Il giudizio del direttore investimenti di ANIMA Filippo Di Naro sulle obbligazioni governative core – titoli di Stato domestici compresi – resta prudente; ma anche lo scenario dei mercati azionari si preannuncia sfidante. “Rispetto agli anni scorsi la strategia buy and hold si dimostrerà meno premiante”.
Filippo Di Naro, direttore investimenti di ANIMA
Per i mercati finanziari italiani lo scenario che si prospetta per i prossimi mesi rimane incerto e volatile. L’FT scrive di investitori in fuga dai Btp ed è emerso di recente che, durante il suo incontro con il premier Giuseppe Conte, dal presidente USA Donald Trump sia arrivata una proposta di sostegno per l’acquisto dei titoli di Stato – forse per sostituire il QE della Bce che si avvia al termine.
Come se non bastasse, negli Stati Uniti siamo già in un contesto di tassi in rialzo, mentre in Europa – al netto di un deterioramento macroeconomico o delle incognite politiche – ci arriveremo nei prossimi mesi, forse già a partire dal 2019. Il venir meno delle politiche accomodanti adottate dalle banche centrali internazionali negli scorsi anni determinerà una maggiore volatilità delle quotazioni di azioni e bond.
Seppure Wall Street stia vivendo il bull market più lungo della storia dopo un periodo di nove anni e mezzo senza una correzione di oltre il 20%, alcuni osservatori cominciano a temere l’arrivo della prossima recessione. Come orientarsi in un simile scenario a luci e ombre? Filippo Di Naro, direttore investimenti di ANIMA, presenta a FocusRisparmio la view dell’sgr sull’attuale congiuntura finanziaria in Italia e nel mondo.
Qual è la sua view sul momento delicato che attraversa l’Italia sui mercati? Quali sono i vostri consigli ai risparmiatori? I fondamentali dell’Italia restano solidi, ma permangono una serie di elementi che inducono a cautela. Il primo, alla vigilia della presentazione della legge di bilancio 2019, è l’incertezza circa la politica economica che il governo intende intraprendere per i prossimi anni. Un’altra fonte di preoccupazioni è la minaccia di una guerra commerciale fra Usa e Cina, con la eventuale ondata protezionista internazionale che potrebbe danneggiare l’economia domestica da sempre votata alle esportazioni. A riprova, da parte degli investitori, il rischio percepito sull’Italia, da indifferente fino alla metà di maggio, a poco a poco sta aumentando in vista dell’autunno “caldo” che vedrà protagonista il nostro bilancio pubblico. Ciò si sta riscontrando in particolare sulla parte a breve della curva del Btp. Pertanto, il giudizio sulle obbligazioni governative core, titoli di Stato domestici compresi, resta prudente.
Quali impatti sui mercati finanziari globali si attende dal Quantitative Tightening? In termini di investimenti e mercati, quali saranno le potenziali “vittime” di quest’inversione di tendenza? Riteniamo che la fine del QE dovrebbe comportare un impatto negativo limitatamente a quelle asset class che più hanno beneficiato di questa politica molto accomodante, cioè obbligazioni governative e societarie. Non va dimenticato che la fine del QE determina l’interruzione del processo di espansione della liquidità.
Sarà complicato ottenere buone performance dall’azionario e soddisfare le attese rendimento dei clienti con una componente equity ridotta anche dalla bassa tolleranza al rischio? Al momento come siete investiti in azionario? Indubbiamente lo scenario dei mercati azionari si preannuncia più impegnativo e per noi gestori anche più sfidante dal momento che, rispetto agli anni scorsi, la strategia buy and hold si dimostrerà meno premiante. In questo particolare momento di mercato il nostro stile di gestione resta pertanto contraddistinto da una certa flessibilità nel modulare l’esposizione direzionale alle diverse asset class e dal focus sull’attività di stock-picking.
In un ambiente di investimento più volatile, per i gestori alla ricerca di nuove idee di investimento è più importante estrarre valore difendendosi dai mercati in ribasso piuttosto che garantire rendimenti superiori alla media? Oppure è possibile centrare entrambi gli obiettivi? Riteniamo che nella gestione dei portafogli, in questa fase di maggiore volatilità, sia prioritario un approccio cauto ma anche tattico, meno statico, volto al contenimento dei rischi e alla limitazione delle perdite. La parola d’ordine, in termini di posizionamento, resta appunto flessibilità, alla luce dei fattori di incertezza all’orizzonte.
Per quanto riguarda la performance positiva, oltre le attese, del mercato azionario americano, va detto che il bull market storicamente non termina per eccessiva durata ma può interrompersi a causa di errori di politica economica, incidenti di percorso o eccessi nel posizionamento degli investitori. Sono questi i fattori che monitoriamo per cogliere eventuali segnali di inversione di tendenza.
Perché abbiamo assistito a una forte crescita dell’offerta di fondi multi asset negli ultimi mesi? Possono essere una risposta al cambio di passo delle banche centrali e alla conseguente reazione dei mercati? In un quadro caratterizzato da mercati altalenanti il successo di fondi e comparti multi asset si spiega in quanto queste soluzioni consentono di spaziare tra più asset class e investire in strategie e metodologie evolute, capaci di bilanciare l’esposizione del portafoglio rispetto ai diversi scenari economici. Ciò che però a nostro avviso può fare la differenza è comunque uno stile di gestione attivo, volto a contenere la volatilità e a creare extra-rendimento.
Alla ricerca di ‘Alpha’” è la rubrica di FocusRisparmio.com dedicata a investimenti, mercati e all’attualità economico-finanziaria. Ogni lunedì, con l’aiuto degli esperti del settore, vengono messi sotto la lente i fatti recenti più significativi e gli appuntamenti che avranno effetti sul medio e lungo termine.
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