Guerra commerciale, infondato l’ottimismo dei mercati
30 novembre 2018
di la Redazione
1 min
Sono mal riposte le speranze di un esito positivo del G20 di Buenos Aires, visto che la politica di Trump e i programmi interni della sua controparte cinese Xi Jinping, mostrano come i due Paesi restino in rotta di collisione
Govinda Finn, Japan and developed Asia economist di Aberdeen Standard Investments
“È facile capire perché i mercati finanziari siano ottimisti sul fatto che il G20 annuncerà una distensione nella guerra commerciale. Ma si sbagliano”. Govinda Finn, Japan and developed Asia economist di Aberdeen Standard Investments, non è molto ottimista circa l’esito, sul fronte della guerra dei dazi, del G20 in corso a Buenos Aires.
Da che cosa deriva questo pessimismo? “Trump e i programmi interni della sua controparte cinese Xi mostrano come i due Paesi restino in rotta di collisione. Gli Usa hanno due obiettivi generali. Il primo è quello di contribuire a ripristinare i posti di lavoro nell’industria manifatturiera. L’altro è riequilibrare le relazioni con la Cina. Entrambi gli obiettivi sono sostenuti dalla convinzione che le condizioni degli scambi commerciali tra i Paesi siano troppo distorte a favore della Cina”.
Pechino “ha i suoi obiettivi. L’iniziativa ‘One Belt One Road’ è il tentativo di estendere la propria influenza al di là dei confini nazionali. Il nucleo centrale è costituito dal commercio basato sulle condizioni dettate dalla Cina. Nel frattempo Pechino sta portando avanti l’iniziativa ‘Made in China 2025’. La politica industriale è un tentativo di espandere il suo settore ad alta tecnologia e di stabilire una base produttiva avanzata. Gli Stati Uniti la considerano non solo una minaccia per le imprese statunitensi, ma anche un rischio per la sicurezza”.
“Il punto di vista della Cina – continua l’esperto – è che si tratta di un coraggioso tentativo di prendere in prestito dalle politiche industriali di altri Paesi tutti quegli spunti per creare industrie che le consentano di competere in un’economia mondiale in rapida evoluzione”.
Naturalmente, “una guerra commerciale è l’ultima cosa di cui l’economia globale ha bisogno. Le prospettive a medio termine sono già deboli, con una debole crescita della produttività, persistenti squilibri globali, crescenti vulnerabilità finanziarie e disuguaglianze di reddito”.
“È improbabile che Trump cambi rotta a meno che non vi sia una qualche reazione politica interna oppure un’ondata davvero sconvolgente di volatilità dei mercati finanziari”, conclude Finn.
La guerra commerciale offre opportunità per Pechino e i suoi investitori. Con una tale minaccia per la crescita economica, il Paese potrebbe accelerare alcune riforme per sostenere gli sforzi d'innovazione
Parte della crescita del 2018 deriva dallo stimolo fiscale e se Trump non sarà in grado di aggiungerne altri, l'economia potrebbe rallentare già nella prima metà del prossimo anno
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