La Banca d’Inghilterra rialza i tassi di un quarto di punto
2 agosto 2018
di La Redazione
1,30 min
Russell Silberston, Head of Multi-Asset Absolute Return di Investec AM, spiega i motivi e analizza gli effetti che produrrà la decisione.
Russell Silberston, Head of Multi-Asset Absolute Return di Investec AM
La Banca d’Inghilterra ha alzato il tasso d’interesse allo 0,75% da 0,50%. I membri del comitato di politica monetaria ritengono necessarie altre strette monetarie che saranno “graduali e limitate”.
Russell Silberston, Head of Multi-Asset Absolute Return di Investec AM, commenta a caldo la decisione della Banca centrale: “La Banca d’Inghilterra ha alzato i tassi a 0,75% come atteso. Nonostante l’aumento appaia modesto, porterà i tassi ai livelli prevalenti del febbraio 2009, quando nel bel mezzo della crisi finanziaria globale, la Banca di Inghilterra ridusse il tasso dall’1% allo 0,5%. Così, questa mossa è un segno del fatto che ci stiamo lentamente lasciando alle spalle l’eredità di quel periodo”.
“Tuttavia, – spiega l’analista – l’economia del Regno Unito è molto diversa oggi rispetto a quella che prevaleva alla vigilia della grande crisi finanziaria, caratterizzata da una crescita economica poco brillante, un mercato del lavoro solido e una bassa produttività”.
Quindi a che cosa si deve questo restringimento della politica monetaria? Per Russell Silberston “la risposta giace più sul versante dell’offerta che su quello della domanda, sul quale solitamente i mercati e gli analisti si focalizzano. Possiamo guardare all’offerta come a una sorta di ‘limite di velocità’ economico che negli anni recenti ha visto un crollo fino a circa l’1,5% per anno, da un 2%-2,5% annuo”.
Per l’esperto ci sono “diverse spiegazioni per questa discesa, ma il collasso della produttività, legata all’industria manifatturiera e ai servizi finanziari, è uno dei driver principali del crollo. Questo limite di velocità più basso implica che anche con una crescita economica modesta, la capacità di riserva sarà esaurita più rapidamente, aumentando la pressione inflazionistica. Questa carenza di capacità e il rischio di una maggiore inflazione – conclude l’analista – sono a nostro avviso la spiegazione chiave dietro le azioni della Banca”.
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