Emergenti a rischio crisi? I gestori: “Dollaro forte dietro i singhiozzi degli EM, ma i fondamentali restano solidi”
1 giugno 2018
di LA REDAZIONE
5 min
Dopo essere stati in cima alla lista della spesa degli investitori globali per tutto il 2017 con performance a doppia cifra, i mercati emergenti stanno tirando il fiato nel 2018 registrando oscillazioni e trend disomogenei all’interno tanto dell’azionario quanto dell’obbligazionario emergente.
L’inflazione favorevole, che negli ultimi quattro anni ha oscillato in un range ristretto del 3%-4%, è stata il fattore principale che ha contribuito a stimolare la propensione al rischio degli investitori per gli emergenti. Consistenti afflussi di capitali hanno rafforzato le valute dei mercati emergenti e consentito alle banche centrali di raggiungere i target di inflazione riducendo al contempo i tassi di interesse. Questo ciclo virtuoso è stato interrotto prima dal forte rialzo del prezzo del petrolio e poi dall’apprezzamento del dollaro.
Ad aprile e inizio maggio sono dunque proseguiti i rallentamenti dei corsi sui mercati finanziari. Nel quarto mese dell’anno l’indice MSCI EM ha sottoperformato nella rilevazione in dollari (-0,4%) segnando invece un leggero rialzo (+1,3%) nella misurazione in euro. I singoli paesi e le singole regioni hanno, tuttavia, avuto un andamento molto eterogeneo. Per esempio, ci sono stati in parte forti cali in Indonesia, Turchia o delle azioni cinesi quotate sul continente, mentre gli indici azionari in Grecia e India hanno fatto registrare forti guadagni.
I movimenti più consistenti e importanti di aprile e inizio maggio sono stati registrati, tuttavia, per le valute e le obbligazioni di molti paesi emergenti (EM), su cui per la prima volta da tempo si sono registrati deflussi. In particolare, il debito in valute locali dei mercati emergenti ha registrato una flessione di quasi il 5% dalla metà di aprile e di quasi l’1% da inizio anno.
Eppure i mercati emergenti rappresentano attualmente il principale driver dell’espansione mondiale: secondo il Fmi il loro pil a parità di potere d’acquisto rappresenta il 60% della produzione globale. L’Ocse prevede che l’espansione proseguirà intorno al 6,3% fino al 2022 e che i principali fattori trainanti saranno i consumi e gli investimenti nelle infrastrutture da parte dei governi regionali.
Che fare allora? Quella che affligge gli emergenti è una febbre passeggera o una malattia più grave? Ecco una panoramica delle prospettive dei mercati emergenti per le prossime settimane e il terzo trimestre 2018.
Argentina, Turchia e Indonesia osservati speciali
Secondo Maarten-Jan Bakkum, senior emerging markets strategist di NN Investment Partners, a causa di squilibri macroeconomici e dei timori circa l’adozione di un percorso politico meno ortodosso, sono tre i paesi su cui è focalizzata l’attenzione.
Maarten-Jan Bakkum, senior emerging markets strategist di NN Investment Partners
La soluzione alla vulnerabilità dell’Argentina sta nella riforma fiscale. Riteniamo positivo che le autorità abbiano optato per un ulteriore inasprimento quando la pressione è aumentata. Un altro segnale positivo è che l’importante riforma del mercato dei capitali sarà approvata prima del previsto. Infine, il governo ha annunciato che sta negoziando con il FMI per ottenere supporto economico. La prospettiva di un pacchetto di aiuti da parte del FMI subordinato a condizioni di politica economica dovrebbe contribuire anche a riottenere fiducia.
In Turchia e Indonesia, le banche centrali continuano a resistere alla crescente pressione dei mercati ad aumentare i tassi d’interesse. In questi paesi le riserve valutarie sono molto più ampie rispetto a quella dell’Argentina, ma spendere miliardi di dollari a settimana per difendere il cambio non è sostenibile in questo contesto. I mercati stanno chiaramente mettendo alla prova i tre paesi più vulnerabili.
Questo è anche un segnale di avvertimento per gli altri mercati emergenti che non stanno facendo abbastanza, come le Filippine, Colombia Brasile e Sud Africa che continuano a rinviare le riforme necessarie. In questo contesto va segnalato che le elezioni politiche in Brasile a ottobre saranno probabilmente l’evento più importante. nei mercati emergenti per questo 2018.
