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Passiamo in rassegna i principali numeri dell’industria del risparmio gestito e le attitudini dei risparmiatori verso il servizio di consulenza, così come emergono dalla relazione annuale dell’Autorità dei mercati per il 2017.
Nel 2017 il patrimonio riferibile ai prodotti del risparmio gestito ha continuato a crescere attestandosi complessivamente a 1.923 miliardi di euro dai 1.845 nel 2016 (+4%). Anche la raccolta netta è risultata in aumento in tutti i comparti, a eccezione, come nel 2016, di quello relativo ai fondi pensione e alle gestioni patrimoniali individuali.
È quanto emerge dalla relazione della Consob per il 2017. Secondo le rilevazioni dell’autorità itaiana dei mercati il numero di fondi esteri commercializzati in Italia è aumentato nel corso dell’anno, passando da 4.943 a 5.055 unità (+2%). In particolare, è diminuito il numero delle società con sede in Lussemburgo (-18 unità), mentre è cresciuto significativamente il numero di società con sede in Irlanda (+19 unità).

Complessivamente, nel 2017 il patrimonio gestito riferibile ai fondi comuni commercializzati in Italia si è portato a 984 miliardi di euro da 886 miliardi nell’anno precedente (+11%).
La composizione percentuale del patrimonio gestito conferma il peso predominante dei fondi obbligazionari e, rispetto al 2011, evidenzia la progressiva contrazione del peso dei fondi monetari e hedge (questi ultimi peraltro marginali in termini di consistenze), a fronte di una sostanziale stabilità dei fondi azionari, e della crescita dei bilanciati e flessibili.

Circa la metà del patrimonio dei fondi aperti di diritto italiano risulta investito in quote di Oicr e titoli di Stato italiani.
Bond italiani in calo nei portafogli dei risparmiatori
I dati al 30 giugno 2017 evidenziano, tuttavia, un calo del peso dei titoli di Stato (pari al 24% circa dal 40% di fine 2011) e una crescita dell’incidenza delle quote di Oicr (25% dal 14% di fine 2011).
Analoga dinamica si osserva anche per le gestioni patrimoniali su base individuale istituite in Italia: al 30 giugno 2017 la quota di investimenti in titoli di Stato italiani è pari al 29% circa del portafoglio (in calo rispetto al 2011 quando rappresentava il 41%), mentre le quote di Oicr raggiungono il 28% (dal 24% circa a fine 2011).
Le quote di Oicr e i titoli di Stato italiani si confermano gli strumenti più diffusi nel portafoglio sia degli Oicr sia delle gestioni patrimoniali di intermediari italiani, con una crescente incidenza delle prime rispetto ai secondi a partire dal 2011. Sullo stesso orizzonte temporale, risulta in crescita la quota di obbligazioni di imprese finanziarie e non finanziarie.

Consulenti, c’è spazio per crescere
Con riferimento agli stili decisionali di investimento, la relazione Consob evidenzia come oltre metà degli investitori scelga insieme a familiari, amici e colleghi (cosiddetta consulenza informale) e meno di un quarto dopo aver consultato un consulente finanziario, a fronte del 22% che agisce in autonomia.

La partecipazione ai mercati finanziari appare più elevata tra coloro che possiedono conoscenze finanziarie maggiori, inclusa una maggiore consapevolezza del rischio associato a specifici prodotti, nutrono interesse per la finanza e hanno fiducia nel sistema finanziario.
Viceversa, la propensione a investire è minore per i soggetti che provano disagio nel prendere decisioni finanziarie. “Conoscenze e consapevolezza dei rischi di prodotto risultano positivamente correlate alla propensione ad avvalersi di un supporto professionale e all’attitudine a decidere in autonomia”, sottolinea il report.
L’ansia connessa alla gestione delle finanze personali sembrerebbe scoraggiare l’investimento «fai-da-te», mentre avrebbe effetto contrario l’interesse per le materie finanziarie, che mostra altresì una correlazione positiva con la tendenza ad affidarsi alla consulenza sia informale sia professionale.
La consulenza indipendente è ancora servizio «di nicchia»
Con specifico riferimento alla fruizione di servizi di consulenza finanziaria, quasi un terzo degli investitori dichiara di beneficiare di raccomandazioni personalizzate ai sensi della MiFID 2), mentre i restanti ricevono consulenza passiva o generica.
Nell’ambito dei vari modelli di servizio, rimane residuale la consulenza cosiddetta indipendente, ossia riferita a un’ampia gamma di prodotti e remunerata esclusivamente dal cliente (7% degli investitori), mentre prevalgono la consulenza ristretta (riferita a un insieme limitato di strumenti finanziari generalmente emessi dallo stesso istituto di credito che eroga consulenza) e quella avanzata (applicata a un insieme più ampio di strumenti finanziari e con una valutazione periodica dell’adeguatezza dell’investimento).

La fiducia nel professionista e l’indicazione del consulente da parte dell’istituto finanziario di riferimento rivestono un ruolo importante anche nella scelta dell’esperto a cui affidarsi, come dichiarano rispettivamente il 35 e il 34% del campione; seguono le competenze del professionista (che rilevano per una percentuale più contenuta del campione, ossia il 19%).
Coerentemente con l’evidenza relativa al ruolo della fiducia, capacità relazionali ed empatiche sono le abilità che più frequentemente gli investitori ricercano nel proprio consulente dopo quelle attinenti al conseguimento di buone performance (rispettivamente 29% e 35% dei casi).
