Secondo Jolivalt (La Française Am), gli scioperi non impatteranno su crescita e occupazione e il Pil del quarto trimestre aumenterà dello 0,3%. Ma il Paese non può resistere a lungo
Jean-François Jolivalt, gestore multi asset di La Française Am
Nessun allarme per ora in Francia. Anche se le proteste e gli scioperi contro la riforma delle pensioni proposta dal governo vanno avanti ormai da oltre 40 giorni, fatto senza precedenti nella storia recente, per ora non sembrano infatti esserci conseguenze su crescita e occupazione. L’analisi è di Jean-François Jolivalt, gestore multi asset di La Française Am, che però mette in guardia da un protrarsi di questa situazione.
Certo, non è la prima volta che il Paese è bloccato da uno sciopero nazionale dei trasporti. Anzi, come sottolinea Jolivalt, è impossibile in questo momento non ricordare le proteste di fine 1995, ugualmente scaturite da una proposta di riforma pensionistica. “Allora – osserva il gestore -, l’ufficio nazionale di statistica francese, l’Insee, stimava che l’impatto dei disordini si traducesse in un calo del Pil di circa lo 0,2% nel quarto trimestre dell’anno. Nel 1995, ad essere particolarmente colpita fu la regione di Parigi, insieme a vari settori come: telecomunicazioni, energia, istruzione e sanità. Gli scioperi del 1995 causarono inoltre un calo della spesa dei consumatori e interruzioni della produzione”.
Insomma, le preoccupazioni sui rischi di rallentamento per l’economia francese sono legittime. Sin qui, a detta di Jolivalt, a soffrire maggiormente è stata Parigi, in particolar modo nel comparto della ristorazione, del turismo e delle vendite al dettaglio, specialmente nell’importantissimo periodo natalizio. “Di certo gli scioperi stanno pesando sulla fiducia dei consumatori. Tuttavia, la popolazione si è adattata alla situazione grazie all’e-commerce, al lavoro da remoto, al carpooling e al carsharing, tutti servizi e alternative ormai largamente disponibili e diffusi”, chiarisce.
Non solo. I dati sull’andamento delle imprese e gli altri indicatori sull’economia francese stanno comunque resistendo, specialmente se comparati alle altre economie europee. “Nonostante il rallentamento globale nel comparto manifatturiero, i dati francesi non indicano particolari problemi nel settore industriale. La Germania, tuttavia, sta soffrendo – sottolinea – . Inoltre, l’ultimo barometro industriale prodotto da Ernst&Young ha nominato la Francia come Paese più attraente in Europa”.
Jolivalt si dice quindi d’accordo con il ministro delle Finanze francese, Bruno Le Maire, il quale ha di recente dichiarato che gli scioperi nei trasporti avranno un impatto scarso sulla crescita e sull’occupazione. “Un’analisi che condividiamo – spiega -. Nel complesso, ci aspettiamo che il Pil francese nel quarto trimestre del 2019 cresca dello 0,3% circa”.E in effetti per ora i dati stanno rispettando le attese: il Pmi dei servizi si è attestato a 52,4 punti a dicembre, mentre l’indice composito a 52, entrambi come da previsioni.
Ma l’attenzione resta forte. “La scorsa settimana è stato trovato un compromesso tra il Governo francese e i sindacati riformisti, un passo positivo che spiana la strada alla fine degli scioperi. Tuttavia, se le parti non dovessero riuscire a trovare un accordo e le proteste dovessero dunque protrarsi, la crescita potrebbe rallentare creando condizioni future meno favorevoli”, conclude.
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