Valute e obbligazioni sempre più sotto pressione
Da tempo che le obbligazioni emergenti mostrano una tendenza più debole sulla scia dei rialzi dei rendimenti USA. Ma secondo gli esperti di Raiffeisen Capital Management ultimamente questa tendenza ha accelerato il passo.
Verso la metà di aprile il dollaro USA ha iniziato un forte recupero e contemporaneamente sono scese significativamente le obbligazioni e le valute dei mercati emergenti. L’indice JPM Government Bonds EM nella prima metà di maggio è sceso al livello di novembre 2016. È stato difficile individuare dei veri fattori responsabili del rafforzamento del dollaro. Sono stati citati perlopiù i rendimenti obbligazionari USA in aumento e il rischio di rottura della soglia del 3%, da molti ritenuta critica, dei rendimenti decennali.
Le opinioni sono molto divergenti sulla futura direzione dei movimenti del dollaro. Argomenti plausibili esistono sia per una continuazione del rialzo sia per una stagnazione o un calo. Per il momento la via più facile sembra però essere quella verso l’alto. In questo caso i titoli degli EM dovrebbero tendenzialmente rimanere sotto pressione.
Bisogna considerare che gli USA sono molto più avanti nel ciclo congiunturale rispetto al resto del mondo e la riforma fiscale rafforza ulteriormente questo effetto. Di conseguenza, sia il differenziale di crescita che quello dei tassi d’interesse potrebbe di nuovo spostarsi maggiormente a favore degli USA, cosa che supporterebbe il dollaro. Sempre che non si crei una spirale tra riacquisti di dollari e ulteriore rafforzamento del dollaro, non si dovrebbe pertanto dare troppa importanza ai movimenti delle ultime settimane.
Idee di investimento per battere la volatilità
Emil Wolter, gestore del fondo Comgest Growth Emerging Markets, entra nel dettaglio dei listini azionari con indicazioni precise sui titoli buy e sell del momento, con un’attenzione ai mercati asiatici.
Emil Wolter, gestore del fondo Comgest Growth Emerging Markets
Abbiamo ridotto significativamente le nostre posizioni sia in Bharti Airtel che in Bharti Infratel in India. Per Airtel, il processo di concorrenza con Jio significa che la crescita, i prezzi e i margini saranno sotto pressione più a lungo di quanto originariamente previsto. Per Infratel, il consolidamento dell’industria sta riducendo il potenziale della società di affitto di spazi nelle sue torri. Inoltre, abbiamo chiuso la nostra posizione in BRF, la società brasiliana che opera nel campo delle proteine.
TSMC rappresenta il singolo posizionamento più importante all’interno della nostra strategia: la società ha pubblicato i risultati Q1 2018 che sono stati in linea con le aspettative. Tuttavia, la prospettiva di fatturato per il secondo trimestre del 2018 e per tutto il 2018 è stata del 10%, soglia di crescita minima indicata lo scorso trimestre. Nell’attuale contesto di mercato più volatile e avverso al rischio, il prezzo delle azioni è diminuito del 9,1%.
Baidu, il principale motore di ricerca cinese, ha ottenuto buoni risultati con la quotazione sul NASDAQ della sua divisione dedicata al video streaming, iQiyi. Inoltre, Baidu ha raccolto più di 1,9 miliardi di dollari per la sua divisione di servizi finanziari da diversi investitori, potenzialmente in vista dello scorporo della sua divisione dedicata al fintech.
China Life ha registrato un utile netto nel primo trimestre 2018 in crescita del 119% rispetto all’anno precedente, dopo aver registrato un utile migliore del previsto. L’assicuratore di polizze nel ramo vita ha mostrato segni di allontanamento dai prodotti a premio unico a basso margine a favore di un’attività di protezione a più alto margine di profitto.
I rendimenti dei titoli decennali USA superano il 3%, preannunciando tempi più duri per gli investitori obbligazionari. Ma secondo gli specialisti del reddito fisso questo non significa che sia giunto il momento di abbandonare le obbligazioni.
Aumenta il numero di analisti che si aspettano un ulteriore recupero della valuta Usa. Fin dove rimbalzerà il dollaro? C’è un’inversione in atto? E quali sono le conseguenze di un eventuale rafforzamento del dollaro? La chiave di lettura di lungo termine dei gestori.
Come ampiamente previsto, il presidente della Fed Jerome Powell – alla seconda riunione del 2018 – lascia i tassi all'1,5-1,75%. Occhi puntati sulla riunione del 13 giugno, ma secondo i fund manager l’inversione di tendenza fa già capolino nei mercati.
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