giornaliero scambiato su AIM Italia: nel 2019 il valore si attesta a 132 mila euro, pari a 5,6 volte il dato del 2016, prima dell’introduzione dei Pir, pari a 24 mila euro. Nel 2017 il controvalore medio giornaliero si è attestato a 120 mila euro, superiore a 5 volte il valore del 2016. Nel 2018 il controvalore medio giornaliero si è attestato a 96 mila euro (4,1 volte rispetto al 2016).
Nel 2019, secondo le analisi dell’Osservatorio AIM, il controvalore totale scambiato su AIM Italia si è attestato a 2,7 miliardi di euro, pari a circa 10 volte il valore pre-PIR del 2016 (295 milioni). Nel 2017 il controvalore totale si è attestato a 2 miliardi di euro (6,7 volte il controvalore totale del 2016 pre-PIR).
La spinta dei Pir e il futuro di AIM Italia
AIM Italia ricopre un ruolo importante all’interno dell’economia nazionale, con interessanti prospettive di crescita legate all’evoluzione dei Piani Individuali di Risparmio (Pir) e all’esistenza di incentivi quali il credito d’imposta sui costi di Ipo introdotto con la Legge di Bilancio 2018, per le imprese che si quoteranno sul mercato fino al 31 dicembre 2020.
La Legge 19 dicembre 2019, n. 1571 ha convertito in legge il DL 26 ottobre 2019, n. 124, modificandolo con l’introduzione del seguente art. 13-bis recante “Modifiche alla disciplina dei Piani Individuali di Risparmio a lungo termine”.
In particolare, i Pir costituiti a decorrere dal 1° gennaio 2020 hanno l’obbligo di investire il 5% del 70% (ovvero il 3,5%) del valore complessivo in strumenti finanziari di imprese diverse da quelle inserite nell’indice Ftse Mib e Ftse Mid della Borsa italiana o in indici equivalenti di altri mercati regolamentati. È previsto altresì che casse previdenziali e fondi di investimento possano detenere più di un Pir nel limite del 10% del patrimonio e non si prevedono obblighi di investimento in quote o azioni di fondi per il venture capital o di fondi di fondi per il venture capital.
L’incentivo all’Ipo nella forma del credito d’imposta sul 50% dei costi di consulenza sostenuti per la quotazione in Borsa delle PMI finirà nel 2020. La misura, che agevola l’accesso delle imprese al mercato dei capitali, vede lo stanziamento di 30 milioni di euro per le ammissioni del 2020. I principali elementi del credito d’imposta sono: importo massimo di 500.000 euro ad azienda, soggetti destinatari Pmi italiane secondo la definizione dell’Unione Europea, che si quotano sui mercati regolamentati e non regolamentati in Italia e in Europa.