Pil, crescita zero nel secondo trimestre
Continua la fase di stagnazione. Ma i risultati sono comunque migliori delle attese degli analisti, che si aspettavano un calo dello 0,1%
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Nel terzo trimestre del 2019 il prodotto interno lordo (pil) dell’Italia è cresciuto dello 0,1% rispetto al trimestre precedente e dello 0,3% nei confronti del terzo trimestre del 2018.
Lo conferma la nota Istat diffusa in mattinata. Il dato, espresso in valori concatenati con anno di riferimento 2015, corretto per gli effetti di calendario e destagionalizzato, ha confermato quanto emerso in sede preliminare lo scorso 31 ottobre. La variazione acquisita per il 2019 è pari a +0,2%.
Prodotto interno lordo, variazioni percentuali congiunturali. Fonte Istat
“La stima completa dei conti economici trimestrali conferma che nel terzo trimestre il pil ha segnato un lievissimo incremento congiunturale, con una prosecuzione della fase di quasi ristagno dell’attività economica che dura ormai da poco meno di due anni”, commenta l’ufficio statistico.
Nonostante per l’Italia continuino a susseguirsi poco esaltanti “zero virgola”, ieri S&P Global Ratings ha rivisto in leggero rialzo la crescita italiana per il 2019. L’agenzia di rating stima un +0,2% dal +0,1% di settembre; per il 2020 la crescita è vista al +0,4% mentre nel 2021 dovrebbe raggiungere – secondo le stime degli analisti S&P – un +0,6%.
Andando a dettagliare il dato Istat relativo alla crescita economica italiana del terzo trimestre, emerge che rispetto al trimestre precedente, tra i principali aggregati della domanda interna si registra una variazione positiva dei consumi finali nazionali pari allo 0,3% e una diminuzione dello 0,2% degli investimenti fissi lordi. Le esportazioni sono diminuite dello 0,1% e le importazioni sono aumentate dell’1,3%.
Per Istat “il quadro della domanda è caratterizzato, questo trimestre, da una spinta della componente interna, alimentata dal recupero dei consumi privati e dal riemergere di un contributo positivo delle scorte. Sul versante estero la crescita delle importazioni e la battuta d’arresto delle esportazioni danno luogo a un ampio contributo negativo della domanda estera netta”.
Dal lato dell’offerta di beni e servizi si registrano andamenti congiunturali negativi per il valore aggiunto dell’agricoltura e dell’industria in senso stretto, con diminuzioni, rispettivamente, del 2% e dello 0,2%, mentre il valore aggiunto sia dei servizi sia delle costruzioni è cresciuto dello 0,1%.
Sempre Istat ha reso note anche le statistiche di ottobre relative al mercato del lavoro. Secondo l’ufficio statistico nazionale il tasso di disoccupazione italiano scende al 9,7% dal 9,9% del mese precedente.
Il dato è sotto le attese degli analisti sentiti da Reuters che prevedevano in media un tasso al 9,8%. “Nel confronto trimestrale, l’occupazione risulta stabile mentre nell’arco dell’anno si mantiene in crescita”, sottolinea l’istituto di statistica.
Il tasso di disoccupazione nella fascia di età 15-24 anni, ovvero l’incidenza dei giovani disoccupati sul totale di quelli occupati o in cerca di lavoro, si porta al 27,8% dal 28,6% (rivisto da 28,7%) di settembre.
Il tasso di occupazione nel mese in osservazione cresce di 0,1 punti percentuali al 59,2%. Anche il tasso di inattività sale di 0,1 punti, al 34,3%.
Nel mese in esame il numero degli occupati risulta in crescita di 46.000 unità; gli inattivi tra i 15 e i 64 anni crescono di 25.000 unità.
“Dopo la crescita dell’occupazione registrata nel primo semestre dell’anno e il picco raggiunto a giugno, a partire da luglio l’andamento risulta altalenante, e nel mese di ottobre torna al livello massimo registrato quattro mesi prima”, precisa Istat, aggiungendo che il rialzo di ottobre si deve “in particolare alla crescita dei lavoratori indipendenti”.
