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Sul 2018 l’attivo è aumentato del 10%, +72% rispetto al 2011. Ma quasi tre quarti è in mano ai cinque enti maggiori. Cambiano gli investimenti: meno mattone e titoli di Stato, più Oicr
Un patrimonio in crescita a quota 96 miliardi di euro e investimenti che cambiano rotta: meno mattone e titoli di Stato, più Oicr. E’ questa la fotografia che emerge dal “Quadro di sintesi dei dati relativi al patrimonio delle Casse professionali e alla loro gestione finanziaria nel 2019” elaborato dalla Covip.
Stando ai dati, tra il 2011 e il 2019, l’attivo totale delle casse di previdenza è salito di 40 miliardi, da 55,7 a 95,983 miliardi, mettendo a segno un +72,3%: rispetto al 2018 quando era a 87,016 miliardi l’aumento è stato del 10,31%. Su base annuale la crescita media è stata invece del 7%, più marcata nei primi quattro anni (7,9% in media dal 2011 al 2014) rispetto al periodo successivo (6,2%).
Come segnala l’Autorità, però, a fronte dei valori riscontrati nell’aggregato, restano profonde divergenze nelle attività e nelle dinamiche di crescita delle singole Casse, con le cinque di dimensioni maggiori che detengono il 73,8 % dell’attivo totale, in crescita rispetto al 68,6% del 2011. Solo all’Enpam, cassa dei medici, fa capo il 26,1% del totale (oltre 25 miliardi), segue la Cassa forense con il 15,9% (15,23 miliardi) e chiude il podio Inarcassa con il 12,9%. Quarta la Cassa dottori commercialisti con il 10,3%, poi Enasarco con l’8,6% e infine l’Inpgi che ha un attivo di 1,49 miliardi per l’Ago e di 750 milioni per la gestione separata.
“A spiegare le diverse dimensioni dell’attivo – sottolinea la Covip – concorrono diversi fattori, quali ad esempio le differenze tra i saldi previdenziali che dipendono dai regimi contributivi e prestazionali, oltre che dalle caratteristiche reddituali e socio-demografiche delle diverse platee di riferimento delle casse di previdenza”.
Nel 2019 il flusso complessivo dei contributi al netto delle prestazioni si è attestato a 3,3 miliardi di euro, rispetto ai 3,5 dell’anno precedente. A fronte di 10,7 miliardi di contributi incassati, sono state erogate prestazioni per 7,4 miliardi. E sempre nelle prime cinque Casse si concentra l’83,8% del saldo tra contributi e prestazioni, pari a 2,8 miliardi di euro. Ma se per i medici il saldo è positivo per 995 milioni, per l’Inpgi Ago c’è uno sbilancio negativo nel 2019 di 188 milioni. Segno più si registra anche per la Cassa forense (668 milioni), per quella dei dottori commercialisti (502 milioni) e per l’Inarcassa (396). Ha invece un saldo negativo insieme all’Istituto di previdenza dei giornalisti la Cassa geometri con una differenza di 47 milioni tra contributi e prestazioni.
Per quanto riguarda la composizione dell’attivo, tra il 2015 e il 2019 emerge la riduzione degli investimenti immobiliari, la diminuzione dei titoli di Stato e l’aumento degli Oicr. A questo proposito, la Covip sottolinea nuovamente la necessità di un regolamento sulla vigilanza sugli investimenti delle risorse finanziarie di queste casse. “Le casse di previdenza – spiega l’Autorità – risultano ancora ad oggi gli unici investitori istituzionali affrancati da una regolamentazione unitaria in materia, regolamentazione che, viceversa, è di livello primario e secondario per i fondi pensione. Per questi ultimi sono state introdotte previsioni che aumentano il grado di dettaglio della disciplina, soprattutto in materia di governance. Ne consegue che il divario regolamentare tra fondi e casse tende ad allargarsi ulteriormente”.
Tornando agli investimenti, quelli immobiliari restano comunque rilevanti a 20 miliardi di euro (erano 19,7 nel 2018), ma subiscono una flessione in percentuale dell’attivo (20,8 contro 22,6%). Tra le diverse componenti, diminuisce l’incidenza delle quote di fondi immobiliari (dal 16,4 al 15,7%) e prosegue la discesa del peso degli immobili detenuti direttamente (dal 5,6 al 4,6%).
Gli investimenti in titoli di debito, pari a 36,5 miliardi di euro (erano 32,6 nel 2018), formano il 38% dell’attivo con un aumento di 0,5 punti percentuali rispetto al 2018. Cala la quota dei titoli di Stato passando dal 18,4% del 2015 al 15,8% del 2019; scende anche la quota degli altri titoli di debito dal 7,9% al 5,6%. Aumentano in modo rilevante le quote di Oicr che, considerate al netto dei fondi immobiliari, salgono dal 21,6% del 2015 al 33,6% del 2019. Diminuisce infine la quota dei titoli di capitale, pari a 16,8 miliardi di euro, dal 10,1% del 2015 all’8,4% dello scorso anno.
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