Una rondine non fa primavera, ma un primo segnale dopo 6 mesi di buio rappresenta almeno uno spunto di riflessione, se letto congiuntamente al rallentamento degli afflussi verso Usa
Antonio Cesarano, chief global strategist di Intermonte Sim
L’Europa potrebbe tornare sulla cresta dell’onda per gli investitori sia obbligazionari sia azionari, già a partire da ottobre. “Un segnale è arrivato dall’afflusso di 300 milioni di dollari registrato sui listini del Vecchio Continente nella prima settimana di settembre, il primo dopo ben 25 settimane consecutive di deflussi”, dice Antonio Cesarano, chief global strategist di Intermonte Sim. Un segnale che, secondo l’analista, potrebbe far pensare a un nuovo periodo Toro sui listini del Vecchio Continente. “Una rondine non fa primavera, ma un primo segnale dopo 6 mesi di buio rappresenta almeno uno spunto di riflessione, se letto congiuntamente al rallentamento degli afflussi verso Usa e a qualche primo segnale di calo di alcuni settori che avevano finora ben tenuto negli Usa, come quello dei semiconduttori, particolarmente colpiti dall’eventuale nuovo corposo round di dazi alla Cina”, afferma Cesarano, che vede un rally dei listini già a cavallo tra settembre e ottobre.
Non solo: le tensioni generate dalla politica in Italia potrebbero essere prossime a rientrare. Merito soprattutto delle recenti dichiarazioni del ministro dell’Economia Giovanni Tria, che ha assicurato a più riprese, insieme al premier Conte, che la “manovra sarà nel segno della crescita nella stabilità”. Insomma, non saranno violati i vincoli di Maastricht.
Sull’Italia, a inizio settimana un report di Morgan Stanley ha scatenato la corsa agli acquisti affermando di essere nuovamente positiva sul Paese e di ritenere che oggi i Btp siano i più attraenti tra quelli dei Paesi periferici dell’area euro, anche di quelli spagnoli, visto che le banche iberiche sono più esposte alla volatilità dei mercati emergenti.
Andrea Iannelli, investment director di Fidelity International
“Il Btp a 2 anni è ritornato sotto all’1 per cento. L’Italia inoltre sta recuperando in termini di spread anche verso la periferia, in particolare verso la Spagna”, aggiunge Cesarano. Che poi osserva che questo ottimismo non si sia finora riversato sul mercato azionario, in particolare nel Nord Europa, “dove pesa il temuto effetto contagio delle turbolenze sui mercati emergenti e il nuovo round di dazi minacciati da Trump”. Tuttavia il vento potrebbe presto cambiare. Nel breve termine, però, e cioè almeno fino alla presentazione della Legge di Bilancio, le scelte tattiche di investimento dovranno tenere conto di una possibile pressione sugli stessi listini. “Fitch ha di recente cambiato la sua valutazione sull’Italia da neutrale a negativa – spiega Andrea Iannelli, investment director di Fidelity International – un cambiamento di prospettive, seppur meno significativo di un declassamento, non fa che rimarcare ancora una volta le sfide che l’Italia deve affrontare. Il Governo cammina su una fune stretta, con un importante stock del debito e gli alti costi di finanziamento dovuti al recente aumento dello spread sui Btp, che limita lo spazio di manovra. Una non insignificante possibilità di una Italexit o di una ridenominazione rientra ancora nelle previsioni: il rendimento a 3 anni dei Btp suggerisce che i mercati stimano circa il 20% di probabilità di una ridenominazione, con un taglio del 30%”. Scongiurato definitivamente questo pericolo si potrà davvero tornare a comprare Europa.
Il giudizio del direttore investimenti di ANIMA Filippo Di Naro sulle obbligazioni governative core – titoli di Stato domestici compresi – resta prudente; ma anche lo scenario dei mercati azionari si preannuncia sfidante.
Piazza Affari e i Btp a due e dieci anni sono alle prese con l’ottovolante della politica. La view dei gestori su come reagire alla forte volatilità del momento.
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