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Durante la crisi nessun fondo comune domestico ha attivato strumenti straordinari di gestione del rischio di liquidità. “I fondi italiani, rispetto a quelli di altri paesi europei, presentano una minore esposizione in strumenti high yield, prodotti strutturati e debito subordinato”
I rischi di liquidità dei fondi comuni italiani rimangono contenuti. È quanto emerge dalle analisi condotte dalla Banca d’Italia nel perimetro del Rapporto sulla stabilità finanziaria numero due del 2020, da poco pubblicato.
Secondo gli economisti di Via Nazionale i rischi per la stabilità finanziaria derivanti dall’attività dei fondi mobiliari alternativi e di quelli immobiliari “rimangono contenuti”. “Per entrambe le tipologie di fondi – sottolinea lo studio – i potenziali rischi connessi con l’investimento in attività illiquide sono attenuati dalle norme che ne impongono la costituzione in forma chiusa”.
Risparmio gestito e stabilità finanziaria ai tempi del Covid19
Banca d’Italia osserva che “nonostante durante l’estate la ripresa dell’attività in Europa e in Italia è stata più ampia delle attese, i rischi per la stabilità finanziaria provenienti dal quadro macroeconomico sono tornati ad aumentare con il riacutizzarsi della pandemia”.
Ciononostante, in Italia, come negli altri paesi dell’Unione europea, le condizioni sui mercati finanziari sono significativamente migliorate, con il pressoché completo rientro delle tensioni emerse in primavera. “Tale andamento ha beneficiato soprattutto degli effetti del programma di acquisto di titoli pubblici e privati per l’emergenza pandemica (Pandemic Emergency Purchase Programme, Pepp) e del miglioramento delle aspettative che ha fatto seguito all’accordo del Consiglio europeo sul programma Next Generation Eu”, spiega la nota.
Tornando al settore del risparmio gestito, Banca d’Italia nota che la raccolta netta dei fondi comuni aperti italiani è tornata positiva – dopo le tensioni emerse in marzo – in tutti i principali comparti, ad eccezione dei fondi flessibili e hedge.
Liquidità dei fondi sotto controllo
Secondo la Banca centrale nazionale il grado di liquidità (7,1% a settembre) resta su valori elevati nel confronto storico. “La quota di fondi vulnerabili (con un indicatore del rischio di liquidità inferiore all’unità) è aumentata da febbraio, ma rimane ridotta rispetto al patrimonio complessivo del settore (3,8%). È limitata anche l’esposizione al rischio di liquidità derivante dalle variazioni dei margini di garanzia sui contratti derivati. L’indebitamento si mantiene contenuto, nei limiti previsti dalla normativa italiana; le linee di credito disponibili restano ampie”.
Nessuna rilevazione da parte degli esperti di Bankitalia anche sul fronte dei fondi monetari, che a livello globale è stato tra i più colpiti dalla crisi indotta dalla pandemia. I fondi monetari italiani, che rappresentano l’1% del patrimonio complessivo dei fondi, osserva la nota, investono quasi esclusivamente in titoli di Stato a breve termine e, al contrario di quelli europei, non sono significativamente esposti nei confronti del mercato della carta commerciale, la cui volatilità è aumentata durante la crisi innescata dall’emergenza sanitaria. “In Italia inoltre non sono attivi fondi comuni monetari che, per effetto dei criteri di valorizzazione del portafoglio, mantengono stabile in tempi normali il valore delle quote e sono maggiormente esposti al rischio di forti richieste di rimborso da parte dei sottoscrittori in caso di tensioni sui mercati (fondi constant net asset value o low volatility net asset value)”, chiosa il report.
Lo scorso maggio il Comitato europeo per i rischi sistemici (Esrb) ha approvato una raccomandazione sui rischi di liquidità dei fondi comuni di investimento con la quale ha chiesto all’Esma di verificare, in modo coordinato tra le autorità nazionali di vigilanza sui mercati, il livello di preparazione dei gestori a possibili shock avversi. A tal fine le autorità hanno condotto una rilevazione presso un campione di fondi che l’Esrb ritiene più esposto a rischi di liquidità. Per quanto concerne i fondi gestiti da società italiane, la rilevazione ha riguardato otto fondi che investono in obbligazioni societarie. I risultati dell’indagine mostrano che tra i fondi italiani che investono in titoli societari lo shock legato all’emergenza sanitaria ha determinato deflussi nel complesso relativamente contenuti, in media inferiori al 2% del valore della quota (net asset value) su base settimanale nel periodo di maggiore volatilità dei mercati.
“I fondi italiani, rispetto a quelli di altri paesi europei, presentano una minore esposizione in strumenti high yield, prodotti strutturati e debito subordinato. Inoltre, non hanno registrato difficoltà nella valutazione degli attivi, nonostante la forte riduzione della liquidità dei titoli in portafoglio”, analizzano gli esperti.
Il quadro europeo
In Europa, a seguito delle tensioni sui mercati finanziari causate dagli effetti della pandemia, un numero contenuto di fondi europei (0,4% del patrimonio complessivo del settore) ha attivato strumenti di gestione del rischio di liquidità (additional liquidity tools). Le principali misure adottate sono state la sospensione dei rimborsi, l’introduzione delle soglie per la dilazione del rimborso (gates) e gli swing pricing. Per quanto concerne l’Italia, nessun gestore domestico ha attivato questi strumenti.
Il capitolo alternativi
In conclusione, Bankitalia analizza il settore dei fondi alternativi: “Rimangono contenuti i rischi per la stabilità finanziaria derivanti dall’attività dei fondi mobiliari alternativi. Tale comparto – dove sono ricompresi i fondi specializzati nell’acquisto di minibond e quelli che investono nel capitale di rischio delle imprese, erogano direttamente finanziamenti o acquistano crediti originati da altri intermediari – rappresenta il 9% del patrimonio complessivo dei fondi italiani. I potenziali rischi connessi con l’investimento in attività illiquide, caratteristica di questo tipo di fondi, sono attenuati dalle norme che ne impongono la costituzione in forma chiusa”.