Climi di consumo: migliora la fiducia in Europa, in ripresa anche l’Italia
Presentato da GfK l’indice di fiducia dei consumatori europei per il secondo trimestre dell’anno
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La forza ciclica dell’economia spagnola rimane solida, spinta dalla domanda interna, mentre il rischio politico è sotto controllo. Dunque, seppure nel lungo termine qualche segnale di debolezza si potrà osservare, nessuna crisi è alle porte per la penisola iberica che, anzi, rappresenta ancora una buona occasione di investimento. “Continuiamo a prevedere una crescita del 2018 al 2,7% rispetto al 2,1% per l’area dell’euro”, afferma Antonio Garcia Pascual, economista di Barclays, che prevede “nel terzo trimestre 2018 una crescita del Pil in linea con quella del secondo, che ha segnato un +0,6% trimestre su trimestre contro lo 0,3% dell’area euro. Nel 2019 prevediamo una diminuzione della disoccupazione e condizioni finanziarie ultra-accomodanti che continueranno a supportare la crescita al di sopra del potenziale”, dice Pascual. Che si aspetta anche che “le banche si libereranno degli asset problematici, avendo già accelerato il processo di dismissione quest’anno; e avendo così rafforzato la qualità delle attività e migliorato la capacità di prestito. Il problema principale rimane la bassa redditività in un contesto di tassi negativi per tutto il 2019″.
Il rischio politico rimane molto contenuto: “Il nuovo governo a guida socialista controlla meno del 25% del parlamento. Ciò rende improbabile l’approvazione di eventuali riforme strutturali. I sondaggi mostrano inoltre ancora che i tre principali partiti moderati – PSOE, PP e C – otterrebbero oltre il 70% dei voti, mentre il populista Podemos si è stabilizzato attorno al 16%. In caso di elezioni anticipate, dunque, il risultato più probabile sarebbe un governo di coalizione guidato da un partito moderato”, afferma l’economista.
Insomma, la situazione politica spagnola non è, secondo gli osservatori, un elemento che possa creare turbolenza nei mercati, anche se rimangono questioni calde sul tappeto, come quella relativa alla Catalogna.

“È improbabile che il cambio di governo in Spagna, intanto, preoccupi l’UE o gli investitori – sostiene Julien Rolland, rates portfolio manager presso Aviva Investors – Tutti i principali partiti politici spagnoli, compresi i socialisti, sono a favore dell’euro, mentre il neo presidente del governo Pedro Sánchez si è impegnato ad adottare un approccio conservativo nei confronti della politica economica. Anzi, il nuovo governo è impegnato a implementare il budget dell’amministrazione precedente”.
Rolland ritiene che siano probabili nuove elezioni il prossimo anno, dato l’impegno che Sánchez ha preso, quando ha assunto l’incarico, di indire nuove elezioni prima della fine della legislatura a luglio 2020. Ma questa sarà considerata una mossa positiva dai mercati. “Secondo i sondaggi correnti, una coalizione di centro-destra, composta da Ciudadanos e dal PP, entrambi fortemente a favore dell’euro, è il risultato più probabile. Tuttavia, una buona performance dei Socialisti, anche convinti sostenitori dell’euro, sarebbe comunque una buona notizia per gli investitori”, conclude Rolland.
