Artoni (IMPact Sim): “La confusione normativa ha creato stallo. Più spazio alle Pmi e agli strumenti liquidi”
Fausto Artoni, presidente di IMPact Sim
Sui Pir è stallo dopo l’introduzione dei paletti volti a incrementare gli investimenti nel venture capital e sulle aziende quotate sull’Aim. I piani individuali di risparmio detassati hanno registrato deflussi quest’anno in concomitanza dell’entrata in vigore delle nuove regole. Per fortuna, dopo che il presidente di Assogestioni, Tommaso Corcos, ha auspicato un ritorno alla vecchia normativa, segnali incoraggianti sono arrivati anche dalla nuova maggioranza di governo: il ministro dell’Economia Roberto Gualtieri ha infatti dichiarato in audizione alla Camera che si potrebbe rimettere mano alla normativa introdotta dalla legge di bilancio 2019, che ha introdotto i nuovi Pir.
In attesa di capire se il nuovo esecutivo deciderà di tornare alle vecchie regole, un numero sempre maggiore di addetti ai lavori punta il dito contro gli effetti negativi delle modifiche normative, che hanno interrotto il percorso virtuoso di uno strumento che si era rivelato efficace nel indirizzare risorse verso l’economia reale.
Anche Fausto Artoni, presidente di IMPact Sim, è convinto che si debba rimettere mano alle regole. Possibilmente incrementando la quota di investimento nelle piccole e medie imprese, e dando la precedenza agli investimenti liquidi, mentre quelli illiquidi dovrebbero essere lasciati agli Eltif.
È vero che si è creata una situazione di stallo dopo l’introduzione delle nuove regole sui Pir? E perché?
In effetti, la confusione normativa ha creato stallo. A livello nazionale nel secondo trimestre 2019 la raccolta dei fondi Pir è stata negativa per 348 milioni, a cui seguono i circa 200 dei 2 mesi successivi. Tocca al governo pronunciarsi definitivamente sulle regole che governeranno in futuro i Pir e gli Eltif.
Prima dell’introduzione di queste regole, pensa che si fosse riusciti nell’intento di far avvicinare il pubblico retail agli investimenti nell’economia reale?
Certamente, e i flussi lo dimostrano: in due anni circa 18 miliardi di euro si sono rivolti ai Pir, che per la loro struttura di portafoglio avvicinano l’investitore all’economia reale in un’ottica di medio-lungo termine. Personalmente, penso che i fondi Pir debbano investire in small e medium cap una quota più rilevante del patrimonio rispetto alla normativa attuale.
In una fase in cui è così difficile trovare rendimenti, pensa che sia comunque auspicabile che una parte dei portafogli sia investita in asset illiquidi?
In fase di tassi negativi gli asset illiquidi possono trovare spazio nei portafoglio di investitori consapevoli che comunque dovranno essere aiutati da consulenti finanziari e società di gestione in grado di proporre loro strumenti efficaci e diversificati, seppure illiquidi.
Quali ritiene che possano essere le soluzioni per ridare slancio al mercato?
Credo che occorra un chiaro contesto normativo e di prodotto. I fondi Pir e Eltif hanno caratteristiche diverse che possono convivere: i Pir privilegiando gli asset liquidi e gli Eltif gli illiquidi. Devono comunque assicurare all’investitore di lungo termine un trattamento di favore fiscale sul capital gain.
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