Marelli (Azimut): “Così apriamo le porte del private debt ai privati”
1 aprile 2019
di Andrea Dragoni
3 min
Azimut ha provato a cambiare le regole del gioco lanciando sul mercato il primo fondo di private debt con una soglia di accesso di soli 25mila euro. E in pipeline ci sono altri prodotti dedicati ad asset privati, come private equity e venture capital
Fermo Marelli
Circa il 5% annualizzato. È la performance media realizzata dal mercato del private debt tra il 2015 e il 2018. Una nicchia che negli ultimi anni si sta guadagnando il “rispetto” degli investitori. E non solo di quelli istituzionali. Negli ultimi cinque anni il settore è cresciuto a un ritmo del 120% annuo, raggiungendo una dimensione di 4,20 miliardi di dollari. Numeri significativi, soprattutto se si considera la sua giovane età (in Italia è nato solo nel 2013), che mostrano le enormi potenzialità di questo mercato.
Da Anthilia a Mediobanca, da Finint a Muzinich, sono tante le società che negli ultimi anni hanno deciso di specializzarsi nel private debt. La quasi totalità dei fondi, però, è destinata a investitori istituzionali, con soglie minime di accesso nell’ordine dei 500mila euro. Ma a luglio dello scorso anno Azimut ha provato a cambiare le regole, lanciando il primo fondo di private debt per gli investitori privati (Azimut Private Debt), con una soglia minima di accesso di 25mila euro. “È un fondo che investe sul debito privato a livello europeo – spiega il gestore, Fermo Marelli – Ha una durata di 7 anni, più altri 3 di proroga, e investe in titoli di credito, cartolarizzazioni, bond emessi da aziende italiane e altri fondi di private debt”.
Un mercato dunque molto illiquido. Come fa allora a generare alpha?Quando si parla di private debt si indicano diverse asset class che si caratterizzano per il fatto di non essere quotate su mercati regolamentati, tra cui prestiti a medie imprese (prestiti garantiti, debito senior, credito mezzanino, ndr) e asset-backed securities o cartolarizzazioni con diversi sottostanti. Storicamente queste asset class hanno generato rendimenti interessanti, con un rapporto di rischio/rendimento che è più difficile da raggiungere con asset quotati e liquidi. Queste asset class beneficiano infatti di un extra ritorno non perché siano più rischiose ma perché ricevono un premio all’illiquidità e questo extra rendimento sta diventando strutturale con la sempre più rilevante stretta al credito bancario.
Come è allocato il vostro portafoglio in questo momento?
Successivamente al primo closing, il fondo ha avviato gli investimenti e nei prossimi mesi completeremo la costruzione del portafoglio che per circa il 60% sarà investito in classici investimenti di private debt tramite fondi e Abs, cioè prestiti non quotati di medie e piccole aziende e prestiti personali. In particolare, si tratta di investimenti in fondi chiusi di direct lending, in veicoli di operatori specializzati nel segmento del credito delle piccole e medie imprese e dei mutui residenziali e su piattaforme peer-to-peer lending. Il restante del portafoglio è sempre investito nel credito europeo, sia performing sia non-performing, ma con un ottica più opportunistica. In generale il private debt è un’asset class complessa la cui gestione richiede delle competenze specialistiche che noi abbiamo individuato in alcuni partner esterni ai quali abbiamo demandato la gestione di certe asset class specifiche.
A che profilo di investitore si addice un prodotto di questo tipo?
Innanzitutto va precisato che solitamente questo tipo di attività non sono accessibili agli investitori privati tramite fondi comuni, ma sono tradizionalmente riservate a investitori istituzionali e family-office ed è quindi totalmente assente dai portafogli degli investitori italiani privati. Azimut è la prima realtà in Italia ad aver creato un fondo chiuso di private debt non riservato a investitori istituzionali, con una soglia di accesso di soli 25mila euro. Si tratta dunque di un investimento dedicato a tutti coloro che vogliono diversificare il proprio portafoglio.
Che percentuale del portafoglio dedicare al private debt?
La percentuale potrebbe variare dal 10 al 20%, ma è fondamentale ragionare sull’intero patrimonio del cliente, sul suo profilo di rischio, sul livello di conoscenza e sul suo orizzonte temporale. Serve dunque un approccio di portafoglio complessivo e in questo un consulente finanziario potrà assicurare la corretta diversificazione in coerenza con gli obiettivi condivisi con il cliente.
Pensate di lanciare altri prodotti di questo tipo?
Grazie ad Azimut Libera Impresa Sgr, piattaforma del Gruppo Azimut rivolta esclusivamente alle soluzioni di investimento del non quotato, sicuramente seguiranno altri fondi dedicati agli asset privati, come private equity e venture-capital.
Alla ricerca di Alpha è la rubrica di FocusRisparmio.com dedicata a investimenti, mercati e all’attualità economico-finanziaria. Ogni lunedì, con l’aiuto degli esperti del settore, vengono messi sotto la lente i fatti recenti più significativi e gli appuntamenti che avranno effetti sul medio e lungo termine.
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